domenica 12 ottobre 2014

Sun 247: "Read Headed Woman" e "We Wanna Boogie" di Sonny Burgess

E' impressionante costatare come, nel giro di pochi mesi del 1956, passarono nella sala di registrazione della Sun Records alcuni tra i maggiori esponenti della musica rock 'n' roll e rockabilly.

Oggi vi presentiamo il debutto discografico di Sonny Burgess, un artista bianco di grande energia.

Infatti, durante l'ascolto di "Read Headed Woman" e "We Wanna Boogie" è impossibile restare fermi e si viene coinvolti nella sarabanda che Sonny e i suoi ragazzi riescono a mettere in piedi.

A differenza di altri Musicisti transitati per la Sun Records, Sonny Burgess non ebbe come amore iniziale il Country, bensì il Rhythm & Blues.

E influssi R&B sono facilmente ritrovabili in questo suo esordio, in cui a volte la voce pare prendere il timbro di un sax tenore e conta più per il suo suono, che per le parole pronunciate.

A un certo momento, sembrò che Sonny Burgess fosse sul punto di sfondare nel mercato discografico, ma quando egli si rese conto dei propri limiti -almeno sul piano commerciale- non se la prese più di tanto e iniziò una nuova professione come venditore.

Anche questa è una particolarità del simpatico Sonny, che nei suoi brani cantò una vita wild, ma nella realtà trascorse una tranquilla esistenza, nella sicurezza della propria famiglia.

Con il ritorno dell'interesse per la musica rockabilly, Sonny Burgess ha ricominciato a calcare le scene e -dopo aver avuto diversi e importanti riconoscimenti- è ancora attivo nel panorama contemporaneo.

Una testimonianza positiva delle soddisfazioni che, anche in tarda età. può avere un Musicista che in gioventù non sia caduto nella trappola dell'autodistruzione.

domenica 5 ottobre 2014

Sun 245: "Trouble Bound" e "Rock with me Baby" di Billy Riley

Vi abbiamo già parlato qui di Billy Riley, quando vi abbiamo proposto la sua versione di "Red Hot" del 1957 e vi abbiamo raccontato alcune sue traversie umane e professionali.

Oggi torniamo indietro di qualche mese -al Maggio del '56- e vi presentiamo "Trouble Bound" e "Rock with me Baby".

"Trouble Bound" -inciso presso lo WMPS Studio- impressionò particolarmente Sam Phillips, al punto che a Billy Riley venne chiesto di registrare velocemente la flip side "Rock with me Baby".

Billy Riley divenne in seguito famoso per la sua versatilità e per il sapersi adeguare in sala d'incisione, come turnista,  a differenti generi musicali e...

Questa sua capacità già risulta evidente nel suo destreggiarsi tra due brani dalle caratteristiche differenti, che possiamo trovare in questo suo disco d'esordio.

Infatti, "Trouble Bound" è un Blues per certi versi ipnotico, cui batteria e chitarra acustica forniscono una particolare base ritmica, mentre...

"Rock with me Baby" è un tipico pezzo Rockabilly, che -per ritmo, fraseggio della chitarra e testo- contiene molti aspetti tipici del vocabolario di  questo genere

Anche nel caso di Billy Riley, come di tanti altri Musicisti transitati per la Sun Records, a noi resta la tristezza, nel vedere come una forte vitalità prese strade autodistruttive...

Che impedirono quei risultati positivi, sul piano personale e musicale, a cui questo mezzosangue indiano avrebbe potuto ambire.


domenica 28 settembre 2014

Sun 243: "Boppin' the Blues" di Carl Perkins

Non è facile comprendere profondamente l'impatto che a metà degli Anni '50 ebbero dischi che oggi sono da tutti conosciuti e che...

Se proposti durante un Dj Set, vengono magari considerati "scontati" e poco interessanti, da chi valuta il valore di un pezzo solo in base alla sua rarità.

Ma, secondo noi, anche i pezzi più famosi della Sun Records, che vi stiamo presentando in questa sezione di "Frammenti Rock 'n' Roll", non sono scontati. Anzi...

Sono la nostra Storia!

Ad esempio, quando nel 1956 uscì questo Sun 243, i critici musicali non seppero come catalogarlo, perché...

Si rendevano conto che la categoria "Hillbilly Bop" gli andava stretta.

Infatti, "Boppin' the Blues" e "All Mama's Children" sono certamente Hillbilly e sono certamente Bopper, ma...

Sono anche molto di più!

Sono quel suono nuovo, che in seguito sarebbe stato conosciuto come Rockabilly e che -unito ad altri pezzi che stavano uscendo in quelle settimane- era semplicemente il suono dominante a Memphis.

Oltre al suono, anche il testo di "Boppin' the Blues" è interessante, con quell'immagine della Musica come malattia infettiva, da cui non è possibile liberarsi.

Ma questa Musica -secondo Carl Perkins- è anche terapia, se è vero che viene consigliata persino dal Dottore...

"Well, the doctor told me, Carl you don't need no pills
Yes, the doctor told me, boy you don't need no pills
Just a handful of nickels, the juke box will cure your ills"

Sebbene il disco non vendette come "Blue Suede Shoes" (che vi abbiamo presentato qui), raggiunse comunque la posizione #9 della classifica Country e apparve in più riprese nella classifica Pop e, dunque...

Fu, in ogni caso, un buon successo, che contribuì a consolidare la fama di Carl Perkins.


domenica 21 settembre 2014

Sun 242: "Ooby Dooby" e "Go, Go, Go" di Roy Orbison

Molti conoscono Roy Orbison come cantante di ballate e per il famoso brano, che ispirò la colonna sonora del film "Pretty Woman", ma...

In realtà, Roy iniziò la sua carriera come rocker e chitarrista elettrico.

Anzi -sebbene in seguito non si sia mostrato affettivamente e stilisticamente legato al suo passato- questo debutto con la Sun Records divenne una pietra miliare del Rock 'n' Roll e un punto di riferimento fondamentale per cantanti e chitarristi rockabilly.

