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domenica 1 febbraio 2015

E il Bambino fu Ingrato!

Nel Post precedente, vi abbiamo proposto il bel brano "The Blues had a Baby" e abbiamo accennato a pensieri non detti, che trapelano dal canto di Muddy Waters.

Il primo che ci pare di cogliere è che sì, il Blues ebbe un bambino, questo bambino fu chiamato Rock 'n' Roll, ma... si dimostrò un figlio molto ingrato.

Infatti, il Rock 'n' Roll -in particolare quando divenne la colonna sonora di adolescenti preoccupati da scuola, chewing gum e primi amorini- decretò di fatto la fine, o almeno un brusco arresto, della carriera di quei bluesmen, che sino allora erano stati al centro dell'attenzione.

Così, non solo Louis Jordan e tanti esponenti Rhythm & Blues passarono improvvisamente dalla vetta delle classifiche all'oscurità, ma anche molti cantori del Blues videro crollare la vendita di dischi e la richiesta di Serate.

Se alcuni, come il flemmatico Muddy Waters, seppero farsene una ragione e aspettarono tempi migliori, che si presentarono dopo circa un decennio, con il Blues Revival...

Altri considerarono la nuova situazione quasi come un affronto personale e accentuarono quei comportamenti autodistruttivi -come la recriminazione, l'alcol e la violenza- che li avrebbero portati a una fine prematura.

Vi abbiamo già raccontato, ad esempio, come il povero Little Walter morì a soli 38 anni, per i postumi di una botta presa durante una lite, ma ancora più desolante fu il periodo che precedette questa sua triste fine.

Al punto che, probabilmente, aveva ragione Muddy Waters, quando ebbe a dire che Little Walter era già morto dieci anni prima di morire...

Devastato dall'alcol, che lo rendeva sempre più inaffidabile, Little Walter aveva perso anche buona parte delle sue capacità artistiche e faticava non solo a lavorare, ma anche a tenersi una Band.

Erano, infatti, parecchi i musicisti che lo lasciavano, dopo averlo visto per l'ennesima volta brandire durante un alterco la pistola, con mano insicura e mente ancora più malferma.

Noi oggi ricordiamo Little Walter e tutti i Bluesmen che non riuscirono a sopravvivere artisticamente al Rock 'n' Roll, proponendovi la cerimonia con cui nel 2008 egli venne indotto nella Rock 'n' Roll Hall of Fame...

Con le commoventi parole di Ben Harper e l'esecuzione, da parte del leggendario James Cotton, dei due classici, a cui il nome di Little Walter è perennemente legato: "Juke" e "My Babe".

"To pass through Life
You have to pass through the Blues
And to pass through the Blues
You have to pass through Little Walter"

Ma non senza prima proporvi "Blue Midnight" del 1952, uno dei brani strumentali all'armonica più struggenti che noi conosciamo.



lunedì 21 luglio 2014

Sun 219 e Sun 277: "Red Hot" di Billy Emerson e Billy Riley

Quando si nomina la Sun Records, solitamente si pensa subito al magico quartetto da un milione di dollari: Elvis Presley, Johnny Cash, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis.

Ma al 706 di Union Avenue passarono molti altri artisti che, sebbene in misura minore, contribuirono a creare il Rock 'n' Roll e il Rockabilly, incidendo brani destinati a divenire capisaldi della nostra Musica.

Uno di questi pezzi fu "Red Hot".

Inizialmente una canzoncina delle cheerleaders, cantata per incitare i propri giocatori e schernire gli avversari durante le partite adolescenziali, venne trasformata da Billy The Kid Emerson in un bel brano tirato, che ancora oggi risulta incisivo e piacevole.

Ma fu qualche anno dopo, nella versione di Billy Riley, che "Red Hot" divenne un classico Rockabilly.

A noi Billy Riley piace particolarmente e quando sono alla Consolle, se vi è l'occasione, non rinuncio a proporre un suo pezzo, certo che i Ballerini apprezzeranno.

