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domenica 16 novembre 2014

Sun 261: "Matchbox" di Carl Perkins

"Matchbox" nella versione di Carl Perkins è ormai un classico Rock 'n' Roll e Rockabilly, ma in realtà affonda le proprie radici nel Blues.

Proprio per tale motivo, oggi iniziamo questo Post proponendovi la versione di Blind Lemon Jefferson, il Bluesman texano di cui ben poco si sa e la cui scomparsa nel Dicembre del '29 -forse durante una tempesta di neve a Chicago- contribuì a creargli un'aurea di mistero.

Amo particolarmente Blind Lemon perché -verso la fine degli Anni '50- i suoi Blues acustici furono tra i primi che ebbi la fortuna di ascoltare, grazie a un LP che mio padre era solito suonare.

Sebbene, ovviamente, la versione di Carl Perkins sia molto più brillante e incalzante e vi spicchi ancora una volta il piano di Jerry Lee Lewis, che certamente contribuì a mantenere incandescente il clima in sala di registrazione...

Tutto il fascino di questo brano è già nell'esecuzione del vecchio Blind Lemon Jefferson che, tra l'altro, possedeva una tecnica chitarristica non indifferente, per l'epoca in cui viveva.

Negli anni successivi, Matchbox visse di vita propria, entrando nel repertorio di moltissimi gruppi, ognuno dei quali contribuì a mantenere l'enigma e il senso di solitudine di questi versi:

Well I'm sitting here wondering, will a matchbox hold my clothes
Well I'm sitting here wondering, will a matchbox hold my clothes
I ain't got no matches, but I got a long way to go.
I'm an ol' poor boy and a long way from home
I'm an ol' poor boy and a long way from home
Guess I'll never be happy, everything I do is wrong, yeah!

Oltre alle versioni di Blind Lemon e di Carl Perkins, noi ve ne proponiamo una dei Beatles, che erano grandi ammiratori di Carl Perkins, e...

Un'altra dei nostri amici Adels + Howlin' Lou and The Whip Lovers, che con la loro carica testimoniano come questo brano sul palco possa divenire vera dinamite!





domenica 28 settembre 2014

Sun 243: "Boppin' the Blues" di Carl Perkins

Non è facile comprendere profondamente l'impatto che a metà degli Anni '50 ebbero dischi che oggi sono da tutti conosciuti e che...

Se proposti durante un Dj Set, vengono magari considerati "scontati" e poco interessanti, da chi valuta il valore di un pezzo solo in base alla sua rarità.

Ma, secondo noi, anche i pezzi più famosi della Sun Records, che vi stiamo presentando in questa sezione di "Frammenti Rock 'n' Roll", non sono scontati. Anzi...

Sono la nostra Storia!

Ad esempio, quando nel 1956 uscì questo Sun 243, i critici musicali non seppero come catalogarlo, perché...

Si rendevano conto che la categoria "Hillbilly Bop" gli andava stretta.

Infatti, "Boppin' the Blues" e "All Mama's Children" sono certamente Hillbilly e sono certamente Bopper, ma...

Sono anche molto di più!

Sono quel suono nuovo, che in seguito sarebbe stato conosciuto come Rockabilly e che -unito ad altri pezzi che stavano uscendo in quelle settimane- era semplicemente il suono dominante a Memphis.

Oltre al suono, anche il testo di "Boppin' the Blues" è interessante, con quell'immagine della Musica come malattia infettiva, da cui non è possibile liberarsi.

Ma questa Musica -secondo Carl Perkins- è anche terapia, se è vero che viene consigliata persino dal Dottore...

"Well, the doctor told me, Carl you don't need no pills
Yes, the doctor told me, boy you don't need no pills
Just a handful of nickels, the juke box will cure your ills"

Sebbene il disco non vendette come "Blue Suede Shoes" (che vi abbiamo presentato qui), raggiunse comunque la posizione #9 della classifica Country e apparve in più riprese nella classifica Pop e, dunque...

Fu, in ogni caso, un buon successo, che contribuì a consolidare la fama di Carl Perkins.


domenica 7 settembre 2014

Sun 234: "Blue Suede Shoes" di Carl Perkins

Dopo il Post precedente, dedicato all'esordio discografico di Carl Perkins, continuiamo a occuparci di colui che -con qualche ragione- è stato definito il Padre del Rockabilly, presentandovi il suo successo principale.

