Nel 1952 il Gospel godeva di ottima salute e numerosi Ministri del Culto alternavano la Chiesa con lo Studio di registrazione.
Tra questi, vogliamo oggi ricordare Sister Lucille Barbee, con il suo trascinante "Where could I go".
Sister Lucille Barbee aveva iniziato la "carriera" di artista proprio quell'anno e in seguito si sarebbe esibita con Rev. Morgan Babb & The Radio Four.
Avrebbe poi continuato questa sua attività anche negli Anni '60, per passare in seguito alla consolle e iniziare una carriera come Dj.
Certo non le mancava una buona dose di intraprendenza, che in seguito la portò a ospitare in una radio di Nashville, la domenica mattina, anche un programma dal titolo "Lucille Barbee and the Gospel Training Program"...
Morì nel 2009, ormai quasi completamente dimenticata da tutti, ad eccezione di coloro che ancora ascoltavano con inestinguibile entusiasmo le sue vecchie registrazioni.
Come speriamo vogliate fare anche voi, lasciandovi così coinvolgere dall'energia positiva di questa vigorosa Sorella!
"Living below in this old sinful world
Hardly a comfort could afford
Striving alone to face temptations call
Where could I go but to the Lord
Where could I go, where could I go
Seeking a refuge for my soul
Needing a friend to save me in the end
Where could I go but to the Lord
Neighbors are kind, I love them everyone
We get along in sweet accord
But when my soul needs manna from above
Where could I go but to the Lord"
Nel Post precedente, vi abbiamo parlato della carriera del bluesman Georgia Tom e abbiamo accennato alla conversione religiosa che avrebbe radicalmente modificato la sua vita, trasformandolo da affermato pianista Blues nel più famoso e influente compositore Gospel.
In realtà, la sua fu una doppia conversione, ma... procediamo con ordine.
Thomas Dorsey nacque nelle campagne della Georgia nel 1899 e la sua vita fu a lungo segnata da contraddizioni tra poli apparentemente inconciliabili, ma che in lui -dopo la conversione- poterono giungere a una sintesi proficua.
Musicalmente, Thomas Dorsey fu esposto alle influenze sia dei "moaners" che improvvisavano lamenti sulle melodie di vecchi Spirituals e altri brani che parlavano della sofferenza, sia dei cantanti che leggevano le cosiddette "shape-note", una rudimentale forma di trascrizione musicale, che utilizzava triangoli, ovali, quadrati e diamanti per indicare l'altezza delle singole note.
Inoltre, come abbiamo visto nel Post precedente, egli sperimentò sia formali lezioni di piano, con una impostazione classica, sia le "lezioni" che riceveva nei locali in cui il Blues la faceva da padrone.
Sul piano spirituale, subì le influenze del padre -un predicatore particolarmente istrionico- e della madre silenziosa e altruista, che con la sua abilità nel suonare l'organo sapeva affascinare il giovane Thomas.
Però, ben presto Thomas iniziò -come molti musicisti della sua epoca- a suonare nei bordelli e ad allontanarsi dagli insegnamenti religiosi ricevuti in famiglia.
Se questa attività gli permise di sopravvivere, non gli favorì certo l'ingresso nella comunità musicale "jass" che andava per la maggiore nelle città, in quanto i suoi limiti nella lettura della musica e la sua impostazione rurale male si adattavano ai sofisticati generi musicali dominanti ad Atlanta e Chicago, città in cui Thomas Dorsey cercò fortuna.
Così, tra difficoltà musicali, sociali e spirituali che lo portarono a un esaurimento nervoso, Thomas Dorsey ebbe nel 1921 la sua prima conversione, durante una Convention religiosa a Chicago, a cui aveva partecipato senza particolare entusiasmo, ma semplicemente perché trascinatovi da uno zio.
A impressionarlo, fu il canto di Professor Nix, che commosse tutta la platea e che fece desiderare a Thomas di poter avere egli stesso un'uguale influenza positiva sugli altri, grazie a una musica tanto efficace come il Gospel.
Gli effetti di questa conversione, però, furono brevi e si limitarono alla composizione di alcuni brani a carattere religioso.