Certamente dotato sul piano musicale, questo cantante texano a 8 anni aveva già il suo programma radiofonico e a 10 era in grado di guadagnarsi qualche soldino, con le prime gig durante Medicine Show locali.

Tra tante vite sregolate che hanno costellato la storia del Rock 'n' Roll, il nostro Roy Orbison rappresentò certo un'eccezione, anzi...

Nell'eventualità che le cose non si mettessero  per il verso giusto in campo artistico, seguì con un discreto successo anche un percorso scolastico.

Comunque, "Ooby Dooby" andò bene e raggiunse velocemente le 200.000 copie vendute, arrivando alla 59a posizione nella classifica di Billboard.

Il che permise a Roy Orbison la prima Cadillac d'ordinanza!

Purtroppo per lui, però, i dischi successivi incisi per la Sun Records non andarono altrettanto bene e -deluso dal modo in cui Sam Phillips stava gestendo la sua carriera e sentendosi intrappolato negli stilemi rock 'n' roll- Roy Orbison prese altre direzioni.

Non prima, però, di aver registrato qualche altro pezzo per noi interessante, che vi presenteremo in un prossimo post.

Per ora, ci limitiamo al suo disco di esordio e -per rispolverare la memoria- alla sua versione originale di "Pretty Woman".



domenica 14 settembre 2014

Sun 239: "Rock 'n' Roll Ruby" e "I'd rather Be Safe Than Sorry" di Warren Smith

Il disco di Warren Smith che vi presentiamo oggi -il numero 239 della Sun Records- ci è particolarmente caro.

In esso, Sam Phillips segue la pratica ormai consolidata di abbinare un brano Rock 'n' Roll brillante a un pezzo hillbilly, dalle caratteristiche più nostalgiche.

Infatti, nel Febbraio del 1956, il fondatore della Sun Records non era ancora certo che il Rock 'n' Roll non fosse solo una moda passeggera e così decise di non rischiare troppo, ma di puntare con la flip side su un mercato più consolidato e sicuro.

"Rock 'n' Roll Ruby", comunque, vendette subito bene, anzi, addirittura meglio dei dischi con cui avevano debuttato Elvis Presley, Johnny Cash o Carl Perkins.

Così -pur non arrivando alle classifiche nazionali- Warren Smith poté ben presto incassare un assegno di 1.600 dollari, che per l'epoca rappresentava certamente una bella sommetta.

Come a volte succede in questi casi, vi furono contrasti e polemiche con The Snearly Ranch Boys, la band che aveva sostenuto e accompagnato Warren Smith nel suo debutto discografico e che non accettò volentieri di essere estromessa, quando "Rock 'n' Roll Ruby" iniziò ad avere successo...

Negli Anni '60, Warren si trovò coinvolto nella solita e monotona dipendenza da pillole, alcol e droga, che certo non contribuì a rilanciare la sua carriera.

Addirittura, dopo una rapina in una farmacia, dovette scontare una pena di 18 mesi nella prigione di stato dell'Alabama, un luogo probabilmente non tra i più ospitali...

In seguito, riuscì ad avere un rilancio con il Revival Rockabilly della fine Anni '70, che lo portò a effettuare alcune tournée in Europa.

Però, questo suo periodo fortunato durò poco, perché nel 1980 -a soli 47 anni- morì per un attacco di cuore, forse causato anche da una vita sregolata.

Comunque, ci occuperemo ancora di Warren Smith, quando vi presenteremo "Ubangi Stomp", un altro pezzo che amiamo molto.

Ma, per ora, eccovi "Rock 'n' Roll Ruby" e "I'd Rather Be Safe Than Sorry"!


domenica 7 settembre 2014

Sun 234: "Blue Suede Shoes" di Carl Perkins

Dopo il Post precedente, dedicato all'esordio discografico di Carl Perkins, continuiamo a occuparci di colui che -con qualche ragione- è stato definito il Padre del Rockabilly, presentandovi il suo successo principale.

"Blues Suede Shoes" fu il primo pezzo ad avere tratti Country, Rhythm & Blues e Pop e... a sfondare in tutte e tre le Classifiche.

Nell'autunno del 1955, Johnny Cash suggerì a Carl Perkins di scrivere un brano a partire dalla frase "Don't step on my blue suede shoes", che Cash aveva udito durante il suo servizio militare, mentre era in coda alla mensa.

Dopo qualche  tempo, durante una serata, Carl Perkins vide un ballerino che cercava di tenere lontana la sua ragazza dalle preziose blue suede shoes, ripensò al suggerimento ricevuto da Johnny Cash e alle 3 di notte... si svegliò con l'embrione della canzone in testa.

Afferrò un pezzo di carta -c'è chi dice fosse un fazzolettino, chi un sacchetto delle patate...- e scrisse il testo, destinato a vendere milioni di dischi!

Sam Phillips, che aveva da poco ceduto Elvis alla RCA, era incerto sul futuro dell'Hillbilly Bop, però decise di dare ancora spazio a Carl Perkins, fornendogli anche qualche suggerimento, per rendere il testo più accattivante e adatto a un pubblico non solo rurale.

E così, il 1 Gennaio 1956 iniziò la distribuzione di "Blue Suede Shoes", che ebbe subito un buon riscontro di recensioni, passaggi alla radio e, quindi, di vendite, al punto che...

Ben presto, iniziarono anche le cover.

La prima fu probabilmente la versione Western Swing di Pee Wee King, che a noi piace particolarmente e che, quindi, vi presentiamo con grande piacere.

La più famosa, però, fu ovviamente la versione di Elvis, che vi proponiamo in una famosa versione live.

Purtroppo, il 21 marzo del 1956, mentre "Blue Suede Shoes" veniva venduta a un ritmo di ventimila copie al giorno, Carl Perkins fu vittima di un grave incidente stradale, che in parte compromise la sua carriera futura.

