lunedì 28 aprile 2014

1947: "Ol' Man River" dei Ravens e "After Awhile" dei The Big Three Trio

Nel gruppo The Ravens, a far la parte del leone era certamente Jimmy Ricks, con la sua inconfondibile voce da basso.

Noi ve la presentiamo nell'interpretazione di "Ol' Man River", resa famosa nel 1927 dal musical "Show Boat".

Curiosamente, il testo parla della vita lavorativa di un anziano fiumarolo del Mississippi, ma fu composto da due giovani ebrei, rampolli di ricche famiglie newyorkesi.

Comunque, il pezzo incontrò i favori di artisti di colore e, in particolare, venne cantata nel 1936 da Paul Robeson, nel primo adattamento cinematografico di "Show Boat".

Per vostra comodità, vi presentiamo lo spezzone del film, con l'interpretazione di Robeson, che probabilmente servì da modello per Jimmy Ricks.

Un'altra curiosità è che The Ravens furono il primo gruppo a prendere il nome di un uccello, pratica questa poi utilizzata da molte altre formazioni vocali.

Il secondo brano odierno è "After Awhile", cantato da un trio: The Big Three.

Nel gruppo, svetta sicuramente Willie Dixon, destinato ad avere in seguito -come compositore, talent scout e A & R- un ruolo predominante alla Chess e in tutta la scena Blues di Chicago.

The Big Three Trio durò sino al 1951, ma -al momento dello scioglimento- già da tempo andava stretto a Willie Dixon, la cui vena artistica e il cui spirito organizzativo lo stavano portando verso strade sempre più individuali.





giovedì 24 aprile 2014

1946: "Atom and Evil" dei Golden Gate Quartet e "Just a-Sittin' and a-Rockin'" dei Delta Rhythm Boys

Iniziamo il nostro studio dei Gruppi Vocali dal 1946 al 1959, con due formazioni particolarmente significative: The Golden Gate Quartet e The Delta Rhythm Boys.

Tra l'altro, The Golden Gate Quartet mi sono molto cari, perchè -back in the Fifties- i miei genitori erano soliti suonare i loro dischi e quelle armonie mi sono rimaste nella testa e nel cuore per tutta la vita.

The Golden Gate Quartet -che furono tra i primi Gruppi Vocali a non cantare solamente Gospel o musica secolare, ma a passare tranquillamente da un genere all'altro- si erano formati a livello amatoriale nel 1930 in una barberia della Virginia e, dopo qualche rimaneggiamento, nel 1937 debuttarono alla radio e incisero il loro primo disco.

Apprezzati da John Hammond, vennero invitati al concerto "From Spirituals to Swing" del Dicembre 1938 alla Carnegie Hall di New York, di cui vi abbiamo parlato qui e, come si suol dire... il resto è storia.

Il pezzo che vi presentiamo, "Atom and Evil", fu registrato nel Giugno 1946 e tratta con ironia il tema drammatico della bomba atomica, raccontando come Atomo fosse un bravo ragazzo, sino a che il Male lo fece ubriacare e lo portò a giocare d'azzardo con il fato degli esseri umani...

Anche The Delta Rhythm Boys iniziarono la loro carriera professionale nel 1937, con un lungo soggiorno a Buenos Aires. Ritornati l'anno successivo negli Usa, incisero il loro primo disco con la Decca.

Una loro caratteristica fu la capacità di trasformare classici per orchestra in brani adatti per un Gruppo Vocale, come fecero con questa "Just a-Sitting and a-Rockin", scritta da Duke Ellington e Billy Strayhorn.

Quando negli Stati Uniti i gusti del pubblico cambiarono, The Delta Rhythm Boys si trasferirono a Parigi e continuarono a esibirsi in Europa, ove incontrarono sempre il favore del pubblico sino al 1987, l'anno in cui il gruppo si sciolse, dopo una carriera durata mezzo secolo.




martedì 22 aprile 2014

Introduzione ai Gruppi Vocali

Al Rock 'n' Roll viene spesso rimproverato di essere stato la musica di una generazione senza una base culturale in campo artistico.

Se, infatti, nel Jazz e nello Swing vi erano stati personaggi con una notevole formazione musicale, di cui beneficiarono in seguito anche alcuni combo Rhythm & Blues, che ereditarono molti di questi artisti, il Rock 'n' Roll si diffuse prevalentemente tra adolescenti che spesso, con tre soli accordi e una tecnica strumentale ridotta, davano sfogo a tutta la propria vitalità.

Però, secondo noi, questo rappresenta anche parte del fascino che il Rock 'n' Roll continua ad avere.

La spontaneità, l'immediatezza, le doti naturali non temprate (o appiattite...) da solfeggi ed esercizi estenuanti ci fanno apprezzare ancor di più l'energia creativa di una generazione, che nel Rock 'n' Roll trovò la propria colonna sonora.

E forse, ancor meno "acculturati" musicalmente, furono quei giovani che si unirono in gruppi vocali di 4-5 elementi e si divertivano a cantare -con un accompagnamento strumentale minimo o addirittura "a cappella"- durante la ricreazione a scuola o all'angolo di una strada.

Alcuni di questi gruppi, riuscirono poi a sfondare nel mercato discografico. A volte, solo con un disco; altre volte, con una carriera pluriennale.

Una caratteristica di questi gruppi vocali fu lo sviluppo non tanto di sofisticate armonie, quanto di  tratti ritmici e percussivi di notevole impatto, che vennero poi, in un certo senso, codificati nel Doo-Wop.