Iniziò, invece, un periodo di grande successo musicale nel campo del Blues, che ebbe il suo culmine tra il il 1924 e il 1926, quando Thomas Dorsey venne nuovamente bloccato da una crisi totale, che gli impedì di lavorare e lo portò sull'orlo del suicidio.
La svolta definitiva nella sua vita avvenne proprio quell'anno, grazie all'incontro con Bishop H. H. Haley, che lo stesso Dorsey racconta con queste parole:
-It's hard to describe what happened. I thought more seriously about God that I had in many years, though I was a confessed believer and went to church. I shall never forget. The Minister was Bishop H. H. Haley and he spoke gently and quietly to me: "Brother Dorsey, there is no reason for you to be looking so poorly and feeling so badly. The Lord has too much for you to let you die"-
A quel punto, secondo il racconto di Dorsey, avvenne qualcosa di sovrannaturale, perché Haley estrasse dalla gola di Thomas un serpente vivo...
Che si creda o meno a questo fatto -che comunque Dorsey raccontò per tutta la vita- resta la meraviglia per questa repentina rinascita, che portò un aspirante suicida a divenire non solo fonte di ispirazione per milioni di credenti, ma a favorire la conversione di tantissime persone che -come lui sull'orlo della disperazione- trovarono nelle sue parole e nella sua musica la forza per cambiare radicalmente la propria vita.
Sul piano musicale, è interessante ricordare come Thomas Dorsey traghettò nel Gospel tutte le proprie conoscenze e attitudini sviluppate nei lunghi anni passati come Bluesman e questo portò a conflitti con le Chiese tradizionaliste -che si rifacevano alla tradizione degli Inni cantati dai Bianchi o addirittura alla musica classica- ma anche a creare quel nuovo Gospel che oggi è tanto diffuso e che alcuni chiamano Gospel Blues, proprio perché affonda le sue radici nella tradizione del Blues rurale.
Ora vi lasciamo con il suo famoso Gospel "If you see my Saviour", nella versione originale di Thomas Dorsey e in un Live dei Dixie Hummingbirds.
Ne trascriviamo anche il testo, perché lo troviamo particolarmente toccante:
"I was standing by the bedside of a neighbor
Who was just about to cross the swelling tide
And I asked him if he would do me a favour
Kindly take this message to the other side.
If you see my Saviour tell Him that you saw me
When you saw me I was on my way
You may meet some old friend who may ask you for me
Tell them I am coming home some day.
Though you have to make the journey on without me
It's a debt that sooner or later must be paid
When you reach the golden city think about me
And don't forget to tell my Saviour what I said.
You may come across my father and my mother
And the burdens of this life they may recall
You may chance to see my sister or my brother
But please do try to see my Saviour first of all."
Georgia Tom/Thomas Dorsey è stato uno degli esempi viventi di come Blues e Gospel -pur nelle loro diversità- non siano contrapposti, ma si influenzino in continuazione.
Thomas, figlio di un Predicatore itinerante, ebbe un'educazione "Assimilazionista", che cioè tendeva a far assimilare agli Afroamericani la cultura europea dei Bianchi.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, in questa operazione non erano attivi solo i Bianchi, ma anche -e, forse, soprattutto- molti Neri, i quali ritenevano che solo abbandonando le proprie radici africane, il loro Popolo avrebbe potuto emanciparsi dai limiti culturali e sociali del passato ed elevarsi sia nella propria formazione, sia nella società.
Però, Thomas Dorsey si trovò esposto anche agli influssi della corrente "Tradizionalista" che, al contrario, privilegiava appunto la peculiarità delle tradizioni africane e riteneva che i Neri non dovessero assimilarsi alla Cultura dei Bianchi, per non perdere la propria identità.
Se pensiamo che nelle Chiese afroamericane delle città del Nord venivano proposti Mendelssohn, Schubert o Rossini, potete immaginare a quale sradicamento culturale i Neri più "evoluti" cercassero di sottoporre i loro compagni, che giungevano direttamente dalle campagne del Sud.
Questa dicotomia segnò tanti Bluesmen che, come Thomas Dorsey si erano formati in parte con lezioni di piano classiche e in parte "rubando" il mestiere ad altri musicisti incontrati on the road.