Comunque, le innovazioni di questo brano e in particolare lo Slap Bass, che gli fornisce un forte impulso, erano destinati a dare una svolta particolare alla Musica americana e a gettare le basi per quel genere che da lì a pochi mesi sarebbe stato conosciuto come Rockabilly.




lunedì 1 settembre 2014

Sun 224: "Let the Jukebox Keep on Playing" e "Gone, Gone, Gone" di Carl Perkins

Ai nostri giorni, Carl Perkins è famoso per un pezzo come "Blue Suede Shoes" e per la musica Rockabilly che ha contribuito a creare, però le sue radici sono nell'Hillbilly, come è  ben testimoniato dal suo debutto discografico con Sam Phillips, che oggi vi presentiamo.

Infatti, in questo Sun 224 "Let the Jukebox Keep on Playing"  e "Gone, Gone, Gone" possiamo sentire chiaramente i suoni degli Honky Tonk di campagna, da cui Carl Perkins proveniva.

In particolare, queste radici rurali si possono individuare nel primo pezzo, mentre per intuire gli sviluppi della Musica successiva di Carl Perkins è, forse, più interessante il retro "Gone, Gone, Gone"...

Un simpatico bopper, in cui si ritrovano tratti, che poi diventeranno canonici nel Rockabilly.

Quindi, tutto sommato, questo è un disco stimolante non tanto per ciò che ha da offrire, quanto come testimonianza delle radici da cui è nato il Rockabilly e degli sviluppi che questo genere avrebbe avuto in seguito.

Inoltre, esso ci permette di fare una considerazione, secondo noi particolarmente importante.

Oggi, infatti, il Rockabilly è spesso caratterizzato da velocità, volumi e immagini esasperate, che però risentono più del suo Revival negli Anni '80 -e della contaminazione con il Punk- che non della Musica e dell'ambiente degli Anni '50.

Ascoltare questo primo disco di Carl Perkins può, quindi, aiutarci a comprendere le radici del Rockabilly, con i suoi tratti fortemente rurali e moderati...

In cui giocavano un ruolo preponderante più le square dance, che non certi estremismi musicali e certe icone, a cui il Rockabilly è stato in seguito associato.


lunedì 21 luglio 2014

Sun 219 e Sun 277: "Red Hot" di Billy Emerson e Billy Riley

Quando si nomina la Sun Records, solitamente si pensa subito al magico quartetto da un milione di dollari: Elvis Presley, Johnny Cash, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis.

Ma al 706 di Union Avenue passarono molti altri artisti che, sebbene in misura minore, contribuirono a creare il Rock 'n' Roll e il Rockabilly, incidendo brani destinati a divenire capisaldi della nostra Musica.

Uno di questi pezzi fu "Red Hot".

Inizialmente una canzoncina delle cheerleaders, cantata per incitare i propri giocatori e schernire gli avversari durante le partite adolescenziali, venne trasformata da Billy The Kid Emerson in un bel brano tirato, che ancora oggi risulta incisivo e piacevole.

Ma fu qualche anno dopo, nella versione di Billy Riley, che "Red Hot" divenne un classico Rockabilly.

A noi Billy Riley piace particolarmente e quando sono alla Consolle, se vi è l'occasione, non rinuncio a proporre un suo pezzo, certo che i Ballerini apprezzeranno.

Purtroppo, però,  "Red Hot" -inciso nel 1957- vendette veramente poco e Billy Riley la prese proprio male.

Così, fece ciò che un Musicista non dovrebbe fare...

Comprò qualche litro di vino, si sbronzò e andò alla Sun Records, ove distrusse un contrabbasso e versò il poco vino rimasto su scrivanie e macchine da scrivere...

Sam Phillips abbordò Billy Riley con calma, gli parlò a lungo delle sue potenzialità e quando alla fine l'irascibile cantante se ne andò... era convinto di avere un radioso avvenire innanzi a sé.

Inutile dire che queste sue aspettative vennero disilluse e ciò incrementò maggiormente la sua amarezza.

Riley venne relegato nel ruolo di turnista, il che gli permise di contribuire a moltissime incisioni, ma sempre come comprimario.

Così, il suo destino fu simile a quello di tanti altri musicisti: la sua musica venne apprezzata solo quando, ormai, non poteva più dargli quel successo concreto che si sarebbe meritato.



lunedì 14 luglio 2014

Sun 221: "Cry! Cry! Cry!" e "Hey Porter" di Johnny Cash

Il nome di Johnny Cash, più che al Rock 'n' Roll, viene solitamente associato al Country.

Però, in quel crogiolo di suoni che fu la Sun Records negli Anni '50, anche la strumentazione e gli arrangiamenti minimalisti di Johnny Cash influenzarono lo sviluppo della nostra Musica.

La leggenda narra che Johnny Cash cercò per mesi di farsi ricevere da Sam Phillips, sino a che, un giorno, lo aspettò sulla soglia dello studio, riuscì a farsi ascoltare e così... iniziò un'altra grande storia umana e musicale.

Il disco che vi presentiamo oggi venne pubblicato nel Giugno del 1955, ebbe un discreto successo locale e a Novembre riuscì a entrare per una settimana a livello nazionale nella classifica Country.

In "Cry! Cry! Cry!" e "Hey Porter" vi sono già tutte le caratteristiche principali del Sound iniziale di Johnny Cash e del Tennesse Two che l'accompagnava...

In particolare quel boom-chicka-boom che, come ricordò in seguito il bassista Marshall Grant, non nasceva da uno studio particolare, ma era semplicemente tutto ciò che i tre ragazzi -la cui buona volontà era sicuramente superiore alle capacità tecniche- riuscivano a mettere insieme.

Anche la chitarra di Luther Perkins, con i suoi passaggi che ricordano più gli sforzi adolescenziali di un esordiente che non i virtuosismi di un musicista, presenta quelle caratteristiche, che saranno poi copiate da generazioni di fans di Johnny Cash.

E così, questo Sun 221 resta una precisa testimonianza non di una buona preparazione artistica, ma di ciò che Sam Phillips ricercava più di ogni altra cosa: l'originalità.