Purtroppo, però,  "Red Hot" -inciso nel 1957- vendette veramente poco e Billy Riley la prese proprio male.

Così, fece ciò che un Musicista non dovrebbe fare...

Comprò qualche litro di vino, si sbronzò e andò alla Sun Records, ove distrusse un contrabbasso e versò il poco vino rimasto su scrivanie e macchine da scrivere...

Sam Phillips abbordò Billy Riley con calma, gli parlò a lungo delle sue potenzialità e quando alla fine l'irascibile cantante se ne andò... era convinto di avere un radioso avvenire innanzi a sé.

Inutile dire che queste sue aspettative vennero disilluse e ciò incrementò maggiormente la sua amarezza.

Riley venne relegato nel ruolo di turnista, il che gli permise di contribuire a moltissime incisioni, ma sempre come comprimario.

Così, il suo destino fu simile a quello di tanti altri musicisti: la sua musica venne apprezzata solo quando, ormai, non poteva più dargli quel successo concreto che si sarebbe meritato.



giovedì 15 maggio 2014

1948: "Loch Lomond" dei Rockets

Per i Gruppi Vocali del 1948, ci limitiamo a un solo brano "Loch Lomond" dei Rockets, che però ci permette di fare alcune interessanti considerazioni.

Infatti, Loch Lomond è una melodia popolare scozzese, che risale al 1841.

Negli USA era già stata incisa, tra gli altri, da Benny Goodman, Woody Herman e Fats Waller ed era destinata a essere poi registrata una decina di anni dopo anche da Bill Haley.

La versione dei Rockets, che si trova storicamente e musicalmente a metà strada tra lo Swing e il Rock 'n' Roll, può essere utile per sottolineare ancora una volta ciò che stiamo continuamente cercando di affermare con questo Blog...

La Musica americana dagli Anni '20 a tutti gli Anni '50 è un continuo fluire, in cui generi musicali differenti si intrecciano e generano sempre qualcosa di nuovo, fondato sul passato, ma aperto verso il futuro.

Così, oggi vi presentiamo la versione di Benny Goodman -con la voce di Martha Tilton- e quella di Bill Haley, dal titolo "Rock Lomond", naturalmente inframezzate dall'incisione dei Rockets.

E inoltre, come antipastino, vi proponiamo pure la melodia scozzese originale, suonata alla cornamusa!

Buon ascolto.




giovedì 1 maggio 2014

1951: "Rocket 88" e "My Real Gone Rocket" di Jackie Brenston

Iniziando a parlare dell'anno 1951, un Post deve certamente essere dedicato a "Rocket 88" di Jackie Brenston, che molti -tra cui Sam Phillips, che la registrò quando non aveva ancora fondato la Sun Records e la cedette alla Chess- considerano il primo pezzo Rock 'n' Roll.

Noi non crediamo che possa esistere il "primo" pezzo di un genere musicale, perché -come stiamo continuamente cercando di mostrare in questo Blog- vi sono fili rossi che percorrono la Musica e si intrecciano tra di loro, però...

A volte è bello seguire i miti fondanti di ciò che si ama!

Tra l'altro, la storia di "Rocket 88" ha tutte le caratteristiche giuste per fare entrare questo brano nella leggenda.

Come abbiamo detto in un Post precedente, "Rocket 88" venne "ispirato" da "Cadillac Boogie", che Jimmy Liggins aveva già inciso qualche anno prima.

Inoltre, il brano non sarebbe stato lo stesso, senza il contributo che il più esperto Ike Turner diede a Jackie Brenston. Anzi, The Delta Cats -a cui il disco venne attribuito- in realtà altri non erano che The Kings of Rhythm di Ike.

Che dire poi del fatto che Jackie Brenston, mentre dichiarava tutti i propri intenti bellicosi a bordo della potente macchina, era all'epoca ancora minorenne e dovette far firmare il contratto alla mamma?