L'ottimo LP Yazoo L-1041, che porta il titolo "Georgia Tom Dorsey: Come on Mama, do that Dance 1928-1932", presenta proprio alcuni dei Blues principali incisi da Thomas Dorsey -con il nome d'arte di Georgia Tom- o da solo, o accompagnando altri musicisti e cantanti.
A Georgia Tom dedicheremo sia il prossimo Post -in cui racconteremo la sua rocambolesca e definitiva conversione- sia altri Post, in cui parleremo di alcunii LP della Yazoo, che presentano brani di Geogia Tom con Tampa Red, Big Bill Broonzy e The Hokum Boys.
Per ora, vi presentiamo "Jive Man Blues", in cui abbiamo Tampa Red alla chitarra e Frankie Jackson al canto.
E' la storia di un uomo così dedito al "jive" che:
"He jived the whole creation, seemed like a stall (...)
He said I'm a jiver from my birth
He jived so much he died and left this earth"
Lasciamo a voi capire il significato della parola "jive".
Nel secondo brano, l'altrettanto malizioso "Gym's too much for me", Georgia Tom duetta con Kansas City Kitty, a proposito della di lei passione per la "ginnastica", che però alla fine le risulta troppo faticosa...
"When I have it, I can hardly talk
When I take it, I can hardly walk
Oh, Gym's too much for me
I like my Gym but the thing's too much for me!"
Insomma, da questi brani Hokum alla conversione che ha portato Georgia Tom a divenire, nei panni di Thomas Dorsey, il maggior compositore Gospel il passo parrebbe lungo...
O forse, come cerchiamo di dimostrare con questo Blog,è stato molto meno lungo di quanto potrebbe sembrare!
Questo Post è per me emotivamente molto importante.
Infatti, "I can't Feel at Home in this World Anymore" nella versione delle Two Gospel Keys era il brano che i miei genitori mi suonavano come ninna nanna per addormentarmi.
Era tratto da uno di quei formidabili LP della Folkways, che hanno fatto la storia della nostra Musica: si chiamava "Jazz Vol. 1: The South" e ancora lo conservo con cura.
The Two Gospel Keys erano due arzille signore che, con chitarra e tamburello, si esibivano come street singer, cantando le lodi al Signore e testimoniando così la propria fede.
Ma oggi voglio lasciare la parola a Moses Asch -il fondatore della Folkways- e riportare per intero ciò che egli scrisse nella presentazione di queste due artiste, nell'anno 1950.
Consapevole che, di dischi così, oggi non se ne fanno più.
"The Two Gospel Keys, Mother Jones and her Partner Emma Daniel, are itinerant street singers now in their sixties, whom you might meet in the crowded negro section of any metropolitan city.
As singers on the road and as singers for the Church of God in Christ their repertoire, sung to the accompaniment of guitar and tambourine, recalls Spirtuals some of which date from slave days.
In the synthesis of such music, which reflects the influences of hymn tunes, there are thrilling examples of the germinating force of african elements, both in the stirring, curiously woven harmonies and in the spirited rhythms.
"I can't feel at Home in this World Anymore" opens in an evenly spaced balance of voices and guitar, then Mother Jones takes up her tambourine and the rhythms fizz with excitement"
Spero che questo brano vi possa regalare anche solo una piccola parte delle emozioni che ancora mi procura!
Vi abbiamo già presentato Blind Willie Johnson nella sezione L'altra Faccia del Blues: il Gospel, con un Post dedicato ai Predicatori di Strada.
Ora ci occupiamo in dettaglio dell'ottimo LP "Praise God I'm Satisfied", che la Yazoo Records pubblicò nella seconda metà degli anni '70 e che raccoglie alcune tra le sue migliori incisioni, effettuate tra il 1927 e il 1930.
In questo LP, spiccano particolarmente la sua notevole tecnica Slide alla chitarra e la voce da Falso Basso, per cui Blind Willie Johnson era ed è giustamente famoso.
In molte di queste incisioni, vi è anche la presenza di un'eccellente voce femminile, che un tempo si credeva fosse della moglie Angeline, ma che in seguito si scoprì essere di Willie B. Harris, che fu la sua prima moglie.