E di come l'originalità -nell'America negli Anni '50, che si andava trasformando radicalmente- potesse essere il miglior viatico verso il successo.


lunedì 7 luglio 2014

1950:"Jumping Jack" dei Three Riffs e "I Don't Have to Ride No More" dei Ravens

Nel 1950 l'importanza dei Gruppi Vocali nelle classifiche Rhythm & Blues si andava delineando sempre più.

"Jumping Jack" dei Three Riffs ha una bella e corposa base Boogie al piano, che la rende subito accattivante e ballabile.

E anche il sax e un saltuario battito di mani contribuiscono al fascino di questo brano.

Il Gruppo, il cui nucleo era vecchio di una quindicina d'anni, dopo varie traversie e cambi di nome riuscì finalmente ad approdare a un discreto successo.

The Ravens, invece, erano portati soprattutto per le ballate d'amore, ma fu con pezzi più sostenuti che scalarono le classifiche,

Come accadde per questo "I Don't Have to Ride No More", che raggiunse la posizione #9, un risultato ragguardevole, se si considera l'agguerrita concorrenza.

Purtroppo, dopo il passaggio dalla National alla più potente Columbia, le cose non andarono particolarmente bene per The Ravens e l'anno successivo vi furono dissapori interni al quartetto, che portarono a diversi cambi di formazione.

Dopo qualche altro successo, nel 1954 -con l'avvento del Rock 'n' Roll- iniziò, come per tanti altri Musicisti di colore, anche il definitivo declino dei Ravens.




lunedì 30 giugno 2014

Sun 217: "I'm Left, You're Right, She's Gone" e "Baby Let's Play House" di Elvis Presley

Il terzo Singolo di Elvis per la Sun Records -Sun 215: "Milkcow Blues Boogie" e "You're a Heartbraker"- non andò particolarmente bene e Sam Phillips corse prontamente ai ripari.

Il risultato fu questo Sun 217 che vi presentiamo oggi e che sancì l'importanza di Elvis non solo a livello regionale.

Infatti, il disco -registrato il 25 Aprile 1955- riuscì a entrare nelle classifiche nazionali e a lanciare Elvis verso quella carriera che ben conosciamo.

Inoltre, "Baby Let's Play House" contribuì forse più di qualsiasi altro brano a creare quel manierismo a singhiozzo, che verrà così frequentemente usato -e spesso abusato- nel Rockabilly.

Il brano era stato inciso l'anno precedente da Arthur Gunter e aveva avuto una buona esposizione nelle stazioni radio del sud, ma...

Anche in questo caso, ci ripetiamo e non possiamo non sottolineare come Elvis abbia passato questo pezzo originario nel tritatutto della sua energia e ne abbia tratto un capolavoro inedito.

A questo punto, era da poco entrato nella vita di Elvis quel Colonnello Parker, che avrebbe giocato un grande ruolo -negativo, almeno secondo noi- negli sviluppi successivi della carriera del ragazzo di Tupelo.

Fortunatamente, però, la sua influenza contrattuale e psicologica all'epoca in cui questo disco venne inciso era ancora molto limitata e, quindi, ora possiamo gustarci Elvis in tutta la sua freschezza!

Non prima, però, di avervi presentato anche la versione originaria di "Baby Let's Play House", cantata da Arthur Gunter.





lunedì 23 giugno 2014

1952: "Lovin' Machine" di Wynonie Harris e "I Can't Lose with the Stuff I Use" di Lester Williams

Dopo due Blues del 1952 come "Juke" e "Dust my Broom", torniamo a occuparci di Rhythm & Blues propriamente detto, con due pezzi di sicuro impatto sulla pista da ballo.

Il primo è "Lovin' Machine" di Wynonie Harris che, inciso nel Luglio del 1951, entrò in classifica l'anno successivo. 

In esso, il buon vecchio Wynonie non esita come al solito a esaltare le proprie doti amatorie, questa volta anche con l'ausilio di un particolare distributore automatico....

Yes it's real gone
Hand you my lovin', you know what I mean
Feels so bad I built a lovin' machine
Up to my house, I'll show you what I mean
Well I just got wise and built me a lovin' machine
Well you put a nickel in the slot
You hear sounds buzzin'
Kisses wild and hot
Five cents a dozen
Up to my house, I’ve got something you've never seen
Well I got hip to the tip and built me a lovin’ machine
Well you pull the lever on the right
Two arms jump out
Wrap all around you
Make you scream and shout
Up to my house, I've got something you’ve never seen
I just built me a brand new lovin' machine
Drop a nickel in!
You put a quarter in the slot
Things light up
Out comes your lovin' in a Dixie cup
Up to my house, I've got something you've never seen
I got wise to myself and built me a lovin' machine
Well it will love you all day
If you feel run down
You don't have to worry
Run all over town
When my machine finishes
That ain't all
Out comes a bottle of alcohol
Up to my house, try my lovin' machine
Well after twenty-four hours you'll know just what I mean

Anche il secondo brano, "I Can't Lose with the Stuff I Use" di Lester Williams, ha una certa connotazione sessuale, sebbene meno forte.

Si tratta di un bel pezzo incalzante, in cui il sottostante giro di Boogie non lascia tregua.

Per concludere questi Post dedicati al 1952, possiamo dire che in quell'anno il Rhythm & Blues, come evoluzione di un Blues rinforzato dall'energia del Boogie, stava raggiungendo il proprio apice ed era pronto a influenzare la nascita del Rock 'n' Roll bianco, che...

A sua volta avrebbe influenzato la Musica nera, in un gioco di continui influssi reciproci, di cui con questo Blog cerchiamo di darvi un assaggio.




lunedì 16 giugno 2014

Sun 210: "Good Rockin' Tonight" e "I Don't Care if the Sun Don't Shine" di Elvis Presley

Il successo del primo Singolo di Elvis Presley, che vi abbiamo presentato nel Post precedente, fu talmente forte, che Sam Phillips decise di cavalcare l'onda, pubblicando immediatamente -per la prima volta nella storia passata e futura della Sun Records- un nuovo disco di Elvis.