Per quanto riguarda la caratteristica principale di questo pezzo -la forte distorsione della chitarra di Willie Kizart- essa fu in parte dovuta al caso.

Infatti, durante il viaggio verso Memphis, l'amplificatore cadde dal tetto della macchina -o forse fu rovinato dalla pioggia: a questo proposito, esistono versioni differenti- e Sam Phillips cercò di porvi rimedio artigianalmente, con qualche foglio di carta.

Il risultato fu quel suono distorto, che da allora venne ricercato e riprodotto in molte incisioni Rock 'n' Roll.

Quando sono alla Consolle, mi piace ogni tanto proporre "Rocket 88", anche se la reazione della Pista solitamente non è entusiastica.

E così, a volte mi chiedo se questo brano non abbia troppo testosterone per alcuni ballerini contemporanei, resi mollaccioni da certi  swinghettini bromurici, oggi maggiormente di moda...

Per completezza, vi proponiamo anche il sequel "My Real Gone Rocket", inciso da Jackie Brenston quattro mesi dopo e che è ancora più wild. Proprio come il sano Rock 'n' Roll deve essere!



martedì 22 aprile 2014

Introduzione ai Gruppi Vocali

Al Rock 'n' Roll viene spesso rimproverato di essere stato la musica di una generazione senza una base culturale in campo artistico.

Se, infatti, nel Jazz e nello Swing vi erano stati personaggi con una notevole formazione musicale, di cui beneficiarono in seguito anche alcuni combo Rhythm & Blues, che ereditarono molti di questi artisti, il Rock 'n' Roll si diffuse prevalentemente tra adolescenti che spesso, con tre soli accordi e una tecnica strumentale ridotta, davano sfogo a tutta la propria vitalità.

Però, secondo noi, questo rappresenta anche parte del fascino che il Rock 'n' Roll continua ad avere.

La spontaneità, l'immediatezza, le doti naturali non temprate (o appiattite...) da solfeggi ed esercizi estenuanti ci fanno apprezzare ancor di più l'energia creativa di una generazione, che nel Rock 'n' Roll trovò la propria colonna sonora.

E forse, ancor meno "acculturati" musicalmente, furono quei giovani che si unirono in gruppi vocali di 4-5 elementi e si divertivano a cantare -con un accompagnamento strumentale minimo o addirittura "a cappella"- durante la ricreazione a scuola o all'angolo di una strada.

Alcuni di questi gruppi, riuscirono poi a sfondare nel mercato discografico. A volte, solo con un disco; altre volte, con una carriera pluriennale.

Una caratteristica di questi gruppi vocali fu lo sviluppo non tanto di sofisticate armonie, quanto di  tratti ritmici e percussivi di notevole impatto, che vennero poi, in un certo senso, codificati nel Doo-Wop.

I gruppi vocali attraversarono la transizione dallo Swing al Rhythm & Blues e, poi, da questi al Rock 'n' Roll e ai primi Anni '60 e noi...

In questa nuova sezione del Blog, esploreremo proprio questo percorso, partendo dal dopoguerra e concludendo il nostro itinerario con il 1959, che -come abbiamo già indicato in questo Post- segnò la fine della Musica che amiamo.

Iniziamo in modo soft, con due brani tranquilli degli Ink Spots -"The Java Jive" del 1940 e la velatamente antimilitarista "I don't Want to Set the World on Fire" dell'anno successivo- ma poi passeremo a pezzi più up-tempo... proponendovi quel genere di Musica che ai Ballerini fa partire le zampette in automatico!



giovedì 10 aprile 2014

Rosemary Clooney, Annisteen Allen e Fats Domino rispondono

E' veramente interessante leggere le riviste degli Anni '50 e siamo proprio contenti di aver iniziato la collezione di alcune tra le testate più significative per la Musica che tanto amiamo..