Anzi, forse lo era anche quando Blind Willie Johnson sposò Angeline...
O forse no... Forse Blind Willie Johnson conviveva con Willie B. Harris e durante questa convivenza decise di sposarsi con Angeline...
Insomma, potete capire come il Nostro, seppure limitato dalla cecità e impegnato a predicare con fervore la Buona Novella... fosse certamente un tipo vivace.
Anche sulle cause della sua cecità, le notizie sono scarse e contraddittorie.
Infatti, per un certo tempo questa cecità venne attribuita al carbonato di potassio, che la matrigna gli avrebbe gettato in faccia quando era ancora bambino, durante una lite con il padre.
Però Blind Willie Johnson, forse vergognandosi di questa spiegazione, attribuiva la sua cecità all'aver usato a lungo gli occhiali da vista di un'altra persona... Ma c'è anche chi dice che il ragazzo restò cieco, dopo aver guardato un'eclisse attraverso il vetro di una bottiglia...
Come spesso accade, ottenere notizie precise sui Musicisti di quest'epoca non è certo facile e allora lasciamo parlare direttamente Blind Willie Johnson, con questi due brani.
Il primo è il famoso "Dark was the Night, Cold was the Ground", che venne addirittura scelto dalla NASA per essere inviato nel 1977 nello spazio -in un disco che contiene immagini e suoni terrestri, oltre a brani, tra gli altri, di Bach, Mozart, Beethoven, Chuck Berry- come testimonianza della sensibilità e creatività umana, da presentare a eventuali esseri di altri mondi.
In esso non vi è canto, ma la slide guitar accompagna un mormorio-lamento-lallazione, che parte dall'anima ed è probabilmente la più semplice e profonda testimonianza che noi conosciamo di che cosa sia l'umanità che ci accomuna...
Il secondo brano, invece, è "When the War was On", una reminiscenza della prima Guerra Mondiale e della cartolina precetto, ricevuta da tanti giovani americani, per andare a combattere il Kaiser ed è la prova di come un cantante di strada fosse attento a scegliere temi di recente attualità, che certamente avevano una forte presa sui suoi ascoltatori.
Well, it's just about a few years and some months ago,
United State Congress voted for war.
Sam, he called the men from the East and the West,
They're right on board because they proved our best. (...)
Well, boys shook the Germans, holdin' by the leg,
Would have brought the Kaiser, but he run too fast. (...)
Tax gettin' heavy, hard to pay,
Helped the boys over across the sea.
Stood in water up to their knee,
Faced the Kaiser for their girl and me.
Buon ascolto di questo Artista, unico nel variegato panorama dei cantori di un'epoca, in cui certo non mancavano personaggi originali.
Una delle figure più interessanti e genuine nella nascita e nella trasmissione del Gospel è rappresentata dai predicatori-musicisti di strada.
A volte ciechi, era facile trovarli a qualche crocicchio, con una chitarra possibilmente dal volume corposo, a cantare per ore la Buona Novella.
I loro brani a volte miravano a spaventare gli ascoltatori per redimerli, con terribili descrizioni delle fiamme dell'inferno, ma...
Molto spesso testimoniavano della grande gioia che la Redenzione e la Rinascita interiore avevano portato nella loro vita e avrebbero potuto portare nella vita dei peccatori presenti.
Musicisti dalla forte personalità, erano in grado di influenzare positivamente i passanti, che spesso lasciavano loro qualche spicciolo, nella tazza che tenevano legata al collo.
In fondo la loro vita era speculare alla vita dei Bluesmen itineranti, che percorrevano le stesse strade e con cui a volte condividevano gli stessi angoli di strada.
Anzi, spesso i Bluesmen avevano nel loro repertorio anche brani della tradizione religiosa, il che -unito a tecniche chitarristiche comuni- ci fa capire ancora di più come Blues e Gospel affondino le loro radici nella stessa storia di uomini dall'esistenza particolarmente dura e a volte avventurosa.
E anche ai Predicatori di Strada poteva capitare di essere avvicinati da qualche Talent Scout, che li portava in sala d'incisione, sperando di farne piccole star tra il pubblico che acquistava dischi allora etichettati come "Race".