Questa volta venne scelto "Good Rockin' Tonight", il classico brano Rhythm & Blues, che vi abbiamo presentato qui nella versione di Waynonie Harris.

Anche in questo caso, il trattamento riservato da Elvis a un pezzo già famoso fu decisamente rivoluzionario.

E ancor più rivoluzionario fu il trattamento riservato a "I don't Care if the Sun Don't Shine" di Patti Page, che -come al solito- vi presentiamo per un utile confronto.

Infatti, solo accostando le esecuzioni di Elvis con le versioni dei cantanti precedenti, si può in parte capire l'impatto che questo ragazzotto -allo stesso tempo timido e provocatorio- ebbe sul panorama musicale contemporaneo.

Oggi, tutto ciò che riguarda Elvis viene spesso considerato "scontato", ma ciò avviene solo perché la sua rivoluzione musicale e di costume è profondamente entrata nelle nostre vite.

Ritornare alle incisioni di Elvis per la Sun Records significa allora ritornare alle origini di questa rivoluzione e alla freschezza di un innovatore, le cui vicende successive -quando entrò in campo un Colonnello di troppo- possono solo in parte offuscare, ma certo non cancellare.

Buon ascolto!




martedì 10 giugno 2014

Sun 209: "That's All Right, Mama" e "Blue Moon of Kentucky" di Elvis Presley

Ripercorrendo i principali Singoli della Sun Records, siamo così giunti al fatidico 5 Luglio 1954 e alla prima incisione commerciale di Elvis Presley.

Vi abbiamo già parlato in questo Post di come nel giro di pochi mesi del 1954 tutto cambiò nel panorama musicale americano e, quindi, mondiale.

Infatti, Bill Haley aveva da poco rilanciato "Shake, Rattle and Roll" di Big Joe Turner, con una versione che risentiva del suo passato Country, quando Sam Phillips capì che finalmente la paziente attesa avuta nei confronti di Elvis iniziava a dare i suoi frutti.

Poiché vi abbiamo già presentato "That's All Right, Mama" sia nella versione di Elvis, sia nella versione originaria di Big Boy Crudup, oggi ci concentriamo sul lato B di questo Sun 209: "Blue Moon of Kentucky".

Anche in questo caso, Elvis riprese un pezzo già esistente, ma portandovi tratti completamente nuovi.

Addirittura, cambiò il tempo originario di 3/4 in un pulsante 4/4, trasformando un Walzer del 1947 di Bill Monroe in un pezzo destinato a diventare un riferimento obbligato per un'innumerevole schiera di aspiranti musicisti Rockabilly.

Infatti, accompagnato da Scotty Moore alla chitarra e Bill Black al basso, in pochi minuti di incisione Elvis riuscì a creare quel suono ibrido che Sam Phillips andava ricercando da anni...

Un suono ibrido in cui l'anima bianca e l'anima nera della Musica Popolare americana non solo convivevano, ma, addirittura, davano vita a una forma musicale nuova.

Eccovi, dunque, "Blue Moon of Kentucky" sia nella versione di Elvis, sia nella versione originaria di Bill Monroe.

Per la cronaca, Elvis temeva la reazione dell'irascibile Bill Monroe per il trattamento poco ortodosso che aveva riservato al suo pezzo Bluegrass, ma Bill si comportò da gran signore e, quando incontrò Elvis, non solo non si adirò, ma addirittura si complimentò con il giovane cantante.

Non sappiamo che ruolo, in questa reazione magnanima, abbiano giocato le royalties, che certamente Bill Monroe, come autore di "Blue Moon of Kentucky, iniziava a vedere all'orizzonte...



venerdì 6 giugno 2014

Sun 205: "Rockin' Chair Daddy" di Harmonica Frank

Continuiamo il nostro viaggio tra i singoli più significativi della Sun Records, con un disco veramente particolare:  "Rockin' Chair Daddy" di Harmonica Frank.

Chi ha formato i propri gusti musicali sulla striminzita playlist, proposta dai propri insegnanti di ballo, non troverà "bello" questo brano...

E chi non ha amore per la storia -e considera un pezzo solo come base per le proprie evoluzioni narcisistiche in pista- non lo troverà nemmeno interessante...

Però...

Però Harmonica Frank è per noi un personaggio di grande fascino e questo suo "Rockin' Chair Daddy" del 1954 presenta caratteristiche musicali molto ibride, che hanno contribuito a creare il sound della Sun Records

Inoltre Frank, la cui vita sarebbe degna di una sceneggiatura cinematografica, suonava la chitarra e contemporaneamente l'armonica, ma... senza un supporto.

Infatti, era in grado di tenerla in un angolo della bocca, mentre con l'altro cantava.

E, a volte, aveva anche un'armonica al naso e riusciva contemporaneamente a cantare, suonare la chitarra e le due armoniche!

Non c'è da stupirsi del fatto che Sam Phillips rimase incuriosito da un simile personaggio.

Ma anche i giornalisti delle riviste specializzate rimasero spiazzati, ascoltando "Rockin' Chair Daddy".

Ad esempio, Billboard scrisse che il brano era un inusuale mix di Rhythm & Blues e Country Music e che, mentre il cantante era un artista Country, la strumentazione era tipica del Blues più profondo...

E così, non è del tutto infondata la questione che Frank alcuni decenni dopo si pose... Se, per caso, questo "Rockin' Chair Daddy" non fosse stato il primo brano Rock 'n' Roll!

Quale che sia la risposta, la storia del Rock 'n' Roll prese un'altra piega -non più rivolta al passato rurale dei Medicine Show- quando, dopo poche settimane, un giovanotto più bello e affascinante di Frank fece la sua prima incisione commerciale per la Sun Records.

Ma questo sarà il tema del prossimo Post...


martedì 3 giugno 2014

1952: "Dust my Broom" di Elmore James

Come abbiamo visto nel Post precedente, nel 1952 il Blues godeva di ottima salute.

Ad esempio, quell'anno entrò nella classifica Rhythm & Blues anche "Dust my Broom" di Elmore James.