Ad esempio, nella rivista "Rock and Roll Songs", vi era una rubrica dal titolo "Shooting Questions at the Stars".

In essa, si possono spesso trovare spunti significativi, per capire il clima musicale della seconda metà di quel decennio.

Oggi vi presentiamo tre risposte, tratte dal numero di Settembre del 1956.

Alla domanda se avesse avuto molte richieste da parte dei propri fans di incidere brani Rock 'n' Roll, Rosemary Clooney (l'interprete di "Mambo Italiano" e... zia dell'attore contemporaneo George) rispose di no. Non aveva avuto molte richieste di questo tipo, ma comunque immaginava che i fans avrebbero accettato suoi eventuali pezzi R 'n' R, perché quella era la tendenza del momento.

Ad Annisteen Allen, invece, venne chiesto se la sua Casa Discografica la considerasse una cantante Rock 'n' Roll. La risposta fu che, sebbene lei fosse una cantante Blues, il mercato di quei giorni considerava buona parte del Blues come Rock 'n' Roll e che in molti  arrangiamenti Blues veniva posto quel Big Back Beat tipico del Rock 'n' Roll.

Terzo e ultimo esempio che vi proponiamo... Fats Domino, alla domanda se fosse sorpreso, vedendo diversi suoi pezzi scalare la classifica Pop, rispose di no, perché  il Rock 'n' Roll era stato accettato dal pubblico che acquistava dischi Pop, per cui  era normale per lui trovarsi ben rappresentato in questa classifica.

Al di là di quali siano le proprie considerazioni sulla "moda" del Rock 'n' Roll nel 1956 e dintorni, non si può non notare la differenza rispetto ai nostri giorni, in cui altre mode hanno in parte emarginato il R 'n' R.

Comunque, ecco -con "Blue Monday" di Fats Domino- un piccolo assaggio della Musica che quell'anno andava per la maggiore.



giovedì 3 aprile 2014

1950: "Mardi Gras in New Orleans" di Professor Longhair e "The Fat Man" di Fats Domino

Il 1950 vide l'ingresso nelle classifiche Rhythm & Blues del sound di New Orleans.

Questa città era il crocevia di ritmi provenienti dal mondo latino e anche il Rhythm & Blues risentì di questi influssi.

Il primo pezzo che vi proponiamo è "Mardi Gras in New Orleans" di Professor Longhair.

In esso, vi sono caratteristiche che non abbiamo trovato nei brani esplorati precedentemente: un ritmo "caraibico", il piano suonato con un forte impatto, versi che inneggiano al Carnevale, reminiscenze africane.

Professor Longhair ebbe una grande influenza su altri pianisti contemporanei e successivi, tra i quali spiccarono Fats Domino e Dr John.

E proprio di Fats Domino è il secondo pezzo di oggi: "The Fat Man".

Si tratta di una rivisitazione del classico "Junker's Blues", i cui versi su droga e degrado certo non si prestavano per un'ampia diffusione alla radio, senza il cui supporto era impossibile riuscire a sfondare nel mercato discografico.

La struttura armonica di "The Fat Man" è quella tradizionale del Blues a 8 battute, con una lunga introduzione di ben 20 battute, ripresa dalla versione di "Junker's Blues", incisa una decina di anni prima da Champion Jack Dupree e che vi presentiamo per un utile confronto.

Con questo pezzo, iniziò la lunga, prolifica e a volte burrascosa collaborazione tra Fats Domino e Dave Bartholomew, che produsse innumerevoli classici e contribuì ampiamente a traghettare il Rhythm & Blues verso il Rock 'n' Roll.





lunedì 24 marzo 2014

"Lucky Lips": Ruth Brown o Gale Storm?

Nella storia del Rhythm & Blues e del Rock 'n' Roll,  l'incisione di  pezzi  -originariamente cantati da artisti di colore, da parte di bianchi, che puntavano alla classifica pop- ha sempre rappresentato  una questione spinosa.