Il chitarrista-predicatore più famoso del periodo a cavallo della Grande Depressione fu certamente Blind Willie Johnson che, con la sua voce da Falso Basso, era in grado di incutere timore e speranza tra gli ascoltatori.
A Blind Willie Johnson dedicheremo due Post, quando ci occuperemo dei due ottimi LP della Yazoo, che raccolgono la sua produzione discografica, quindi per ora ci limitiamo a presentarvi questi due brani e una trascrizione di alcune loro parti.
Perché nel Gospel le parole sono importanti almeno quanto la Musica.
Il primo brano, "Jesus is Coming Soon", prende spunto dalla terribile epidemia di influenza del 1918 -la famigerata "Spagnola"- per presentarla come punizione per i comportamenti peccaminosi e segno degli Ultimi Giorni che stanno per arrivare.
"In the year of nineteen and eighteen,
God sent a mighty disease.
It killed so many a thousand,
On land and on the seas. (...)
Well, it's God that's warning the nation,
He's a-warnin' them every way.
To turn away from the evil eye,
And seek the Lord and Pray."
Il secondo brano è "Praise God I'm Satisfied" e -al contrario- presenta versi entusiastici come questi:
"I've found the mountain dreary,
Glad I wasn't ascendin' alone
And How well my Saviour found me
For to claim me for His own.
Placed His arms about me,
And He drawed me to His side, all right,
I might be a child of His,
Praise God I'm Satisfied. (...)
Well it gave me joy and gladness
For the clouds He rolled away.
While am I left on earth singin' His praises,
How glad I'm today."
Arrivederci alla prossima settimana, con un Post sull'interessante LP della Yazoo L-1058 "Blind Willie Johnson: Praise God I'm Satisfied", che -oltre a questi due brani- raccoglie altri pezzi fondamentali di questo ineguagliabile Predicatore di Strada.
La migrazione di milioni di Neri dalle campagne del Sud verso le meno ostili città del Nord comportò grandi trasformazioni sociali, culturali e musicali.
Nello spostamento di queste masse di lavoratori, il Gospel subì trasformazioni per tanti versi simili e speculari a quelle subite dal Blues e di cui ci siamo già occupati in questo Blog.
Infatti, il nuovo mondo in cui ci si stava inserendo, richiedeva nuove forme di divertimento e preghiera e quindi nuovi generi musicali o, quanto meno, una rivisitazione dei precedenti, che avevano fatto da colonna sonora a una vita radicalmente differente.
Al cuore dei Movimenti Pentecostali, che tanto influirono sulla Musica dei Neri, vi erano l'idea e la pratica di una rinascita spirituale, che portava a essere persone radicalmente altre, rispetto a come si era prima di questa conversione.
La diffusione su larga scala del Pentecostalismo avvenne soprattutto grazie a due grandi Revival che si tennero a Topeka, Kansas, nel 1901 e ad Azusa Street di Los Angeles. Addirittura, quest'ultimo Revival, iniziato nel 1906, durò per diversi anni.
Certamente chi tornava a casa, dopo un'esperienza emotiva così profonda, portava con sé il desiderio di testimoniare nella propria comunità la gioia che il suo nuovo stato di Rinato gli procurava.
Le tre congregazioni pentecostali che ben presto si radicarono nei principali centri urbani del Nord furono la Church of God in Christ (la COGIC che già abbiamo incontrato, parlando di Arizona Dranes), The United Holy Church e la Fire-Baptized Holiness.
Fu grazie a queste congregazioni che durante i servizi religiosi venne non solo ammessa, ma addirittura favorita la presenza di strumenti musicali.
E così, già intorno al 1890 erano presenti in chiesa il piano e la chitarra, mentre il saxofono entrò in scena verso il 1920-30.
Non è difficile immaginare come il fervore religioso e la presenza di una Musica mirata a rinforzarlo ulteriormente potessero creare un mix esplosivo, che per certi aspetti poteva far concorrenza alla musica da ballo, che si andava sviluppando negli stessi anni.
Ma la diffusione degli strumenti musicali non portò semplicemente ad abbracciare ritmi e armonie mondane, bensì creò appunto qualcosa di nuovo...
Una rivisitazione originale di idee musicali che già erano presenti tra la popolazione di colore.