Sebbene James venga accreditato come autore del brano, in realtà si tratta di una nuova versione di "I Believe I'll Dust my Broom", che Robert Johnson aveva inciso durante una storica sessione, una quindicina di anni prima.

Comparando le due registrazioni, si può vedere chiaramente il percorso che il Blues aveva fatto, in un arco di tempo relativamente breve, passando dalla chitarra acustica di un solo bluesman a un combo fortemente elettrificato.

I riff insistenti suonati da Elmore James -sostenuti dalla potente sezione ritmica e destinati a far parte del vocabolario del Blues- sono il tratto caratteristico di questa versione.

Però, non si può non ammirare anche la semplicità stilistica con cui Robert Johnson seppe introdurre questi riff -senza contemporaneamente perdere il supporto ritmico- con l'ausilio di una sola chitarra acustica e utilizzando con maestria i registri alti e medi.

"Dust my Broom" è stata incisa da un'infinità di Artisti e, quindi, risulta ora impossibile cercare di offrire un panorama anche solo approssimativo della sua storia..

Ci limitiamo, pertanto, a una particolare versione, tipica degli Anni '60, di Ike & Tina Turner, come testimonianza del lungo percorso compiuto da questo brano, passato attraverso interessanti metamorfosi.





giovedì 29 maggio 2014

1952: "Juke" di Little Walter

Nel Blues vi è un vocabolario ormai consolidato, divenuto parte del linguaggio di molti Musicisti, per cui non è sempre facile capire dove un artista abbia attinto l'ispirazione per creare un capolavoro.

Altre volte, invece, la fonte di questa ispirazione risulta abbastanza evidente.

Nel 1952 giunse al primo posto delle classifiche Rhythm & Blues il pezzo strumentale "Juke", inciso da LIttle Walter, il giovane armonicista di Muddy Waters.

Little Walter aveva preso come introduzione le prime 12 battute di "Boogie", registrato quattro anni prima da Snooky Pryor, ma già nel secondo giro di Blues si era lanciato in un'improvvisazione allo stesso tempo contenuta ed energica, che avrebbe poi a sua volta fatto scuola tra generazioni di armonicisti.

La leggenda narra che Leonard Chess fosse incerto se pubblicare subito questo brano o tenerlo momentaneamente nel cassetto, però -mentre lo stava suonando con le porte dello Studio aperte- vide una donna ballare per strada e questo lo convinse a superare ogni indugio e a dare il via alla diffusione del disco.

Little Walter -la cui vita fu segnata da situazioni personali e sociali molto difficili- avrebbe poi inciso altri pezzi storici, prima di andarsene nel 1968, a soli 38 anni di età, probabilmente per i postumi di una ferita, subita durante una lite in un locale.

Viene ricordato come colui che per primo utilizzò le possibilità offerte dall'amplificazione, non solo per aumentare il volume del suo piccolo strumento -come fecero altri armonicisti dell'epoca- ma soprattutto per trovare un sound distorto e fortemente riconoscibile, da allora indissolubilmente legato al suo nome.

Comunque, in una nuova sezione del Blog dedicata al Blues, avremo l'occasione di parlare nuovamente di Little Walter e di molti suoi colleghi, che con il loro strumento hanno saputo dare voce a quanto di più profondo e umano vi è in noi.



lunedì 26 maggio 2014

1952: "The Train Kept-a-Rollin'" di Tiny Bradshaw

Per quanto riguarda il Rhythm 'n' Blues nel 1952, vi presentiamo un brano che ha avuto un seguito interessante nella storia della musica.

Si tratta di "The Train Kept-a-Rollin'" di Tiny Bradshaw, un Musicista che già aveva avuto una discreta carriera come direttore di Big Band durante l'Era Swing e che nel dopoguerra aveva contribuito a creare il sound tipico dei combo Rhythm & Blues.

Tiny Bradshaw -a differenza di molti Musicisti dell'epoca- aveva un'ottima formazione universitaria, che gli permise di conseguire una Laurea in Psicologia.

Però, a una professione più sicura, preferì il fascino della Musica e di una vita on the road, con tutti i rischi che il trovarsi quotidianamente a contatto con il razzismo dominante negli Stati del Sud comportava

Questo pezzo, inciso nel 1951, entrò in classifica l'anno successivo e contribuì a mantenere vivo il suo successo, anche se poi nel 1954 un primo infarto minò pesantemente la sua possibilità di esibirsi e di continuare la carriera musicale.

Tiny Braddshaw morì per problemi cardiaci nel 1958, ma questo suo brano gli sopravvisse e prese indirizzi che egli certamente non si sarebbe aspettato.

Infatti, "The Train Kept-a-Rollin'" era già stato registrato da Johnny Burnette due anni prima e il successo di questa incisione Rockabilly ha continuato a suscitare l'interesse di numerosi Musicisti, che hanno in seguito proposto arrangiamenti sempre più lontani dall'originale.

A me piace particolarmente la versione degli Yardbirds, ma forse sono di parte, perché questo gruppo negli Anni '60 era uno dei miei preferiti.

Infine, come esempio limite degli imprevedibili binari su cui questo "Treno" continua a rollare, vi presentiamo una versione live molto più recente dei Metallica...

R.I.P., amico Tiny!






venerdì 23 maggio 2014

Sun 197: "Boogie Blues" di Earl Peterson

All'inizio del 1954, Sam Phillips si era già cimentato con alcune registrazioni Country, ma -come gli era spesso capitato anche nel caso del Blues- il risultato era stato una Musica datata di almeno un paio di decenni.

"Boogie Blues" fu, invece, il primo tentativo della Sun Records di avventurarsi nel Country contemporaneo e, quindi, questo disco ha un certo valore storico, che ci ha convinto a inserirlo nel nostro Blog.

Dopo questa registrazione con Sam Phillips, Earl Peterson fece alcune incisioni con la Columbia e continuò a lavorare sia come Musicista, sia nel settore delle radio locali.