Noi, come al solito, preferiamo affrontare questo tema non da un punto di vista ideologico, ma andando a vedere le fonti e confrontando le differenti versioni.

Pensiamo, infatti, che questo approccio non ingabbi la mente in risposte già preconfezionate, ma aiuti a pensare con la propria testa e a formarsi una propria idea.

E così, guardiamo con curiosità un sondaggio, apparso nel mese di Giugno 1957 sulla rivista "Rock 'n' Roll Songs".

In questo sondaggio, la Rivista chiese ai propri lettori di pronunciarsi sulle versioni di Ruth Brown e Gale Storm di "Lucky Lips", che in quei mesi stavano andando veramente forte.

Ruth aveva inciso questo pezzo per prima con l'Atlantic, ma dopo una sola settimana... ecco che era già pronta una versione di Gale per la Dot.

Tra l'altro, in quel periodo le cover molto spesso erano vere e proprie copie... riproduzioni nota per nota e, soprattutto, con gli stessi arrangiamenti, di pezzi originariamente incisi da Neri.

Questo plagio a volte favoriva l'Artista di colore, che riceveva nuovo slancio dalla versione bianca, ma spesso lo penalizzava pesantemente, rubandogli quel successo che si sarebbe meritato.

Comunque, se avessimo avuto la possibilità di votare per il il sondaggio di "Rock 'n' Roll Songs", noi non avremmo avuto dubbi e la nostra scelta sarebbe andata a...

Ma no... Non vogliamo condizionare la vostra scelta, quindi...

Buon ascolto!




lunedì 17 febbraio 2014

Uno Scoop del 1960: La Svolta di Elvis

Con il Post precedente, abbiamo terminato la sezione introduttiva di questo Blog, dedicata a "Gli Anni del Rock 'n' Roll".

Prima di passare alla sezione "Il Rhythm & Blues dal 1945 al 1959", inauguriamo una sezione più leggera, dal titolo "Dischi, Artisti e Aneddoti".

In essa, pescheremo dalla nostra piccola (ma in forte crescita) raccolta di Riviste originali degli Anni '50, per darvi una documentazione diretta di come i media raccontavano il Rhythm & Blues e il Rock 'n' Roll al loro pubblico giovanile.

Iniziamo con uno "scoop" che oggi può far sorridere, ma che all'epoca deve aver suscitato non pochi commenti.

E' tratto dal numero di Aprile del 1960 della rivista  "Rhythm & Blues" e in esso Masco Young -nella sua rubrica "The Deejays are talking about..."- rivela che....

"Elvis, nel timore di finire etichettato esclusivamente come cantante Rock 'n' Roll, avrebbe deciso -al suo ritorno dal servizio militare in Germania- di incidere un numero maggiore di Ballads e di interpretare ruoli drammatici alla TV e al Cinema".

Per quanto riguarda le Ballads, la notizia si rivelò fondata e, anzi, alcune di esse, a distanza di tanti anni, sono ancora in grado di emozionare gli ascoltatori.

Per quanto riguarda, invece, il futuro di Elvis nei panni di attore drammatico... sappiamo come sia andata a finire.



giovedì 13 febbraio 2014

Cinque Stili di Rock 'n' Roll

Anni fa, lessi un interessante articolo di Charlie Gillett, dedicato ai cinque stili di Rock 'n' Roll, che a suo dire si sono sviluppati nel periodo 1951-1955 e che possiamo così sintetizzare:

1) I Combo Rhythm & Blues

2) Il Country Boogie

3) Il Country Rock

4) Il Rockin' Blues

5) I Gruppi Vocali

I primi due stili sono rappresentati da gruppi musicali di 7-8 elementi...

Il terzo e quarto da un cantante, accompagnato da una sezione ritmica molto essenziale...

Mentre l'ultimo è costituito da gruppi vocali a cappella o con un accompagnamento strumentale minimo.