E' questa la Musica che viene chiamata Santificata e che affonda le proprie radici nella tradizione nera, ma è rinforzata dalla fede.
E che continua ancora ai nostri giorni, come si può ben vedere nel primo di questi video e ancor di più nel secondo: una sorta di "jam session religiosa", da cui è difficile non lasciarsi coinvolgere.
Questo nostro Blog all'inizio era certamente "ballocentrico" e risentiva della mia attività di DJ.
Dopo che ho abbandonato la consolle, sono tornato a una Musica molto più Roots e meno commerciale, che è poi quella da cui sono partito tanti anni fa...
E così, il brano di oggi risale addirittura al 1909 ed è la prima registrazione di cui si abbia notizia dei Fisk Jubelee Singers: "Sweet Low Sweet Chariot".
Le condizioni dei Neri dopo la fine della schiavitù migliorarono sì, ma non di molto, in quanto ben presto il Ku Klux Klan, i linciaggi, le leggi restrittive e il clima culturale del Sud fecero capire che destino aspettasse i Neri liberati.
Le Chiese divennero così il luogo reale e simbolico in cui i Neri potevano radunarsi e mantenere una propria identità sociale e culturale, rafforzando il proprio senso di appartenenza a una Comunità, che li preservava dalla disperazione individuale.
In queste chiese, come sappiamo, il canto svolgeva un ruolo fondamentale e gradatamente questi canti presero una forma più strutturata.
Quando poi alcuni Neri iniziarono ad avere una propria Università e a sviluppare le proprie conoscenze musicali e non solo, le basi erano pronte per la diffusione più ampia e più articolata degli Spirituals, che sino allora erano fondati principalmente sull'inventiva delle singole comunità.
In questo percorso, la Fisk University, aperta nel 1866 a Nashville dall'American Missionary Association, svolse un ruolo importante.
Infatti, nata come Fisk Freed Colored School, ben presto si trovò in cattive acque e, per finanziarsi, organizzò una serie di concerti del proprio coro, che ebbero un imprevisto e ampio successo, anche presso persone che non avrebbero certo frequentato le chiese del Sud.
In realtà, i loro canti non erano esattamente i canti che accompagnavano le funzioni religiose di queste chiese, ma un loro riarrangiamento, che risentiva della formazione classica del coro.
Ci si trovò così nella curiosa situazione per cui gli Spirituals iniziarono a godere di una certa popolarità, ma non nella loro versione originale (che possiamo considerare la più "vera"), ma appunto in una nuova versione culturalmente più adatta per un pubblico meno spontaneo, rispetto a quello che componeva le congregazioni del Sud.
Infatti, gli arrangiamenti per Soprano, Alto, Tenore e Basso risultavano gradevoli anche per un pubblico bianco e questo portò i Fisk Jubelee Singers ad esibirsi addirittura per il presidente americano Ulysse Grant o la Regina Vittoria.
Il successo dei Fisk Jubelee Singers contribuì alla nascita di molti altri gruppi canori, alla pubblicazione di spartiti e alla creazione di un nuovo nome per questo genere Musicale, che aveva sì testi simili agli Spirituals, ma ormai musicalmente se ne discostava parecchio: nome che fu, appunto,,, "Jubelee".
Oltre a "Sweet Low Sweet Chariot" del 1909, vi proponiamo anche un breve documentario, che permette di farsi un'idea della Fisk University e della Musica che è oggi cantata dal suo coro, giustamente orgoglioso di una tradizione così lunga e consolidata.
Non mi ha mai convinto la definizione del Blues come "Musica del Diavolo".
Anche da ragazzo, negli Anni '60, quando condividevo con alcuni amici l'amore per il Blues e con essi lo ascoltavo, discutevo e suonavo, non sentivo odore di zolfo, ma mi sembrava di immergermi profondamente nell'anima dell'Uomo.
Ora, che ho una maggior conoscenza della storia del Blues e una maggior esperienza di Vita, sono ancora più certo che il Blues sia una delle forme esistenziali e artistiche più nobili, per esprimere quanto di più profondo vi è nell'essere umano: condizioni di vita degradanti, dolore che giunge alla disperazione, solitudine apparentemente senza rimedio, ma anche voglia di divertirsi, di stare con altri e di andare al di là dei propri limiti attuali.