Morì nel 1971 e pare non abbia mai mostrato un particolare rimpianto per la sua esperienza alla Sun Records e per questo Singolo, di cui furono vendute meno di 3.000 copie.

"Boogie Blues" è un esempio di un Country che cerca sì di adeguarsi alla moda del tempo, ma resta pur sempre ruspante e non abbandona le proprie radici, mentre in seguito...

Verso la fine degli Anni '50, la Sun Records si incamminò sul terreno di un Country meno genuino, mirato al mercato Pop e reso sdolcinato dall'uso massiccio di coretti, che poco avevano a che fare con la storia di questa musica popolare, per cui...

Tutto sommato, continuiamo ad apprezzare questo brano di Earl Peterson che, oltre che piacevole, non ha snaturato la tradizione della Musica Popolare Americana..


lunedì 19 maggio 2014

1949: "River Stay Away from my Door" dei Syncopators e "If it is so Baby" dei Robins

Molti Gruppi Vocali passarono come meteore nel panorama discografico del dopoguerra.

Fu questo, ad esempio, il caso dei Syncopators, che fecero una sola seduta d'incisione nel 1949 e pochi mesi dopo si separarono.

Di loro ci restano due soli dischi e tre canzoni in tutto, tra cui questa deliziosa "River Stay Away from my Door".

Più fortunato fu il destino dei Robins, che -scoperti da Johnny Otis- ebbero una carriera discografica durata circa una dozzina d'anni.

Nel brano che vi presentiamo oggi, "If it is so Baby", spicca la voce da basso di Ulussus Nunn, che per noi è particolarmente accattivante.

Tra l'altro, questa incisione del Dicembre 1949 fu molto significativa, perché venne trovato il tempo per registrare anche una ragazzina tredicenne...

Quella Little Esther che tanto amiamo e che in quell'occasione debuttò proprio con The Robins in "Double Crossing Blues".

Quando pensiamo al destino amaro di Little Esther ci viene il magone... ma questa è un'altra storia, che pensiamo di raccontarvi in un prossimo Post.

Quindi, per ora ci limitiamo ad aggiungere anche questo suo bel brano di debutto, con The Robins e il quintetto di Johnny Otis.




giovedì 15 maggio 2014

1948: "Loch Lomond" dei Rockets

Per i Gruppi Vocali del 1948, ci limitiamo a un solo brano "Loch Lomond" dei Rockets, che però ci permette di fare alcune interessanti considerazioni.

Infatti, Loch Lomond è una melodia popolare scozzese, che risale al 1841.

Negli USA era già stata incisa, tra gli altri, da Benny Goodman, Woody Herman e Fats Waller ed era destinata a essere poi registrata una decina di anni dopo anche da Bill Haley.

La versione dei Rockets, che si trova storicamente e musicalmente a metà strada tra lo Swing e il Rock 'n' Roll, può essere utile per sottolineare ancora una volta ciò che stiamo continuamente cercando di affermare con questo Blog...

La Musica americana dagli Anni '20 a tutti gli Anni '50 è un continuo fluire, in cui generi musicali differenti si intrecciano e generano sempre qualcosa di nuovo, fondato sul passato, ma aperto verso il futuro.

Così, oggi vi presentiamo la versione di Benny Goodman -con la voce di Martha Tilton- e quella di Bill Haley, dal titolo "Rock Lomond", naturalmente inframezzate dall'incisione dei Rockets.

E inoltre, come antipastino, vi proponiamo pure la melodia scozzese originale, suonata alla cornamusa!

Buon ascolto.




lunedì 12 maggio 2014

The Prisonaires... E non è una Metafora!

Il numero 11 della rivista "Rhythm & Blues", uscito nell'Aprile 1954, dedicò ampio spazio al gruppo vocale The Prisonaires.

I gruppi vocali dell'epoca erano soliti prendere nomi evocativi, ma la particolarità dei Prisonaires è che essi erano veramente dei carcerati, che stavano scontando la loro pena nella prigione di massima sicurezza del Tennesse, per reati  molto gravi, che includevano lo stupro seriale e l'omicidio.

Però, per certi aspetti, la loro è anche una storia di redenzione.

Infatti, grazie alla Musica, riuscirono non solo ad acquisire una certa notorietà e a uscire saltuariamente di prigione per incidere ed esibirsi, ma anche a cambiare vita e- in alcuni casi- a reintegrarsi pienamente nella società.

Il loro successo maggiore fu la melodica "Just Walkin' in the Rain" del 1953, incisa per la Sun Records, che vi presentiamo per prima, affiancata da "All Alone and Lonely", dal ritmo più veloce e dalla marcata influenza Gospel.

The Prisonaires venivano accompagnati alle Serate da una sola guardia carceraria e mai approfittarono di questa relativa libertà per tentare la fuga. Anzi, quando una volta vennero "sequestrati" dai fans, fecero di tutto per ripresentarsi in prigione la mattina successiva.

Il Governatore democratico del Tennesse Frank Clement prese a cuore la loro situazione e li inserì in un programma avanzato di riforme carcerarie. Addirittura, li volle spesso a casa propria, in qualche occasione anche con Elvis Presley, che era un loro ammiratore.

Per darvi maggiori informazioni su questo gruppo vocale, includiamo la presentazione di un documentario su Johnny Bragg, che dei Prisonaires fu il tenore solista.

Particolarmente toccante in questo video è l'incontro -dopo tanti anni- tra Bragg e Edwards, il direttore della prigione, con cui si era stabilito un rapporto di stima e simpatia, e le parole di affetto da parte della sorella e del figlio del Governatore.

Ancora una volta, le storie reali della Musica e dei Musicisti si dimostrano umanamente più  ricche e complesse di certe letture ideologiche che, a partire dalla fine degli anni '60, abbandonarono il messaggio di Martin Luther King, per intraprendere la via della contrapposizione dura, senza mediazione.

Se anche voi siete affascinati dalla Musica dei gruppi vocali, non perdetevi i Post che a essi stiamo dedicando in questa sezione del Blog.