Nei prossimi Post, esploreremo ampiamente questi cinque stili, che -di per sé o intrecciati tra di loro- hanno prodotto le  varie sfaccettature del Rock 'n' Roll.

Per ora, vi lasciamo con un simpatico pezzo del famoso gruppo vocale The Teenagers: "Why Do Fools Fall in Love?".

Dopo un paio di minuti di presentazione, quando i ragazzi iniziano finalmente a cantare, vi è un'esplosione di pura energia!


lunedì 10 febbraio 2014

Il 1959... La Fine di un'Era?

Con il 1959, molte cose cambiarono.

Elvis era da qualche mese in Germania per il servizio militare...

Jerry Lee Lewis, travolto dallo scandalo per il matrimonio con la cugina tredicenne, si trovava isolato...

Little Richard era impegnato dalla sua momentanea vocazione religiosa...

Chuck Berry doveva affrontare le conseguenze di in una brutta storia con una prostituta minorenne, a cui aveva fatto attraversare un confine di troppo...

Buddy Holly, Ritchie Valens e Big Bopper perirono in un incidente aereo...

Eddy Cochran era sul punto di giungere pure lui all'appuntamento finale....

Ma, oltre a questi fatti biografici, era il clima culturale dell'America che andava cambiando.

L'attacco mediatico al Rock 'n' Roll -che durava da cinque anni e che ultimamente era divenuto sempre più violento- aveva dato, infatti, i propri frutti.

Inoltre, il beat stesso stava cambiando e il ballo di coppia -a cui la Musica sin dagli Anni '20 aveva fatto da colonna sonora- stava per essere sostituito dai movimenti di singoli ballerini. Le donne -le followers- si andavano emancipando e ora potevano ballare da sole...

E allora, il 1959 può essere considerato l'anno in cui  finisce l'Era del Rock 'n' Roll e questa Musica meravigliosa inizia a trasformarsi in qualcosa d'altro.

L'anno dopo, infatti, altri erano i suoni che circolavano, ad esempio con il debutto della formidabile Tina Turner.

Comunque... cambiano i ritmi, ma la potenza erotica della Musica che affonda le proprie radici nella tradizione nera resta inalterata.

Eccovi ora Tina con "Fool of Love" nella versione originale del 1960 e in un live a Wembley 40 anni dopo, al cambio di Millennio.


 

lunedì 3 febbraio 2014

"Shake, Rattle and Roll" di Big Joe Turner

Nel Post precedente, vi abbiamo presentato "Shake, Rattle and Roll" nella versione di Bill Haley, un pezzo inciso ai primi di Giugno del 1954 e distribuito un paio di mesi dopo.

Oggi, invece, prenderemo in considerazione la versione registrata per l'Atlantic nel Febbraio dello stesso anno da Big Joe Turner.

Entrambi i pezzi erano destinati a diventare grandi successi e a vendere oltre un milione di copie, quindi può essere interessante vederne le differenze, per capire quali fette di pubblico andarono a stuzzicare.

La versione di Big Joe Turner parte in sordina e poi si scalda strada facendo, dando l'impressione di una carica contenuta, quasi sorniona.

La versione di Bill Haley, invece, risente del retroterra country da cui lui e la sua Band provenivano, con il contrabbasso che slappa e sostiene un incalzare apparentemente più energico, in particolare durante l'intermezzo strumentale.

Per quanto riguarda il testo, invece, Big Joe turner non esita a dar voce a quella carica erotica tipica del Rhythm & Blues e a dichiarare esplicitamente la tensione sessuale che certe visioni gli provocano...

Leggete ad esempio questi versi:
Way you wear those dresses, the sun comes shinin' through
Way you wear those dresses, the sun comes shinin' through
I can't believe my eyes, all that mess belongs to you.

e guardate come vengono "sbiancati" nella versione di Bill Haley:
Wearin' those dresses your hair done up so nice
Wearin' those dresses your hair done up so nice
You look so warm but your heart is cold as ice

Lì dove Big Joe è "turbato" da tutto ciò che vede nella trasparenza di un vestitino, Bill Haley si accontenta di notare quanto sia carina la pettinatura della sua ragazza...