"Blues Suede Shoes" fu il primo pezzo ad avere tratti Country, Rhythm & Blues e Pop e... a sfondare in tutte e tre le Classifiche.

Nell'autunno del 1955, Johnny Cash suggerì a Carl Perkins di scrivere un brano a partire dalla frase "Don't step on my blue suede shoes", che Cash aveva udito durante il suo servizio militare, mentre era in coda alla mensa.

Dopo qualche  tempo, durante una serata, Carl Perkins vide un ballerino che cercava di tenere lontana la sua ragazza dalle preziose blue suede shoes, ripensò al suggerimento ricevuto da Johnny Cash e alle 3 di notte... si svegliò con l'embrione della canzone in testa.

Afferrò un pezzo di carta -c'è chi dice fosse un fazzolettino, chi un sacchetto delle patate...- e scrisse il testo, destinato a vendere milioni di dischi!

Sam Phillips, che aveva da poco ceduto Elvis alla RCA, era incerto sul futuro dell'Hillbilly Bop, però decise di dare ancora spazio a Carl Perkins, fornendogli anche qualche suggerimento, per rendere il testo più accattivante e adatto a un pubblico non solo rurale.

E così, il 1 Gennaio 1956 iniziò la distribuzione di "Blue Suede Shoes", che ebbe subito un buon riscontro di recensioni, passaggi alla radio e, quindi, di vendite, al punto che...

Ben presto, iniziarono anche le cover.

La prima fu probabilmente la versione Western Swing di Pee Wee King, che a noi piace particolarmente e che, quindi, vi presentiamo con grande piacere.

La più famosa, però, fu ovviamente la versione di Elvis, che vi proponiamo in una famosa versione live.

Purtroppo, il 21 marzo del 1956, mentre "Blue Suede Shoes" veniva venduta a un ritmo di ventimila copie al giorno, Carl Perkins fu vittima di un grave incidente stradale, che in parte compromise la sua carriera futura.

Comunque, le innovazioni di questo brano e in particolare lo Slap Bass, che gli fornisce un forte impulso, erano destinati a dare una svolta particolare alla Musica americana e a gettare le basi per quel genere che da lì a pochi mesi sarebbe stato conosciuto come Rockabilly.




lunedì 1 settembre 2014

Sun 224: "Let the Jukebox Keep on Playing" e "Gone, Gone, Gone" di Carl Perkins

Ai nostri giorni, Carl Perkins è famoso per un pezzo come "Blue Suede Shoes" e per la musica Rockabilly che ha contribuito a creare, però le sue radici sono nell'Hillbilly, come è  ben testimoniato dal suo debutto discografico con Sam Phillips, che oggi vi presentiamo.

Infatti, in questo Sun 224 "Let the Jukebox Keep on Playing"  e "Gone, Gone, Gone" possiamo sentire chiaramente i suoni degli Honky Tonk di campagna, da cui Carl Perkins proveniva.

In particolare, queste radici rurali si possono individuare nel primo pezzo, mentre per intuire gli sviluppi della Musica successiva di Carl Perkins è, forse, più interessante il retro "Gone, Gone, Gone"...

Un simpatico bopper, in cui si ritrovano tratti, che poi diventeranno canonici nel Rockabilly.

Quindi, tutto sommato, questo è un disco stimolante non tanto per ciò che ha da offrire, quanto come testimonianza delle radici da cui è nato il Rockabilly e degli sviluppi che questo genere avrebbe avuto in seguito.

Inoltre, esso ci permette di fare una considerazione, secondo noi particolarmente importante.

Oggi, infatti, il Rockabilly è spesso caratterizzato da velocità, volumi e immagini esasperate, che però risentono più del suo Revival negli Anni '80 -e della contaminazione con il Punk- che non della Musica e dell'ambiente degli Anni '50.

Ascoltare questo primo disco di Carl Perkins può, quindi, aiutarci a comprendere le radici del Rockabilly, con i suoi tratti fortemente rurali e moderati...

In cui giocavano un ruolo preponderante più le square dance, che non certi estremismi musicali e certe icone, a cui il Rockabilly è stato in seguito associato.