E se vi interessa la storia musicale e umana degli Artisti che incisero per Sam Phillips, non perdetevi i Post della sezione La Sun Records dal 1952 al 1958.




giovedì 8 maggio 2014

Sun 193: "Come Back Baby" e "Chicago Breakdown" di Doctor Ross

"Come Back Baby" e "Chicago Breakdown" di Doctor Ross sono due dei nostri Boppers preferiti.

E anche Sam Phillips era una estimatore di Doctor Ross, che con chitarra, armonica, batteria  e voce curava i dolori del Blues...

La Musica di Doctor Ross si situa proprio in quel filone degli One Man Band, che da soli riuscivano a creare ritmi, armonie e melodie degne di una piccola Band.

C'è qualcosa di originale, primitivo e viscerale in questa Musica, che la rende senza tempo e, quindi, ancora oggi molto attuale.

Isaiah Ross non visse sempre e solo di Musica, Infatti, nel 1954 iniziò a lavorare nel Michigan per la General Motors, però...

Continuò a esibirsi e, in particolare, ebbe un certo successo in Europa, dove venne amato e apprezzato più che negli Stati Uniti.

Comunque, nel 1981 vinse un Grammy per il suo LP "Rare Blues" e in seguito riacquistò una certa popolarità anche nella madre patria, dove propose la propria Musica ancora per molti anni.

Morì nel 1993 e di lui ci restano diverse incisioni, che noi ascoltiamo sempre con grande piacere.

Vi lasciamo con i due brani del singolo Sun 193 e uno spezzone video, "Feel So Good", tratto da American Folk Blues del 1965. Buon divertimento!




lunedì 5 maggio 2014

1951: "I'm Waiting Just For You" di Lucky Millinder e "Long Distance Call" di Muddy Waters

Nel Post precedente, abbiamo ascoltato "Rocket 88" di Jackie Brenston. un pezzo proiettato decisamente verso il Rock 'n' Roll.

Però, nella classifiche Black del 1951, vi era ancora spazio per brani che affondavano decisamente le proprie radici nel passato.

E' questo il caso di "I'm Waiting Just For You" di Lucky Millinder, con le voci di Annisteen Allen e John Carol.

Lucky Millinder era stato particolarmente attivo nel traghettare lo Swing delle Big Band verso il Rhythm & Blues di formazioni più ridotte e nel 1951 era ancora in grado di offrire Musica di notevole livello.

Però, già l'anno successivo, Millinder abbandonò la scena musicale, per divenire rappresentante di alcolici e, durante le ore libere, chiromante.

Il secondo brano che vi presentiamo, "Long Distance Call" di Muddy Waters, è un Blues che per certi aspetti rimanda al Delta di 15-20 anni prima, mentre l'armonica di Little Walter, sebbene non ancora elettrificata, anticipa il blues urbano che avrebbe in seguito caratterizzato la musica nera.

E anche il basso di  Ernest Big Crawford oscilla tra alcuni tratti ostinati, tipici del Delta, e passaggi più moderni.

Il fascino della Musica sta anche in questo: la convivenza di aspetti diversi, che conservano il passato e aprono verso il futuro.

Nel 1951 erano ormai consolidati in classifica anche Gruppi Vocali come The Dominoes o The Larks, ma ad essi e al Doo-Wop stiamo dedicando una nuova sezione del Blog.

Quindi, come sempre, continuate a seguirci, perché anche i prossimi Post saranno particolarmente interessanti!




giovedì 1 maggio 2014

1951: "Rocket 88" e "My Real Gone Rocket" di Jackie Brenston

Iniziando a parlare dell'anno 1951, un Post deve certamente essere dedicato a "Rocket 88" di Jackie Brenston, che molti -tra cui Sam Phillips, che la registrò quando non aveva ancora fondato la Sun Records e la cedette alla Chess- considerano il primo pezzo Rock 'n' Roll.

Noi non crediamo che possa esistere il "primo" pezzo di un genere musicale, perché -come stiamo continuamente cercando di mostrare in questo Blog- vi sono fili rossi che percorrono la Musica e si intrecciano tra di loro, però...

A volte è bello seguire i miti fondanti di ciò che si ama!

Tra l'altro, la storia di "Rocket 88" ha tutte le caratteristiche giuste per fare entrare questo brano nella leggenda.

Come abbiamo detto in un Post precedente, "Rocket 88" venne "ispirato" da "Cadillac Boogie", che Jimmy Liggins aveva già inciso qualche anno prima.

Inoltre, il brano non sarebbe stato lo stesso, senza il contributo che il più esperto Ike Turner diede a Jackie Brenston. Anzi, The Delta Cats -a cui il disco venne attribuito- in realtà altri non erano che The Kings of Rhythm di Ike.

Che dire poi del fatto che Jackie Brenston, mentre dichiarava tutti i propri intenti bellicosi a bordo della potente macchina, era all'epoca ancora minorenne e dovette far firmare il contratto alla mamma?

Per quanto riguarda la caratteristica principale di questo pezzo -la forte distorsione della chitarra di Willie Kizart- essa fu in parte dovuta al caso.

Infatti, durante il viaggio verso Memphis, l'amplificatore cadde dal tetto della macchina -o forse fu rovinato dalla pioggia: a questo proposito, esistono versioni differenti- e Sam Phillips cercò di porvi rimedio artigianalmente, con qualche foglio di carta.

Il risultato fu quel suono distorto, che da allora venne ricercato e riprodotto in molte incisioni Rock 'n' Roll.

Quando sono alla Consolle, mi piace ogni tanto proporre "Rocket 88", anche se la reazione della Pista solitamente non è entusiastica.

E così, a volte mi chiedo se questo brano non abbia troppo testosterone per alcuni ballerini contemporanei, resi mollaccioni da certi  swinghettini bromurici, oggi maggiormente di moda...

Per completezza, vi proponiamo anche il sequel "My Real Gone Rocket", inciso da Jackie Brenston quattro mesi dopo e che è ancora più wild. Proprio come il sano Rock 'n' Roll deve essere!