Solo il bigottismo in campo religioso e -in campo opposto- un romanticismo preso troppo sul serio, possono portare a credere veramente che il Diavolo sia il padrone del Blues e lo usi per i suoi turpi scopi...
Ruth Brown -la grande cantante Rhythm & Blues di cui ci siamo già occupati qui e qui- nel corso di un'intervista, concessa nel pieno della propria maturità artistica e umana, pronunciò alcune frasi illuminanti, che costituiscono un radicale superamento della contrapposizione tra Blues e Gospel.
Infatti, in un passaggio fortemente autobiografico, affermò che da giovane le era stato insegnato che il Blues non è la musica giusta per un buon cristiano.
Ma, come crebbe e divenne una donna che conosce veramente la vita, capì che anche il miglior cristiano prima o poi ha avuto il Blues.
Anzi, in questa intervista affermò testualmente:
"E' proprio quando tu hai il Blues, che vai da Cristo per chiedere aiuto. Capisci? Quando si è così giù che non ce la si fa più, è proprio allora che ognuno salta dall'altra parte ed esclama: Dio, abbi pietà!
Persino quando cantano il Blues, le persone dicono: Dio, abbi pietà, abbi pietà di me! Persino all'interno della singola canzone.
Certo, il Blues può essere osceno e persino sarcastico, ma può essere anche molto caldo. E quando canti il Blues, puoi dare voce a molte persone. Ancora una volta: non è ciò che fai, ma come lo fai!" ( Chip Deffaa, Blues Rhyhtms, pp 20 sg.)
Nel 1961, Ruth Brown incise a Nashville un LP di brani Gospel, che a noi piace particolarmente e, anzi, vorremmo proporvelo tutto, ma -per ovvi motivi di spazio- ci limitiamo a un solo brano.
E, allora, scegliamo la bella e tradizionale "Just a closer walk with Thee", ispirata a un passaggio della Seconda Lettera di Paolo ai Corinzi e che, tra l'altro, è il brano che più di sovente è stato suonato per accompagnare il viaggio finale, durante i funerali di New Orleans.
Just a closer walk with Thee,
Grant it, Jesus, is my plea,
Daily walking close to Thee,
Let it be, dear Lord, let it be
I am weak, but Thou art strong,
Jesus, keep me from all wrong,
I'll be satisfied as long
As I walk, let me walk close to Thee
When my feeble life is over,
Time for me will be no more,
Guide me gently, safely over
to Thy kingdom shore, to Thy shore
Da questo testo, traspaiono alcuni dei cardini della musica Gospel: la consapevolezza della propria debolezza, l'affidarsi alla forza del Signore e la fiducia che, alla fine della vita, un destino di pace ci attenderà.
Avremo modo, nei prossimi Post, di approfondire questi aspetti che, con sfumature differenti, vengono continuamente riaffermati dal Gospel.
La Buona Novella, appunto... Che affonda le proprie radici nell'esperienza umana cantata dal Blues.
Tra i generi che sono confluiti nella Musica del dopoguerra, il Gospel è certamente tra i più trascurati.
Eppure, molti tra i fondatori della Musica degli Anni '50 -a partire dal cosiddetto Million Dollar Quartet, azzeccata definizione che riunisce Elvis, Johnny Cash, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis- hanno riconosciuto il proprio debito nei suoi confronti.
A noi pare che esistano almeno quattro modi di considerare il Gospel e, quindi, di ascoltarlo.
1) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, ma che non ha particolari significati e perciò non si differenzia da altri generi musicali."
2) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, che si differenzia da altre, perché è la testimonianza di come i Neri d'America professarono la loro fede. Fede che, però, non mi interessa."
3) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, che si differenzia da altre, perché è la testimonianza di come i Neri d'America professarono la loro fede, In fondo, mi piacerebbe poter credere come quelle persone semplici che lo cantarono, ma la ragione mi dice che i suoi presupposti religiosi sono infondati."