D'altra parte, i dischi di un bianco -per essere trasmessi da reti radiofoniche di bianchi ed entrare così nelle case di altri bianchi- dovevano passare una censura più severa, rispetto al mondo Rhythm & Blues, abituato a una sessualità ben più esplicita. Un'autocensura preventiva era, quindi, particolarmente diffusa.

La cover da parte di Bill Haley non danneggiò il successo di Big Joe Turner, anzi lo rafforzò. Forse, questo fu uno dei pochi casi, in cui un artista di colore trasse beneficio da una pratica poi comune tra i discografici bianchi, che di queste cover fecero un uso "disinvolto", soprattutto quando c'era da pagare i diritti d'autore.

Anzi, Big Joe Turner e Bill Haley divennero buoni amici e, addirittura, nel 1957 fecero insieme un tour in Australia.

E quando Turner nel 1966 attraversò un periodo di difficoltà, Bill Haley e la sua Band non esitarono ad accompagnarlo, durante alcune incisioni in Messico.

Un buon esempio di come lo stereotipo politicamente corretto del povero nero, perennemente sfruttato dall'avido bianco, non sempre funzioni...

Le storie della Musica e dei Musicisti sono, per fortuna, più complesse delle categorie mentali di chi cerca di raccontarle.

Nel prossimo Post, però, ci occuperemo di un originale artista nero, il quale non ebbe il riconoscimento economico che si sarebbe ampiamente meritato.


venerdì 31 gennaio 2014

L'Esplosione del Rock 'n' Roll nel 1954

E infine, nel 1954... vi fu l'esplosione del Rock 'n' Roll.

Infatti, se la Musica di cui ci siamo occupati nei Post precedenti aveva in sé il germe di grandi cambiamenti, fu solo nel 1954 che il Rock 'n' Roll deflagrò, nella forma che oggi conosciamo.

Nel giro di pochi mesi tutto cambiò e...

Una generazione di adolescenti bianchi si trovò per la prima volta esposta a suoni, testi e modelli che semplicemente non conosceva.

Il Rhythm & Blues -che fece da traghetto tra lo Swing e il Rock 'n' Roll- era una musica suonata esclusivamente da neri.

E solo pochi bianchi si sintonizzavano sulle radio locali che la trasmettevano ed entravano nei negozi in cui i dischi R & B venivano venduti.

Ora, invece, una nuova musica -non più esclusivamente di matrice nera- entrava prepotentemente nelle case di tutti i ragazzini americani bianchi.

Due furono le canzoni che possiamo considerare l'emblema di questa invasione: Shake, Rattle and Roll di Bill Haley e That's All Right Mama di Elvis Presley.

Non a caso, entrambe sono cover di due pezzi che già circolavano nella versione originale di Big Joe Turner e Big Boy Crudup.

Avremo modo, in futuro, di tornare su questo concetto di "cover", che in molti casi fu sinonimo di furto e di royalties non pagate agli artisti neri.

Per ora, ci limitiamo a riproporvi la versione bianca di questi due pezzi, invitandovi a immaginare la carica dirompente che 60 anni fa essi poterono avere nelle famiglie americane!




lunedì 27 gennaio 2014

Il 1945: Un Anno di Svolta

Tra le possibili date di nascita simboliche del Rock 'n' Roll, che vi abbiamo anticipato in un Post precedente, il 1945 ricopre certamente un ruolo particolarmente importante.

Infatti, in quell'anno confluirono molti fattori favorevoli per la creazione di un nuovo genere musicale.

1) Lo Swing da qualche tempo aveva perso la propria carica innovativa e spesso si limitava a riproporre temi già ampiamente esplorati.

2) La carenza di materia prima per la produzione di dischi e lo sciopero in sala d'incisione del sindacato dei musicisti avevano rivoluzionato la scena musicale, dando spazio a forze più fresche.

3) Lo spostamento di grandi masse di lavoratori neri verso le fabbriche della West Coast, impegnate nello sforzo bellico, aveva creato nuove possibilità economiche e nuove esigenze di divertimento.

4) Le Big Band si trovavano in difficoltà, sia perché molti musicisti erano partiti per la guerra, sia perché le nuove condizioni di vita non sempre permettevano di sostenere i costi onerosi che esse comportavano.

5) Al loro posto, si andavano diffondendo piccoli Combo di 6-8 elementi, che si sforzavano di produrre lo stesso volume di suono delle Big Band, a volte utilizzando la chitarra -ora elettrificata- non più come semplice accompagnamento ritmico, ma come strumento solista.

6) Gli implacabili riff boogie di Albert Ammons & Co. avevano contribuito a creare una Musica più incalzante e viscerale: probabilmente meno sofisticata, ma certamente di maggiore impatto per chi voleva lasciarsi alle spalle il dramma della guerra.

7) Nuove e piccole case discografiche indipendenti erano pronte a intercettare tutte queste nuove tendenze e a tentare il colpo grosso, cercando di azzeccare quel pezzo che nel giro di poche settimane avrebbe permesso lauti guadagni.

Come esempio di alcuni di questi cambiamenti, vi proponiamo il chitarrista T-Bone Walker con l'Orchestra di Marl Young in Sail On Boogie, un pezzo in cui vecchio e nuovo convivono e testimoniano di un clima musicale in grande trasformazione.


martedì 14 gennaio 2014

Gli Anni del Rock 'n' Roll

I generi musicali si evolvono e, attraverso piccoli mutamenti continui, sfociano in qualcosa di nuovo, che a un certo punto ha bisogno di un neologismo per essere individuato e descritto.

Così -sebbene vi sia un filo rosso che attraversa Gospel, Blues, Ragtime, Charleston, Jazz, Dixieland, Swing, Boogie Woogie, Jive, Rhythm & Blues, Rock 'n' Roll, Hillbilly Boogie, Rockabilly etc., ognuno di questi generi ha caratteristiche specifiche, che lo rendono diverso da tutti gli altri, anche se spesso confinante con essi.

Pertanto, appare arduo -se non forse impossibile- individuare l'anno di nascita del Rock 'n' Roll, anche se in molti si sono cimentati in questa impresa. Anzi, alcuni hanno addirittura cercato di individuare il primo disco R 'n' R!

Fatta questa premessa e in linea del tutto generale, si possono comunque proporre tre differenti anni di nascita del Rock 'n' Roll, a seconda di quanto sia  sottile la griglia che si intende applicare: il 1939, il 1945 e il 1954.

Per quanto riguarda, invece, il momento in cui il Rock 'n' Roll propriamente detto ha esaurito la propria carica innovativa, il compito è più facile.

Infatti, sebbene alcune analisi estendano questo momento sino ai primi Anni '60, mi pare più realistico individuare il 1959 come l'anno in cui  giunsero a maturazione alcuni aspetti musicali -e di costume- che provocarono una netta frattura con il passato.

Nei prossimi Post, esploreremo proprio gli Anni del Rock 'n' Roll, con l'ausilio di alcuni esempi musicali.

Non ci porremo, però, l'obiettivo di creare divisioni, ma anzi, cercheremo di dimostrare che la Musica può unire, al di là dei gusti personali.

Per ora, vi proponiamo Who Threw The Whyskey in The Well, con l'Orchestra di Lucky Millinder e la voce di Wynonie Harris.

Il pezzo uscì nel 1945 e in esso Gospel e Swing tendono chiaramente verso qualcosa di nuovo. Buon ascolto!