4) "Il Gospel è una musica certamente piacevole, che si differenzia da altre, perché è la testimonianza di come i Neri d'America professarono la loro fede. Pur nelle differenze storiche e culturali, io credo che il Gospel mi riguardi profondamente e mi riconosco nel suo annuncio positivo, perché ho sperimentato la conversione di cui esso parla."
Come esempio di Gospel, iniziamo questa nuova sezione del nostro Blog con due brani di Arizona Dranes, una cantante non vedente ormai semisconosciuta, che incise prima della Grande Depressione e la cui Musica ebbe una notevole influenza su artisti del calibro di Fats Domino e Jerry Lee Lewis.
Arizona fu una delle più energiche predicatrici dell'epoca all'interno della COGIC, la Church of God in Christ, l'organizzazione religiosa che più contribuì a liberare le forme di canto e preghiera durante le funzioni liturgiche, permettendo così la nascita di un genere musicale in cui potevano esprimersi tratti comuni con il Blues e altri generi più secolari.
Fu scoperta a Dallas da Richard M. Jones, un talent scout della OKeh, che la spedì a Chicago con un'affettuosa lettera di presentazione: fatto, questo, piuttosto raro negli ambienti discografici dell'epoca e non solo.
Tra il 1924 e il 1928, la Dranes incise 30 facciate, tutte molto suggestive, in cui spiccano sia il suo entusiasmo canoro, sia la sua tecnica impetuosa al piano, capaci di dare un'espressione musicale al suo fervore religioso.
Tra l'altro, Arizona Dranes fu anche tra i primi esecutori a introdurre nel Gospel brani in 3/4, tempo che in seguito si evolse nel 12/8, così amato dagli artisti degli Anni '50.
Nonostante non sia più entrata in studio di registrazione dopo la Grande Depressione, questa ammirevole donna rimase attiva a lungo come artista e questo l'aiutò probabilmente a reggere i numerosi problemi di salute che l'afflissero.
Morì di arteriosclerosi nel 1963 e noi ricordiamo con affetto la sua personalità e la sua fede, proponendovi "God's got a Crown" e "He is my Story".
Musica con un cuore, che ci permette di riconoscerci pienamente nel modo #4 di ascoltare il Gospel.
I generi musicali si evolvono e, attraverso piccoli mutamenti continui, sfociano in qualcosa di nuovo, che a un certo punto ha bisogno di un neologismo per essere individuato e descritto.
Così -sebbene vi sia un filo rosso che attraversa Gospel, Blues, Ragtime, Charleston, Jazz, Dixieland, Swing, Boogie Woogie, Jive, Rhythm & Blues, Rock 'n' Roll, Hillbilly Boogie, Rockabilly etc., ognuno di questi generi ha caratteristiche specifiche, che lo rendono diverso da tutti gli altri, anche se spesso confinante con essi.
Pertanto, appare arduo -se non forse impossibile- individuare l'anno di nascita del Rock 'n' Roll, anche se in molti si sono cimentati in questa impresa. Anzi, alcuni hanno addirittura cercato di individuare il primo disco R 'n' R!
Fatta questa premessa e in linea del tutto generale, si possono comunque proporre tre differenti anni di nascita del Rock 'n' Roll, a seconda di quanto sia sottile la griglia che si intende applicare: il 1939, il 1945 e il 1954.
Per quanto riguarda, invece, il momento in cui il Rock 'n' Roll propriamente detto ha esaurito la propria carica innovativa, il compito è più facile.
Infatti, sebbene alcune analisi estendano questo momento sino ai primi Anni '60, mi pare più realistico individuare il 1959 come l'anno in cui giunsero a maturazione alcuni aspetti musicali -e di costume- che provocarono una netta frattura con il passato.
Nei prossimi Post, esploreremo proprio gli Anni del Rock 'n' Roll, con l'ausilio di alcuni esempi musicali.
Non ci porremo, però, l'obiettivo di creare divisioni, ma anzi, cercheremo di dimostrare che la Musica può unire, al di là dei gusti personali.
Per ora, vi proponiamo Who Threw The Whyskey in The Well, con l'Orchestra di Lucky Millinder e la voce di Wynonie Harris.
Il pezzo uscì nel 1945 e in esso Gospel e Swing tendono chiaramente verso qualcosa di nuovo. Buon ascolto!