I gruppi vocali attraversarono la transizione dallo Swing al Rhythm & Blues e, poi, da questi al Rock 'n' Roll e ai primi Anni '60 e noi...

In questa nuova sezione del Blog, esploreremo proprio questo percorso, partendo dal dopoguerra e concludendo il nostro itinerario con il 1959, che -come abbiamo già indicato in questo Post- segnò la fine della Musica che amiamo.

Iniziamo in modo soft, con due brani tranquilli degli Ink Spots -"The Java Jive" del 1940 e la velatamente antimilitarista "I don't Want to Set the World on Fire" dell'anno successivo- ma poi passeremo a pezzi più up-tempo... proponendovi quel genere di Musica che ai Ballerini fa partire le zampette in automatico!



sabato 19 aprile 2014

Pin-Up per una vita: Ruth Brown e LaVern Baker

Ormai sempre più Eventi dedicati agli Anni '50 offrono uno spazio per contest del tipo "Pin-Up per un Giorno".

Allora, oggi vi proponiamo, tratte dalla nostra raccolta di vecchie riviste, le foto di  due grandi Artiste, comparse sul paginone centrale di "Rhythm and Blues" del Settembre 1956.

Ci pare che da queste immagini traspaiano una bellezza, una sensualità e una classe -tra l'altro, portate per tutta una vita- non comuni.

Però, forse, siamo di parte, perché...

Lo ammettiamo: Ruth Brown e LaVern Baker  hanno per noi un grande fascino, sia come cantanti, sia come donne.

Inoltre, la loro biografia è particolarmente interessante -a volte, addirittura drammatica- e pensiamo, prima o poi, di parlarvene.

Per ora, eccovi due Video, da cui traspaiono la loro carica e la loro energia.




giovedì 17 aprile 2014

Sun 192 e 223: "Mistery Train" di Little Junior e Elvis Presley

"Mistery Train" di Little Junior e i suoi Blue Flames -inciso nel Novembre 1953- non ebbe un particolare successo, ma resta ancora oggi un pezzo molto interessante.

Inoltre, esso si merita un posto d'onore nella storia della nostra Musica perché, nella versione di Elvis Presley dell'Agosto 1955, "Mistery Train" era destinato a diventare una pietra miliare del Rockabilly.

Rispetto a Elvis, Little Junior propone una versione più morbida, che crea un'atmosfera particolare, quasi misteriosa, appunto.

D'altra parte, perché questo pezzo abbia "Mistery" nel titolo è a sua volta un mistero, in quanto il termine non compare mai nel testo. Chissà... Forse il treno sembra misterioso perché arriva, non annunciato, da dietro una curva e -senza che si veda la ragazza del cantante salirvi- se la porta via.

Comunque, il tema del treno di sedici carrozze, che si porta via una donna, era già presente nella musica popolare americana, ad esempio nel brano tradizionale "Worried Man Blues".

La versione di "Mistery Train" cantata da Elvis è, invece, molto più incalzante. In un certo senso, potremmo dire che se il treno di Little Junior è un accelerato, il treno di Elvis è trainato da una locomotiva lanciata a grande velocità.

Come abbiamo già accennato, in questa esecuzione, le particolari caratteristiche della musica Rockabilly sono già tutte presenti...

Lo slancio assertivo nella voce di Elvis, l'accompagnamento senza tregua della sua chitarra, l'assolo impeccabile di Scotty Moore e, in particolare, quel basso percussivo, che non fa rimpiangere la batteria.

Tra l'altro, questo Sun 223 fu l'ultimo singolo inciso da Elvis per Sam Philips che -indebitato per i coraggiosi e spesso sfortunati tentativi di incidere tutti i musicisti che riteneva promettenti e impossibilitato a gestire un fenomeno di proporzioni ormai nazionali- avrebbe poi ceduto Elvis Presley alla RCA.

A quel punto, la carriera di Elvis era pronta per il decollo, ma forse senza più la freschezza esplosiva che traspare da questa versione di "Mistery Train".



lunedì 14 aprile 2014

Sun 175: "Drivin' Slow" di Johnny London

Parlare di Sam Phillips e della Sun Records è difficile, perché si ha l'impressione che ormai sia già stato detto tutto...

Questo personaggio eccentrico, che non si accontentava di lavorare come DJ, ma voleva egli stesso immortalare  i suoni che sentiva, in una Memphis che aveva appena voltato decennio...

Che iniziò a registrare Blues e a spedire queste incisioni a Case Discografiche indie, come la Chess di Chicago...

E che non cessava di coltivare il proprio sogno: trovare un suono "ibrido", che nessun altro avesse mai registrato...

Ecco, questo personaggio ha cambiato la storia della nostra Musica.

A lui e alla Sun Records dedicheremo numerosi Post, ripercorrendo alcuni dei brani più belli e importanti, incisi negli anni d'oro tra il 1952 e il 1958.

Non possiamo non iniziare con il primo disco, uscito all'inizio del 1952:  "Drivin' Slow" di Johnny London.

E' un brano solo strumentale, così come lo è anche il suo retro: "Flat Tire".

Si tratta di due pezzi piacevoli, ma certo non travolgenti, che ci fanno capire come -soprattutto agli inizi- Sam Phillips navigasse a vista, spesso registrando musicisti sconosciuti, che entravano al numero 706 della Union Avenue di Memphis per tentare la sorte.

Il risultato a volte fu una registrazione impubblicabile, a volte un disco decente o un piccolo successo e altre volte, infine, un jackpot da un milione di dollari.

Seguiteci ed esploreremo insieme molti casi interessanti...


giovedì 10 aprile 2014

Rosemary Clooney, Annisteen Allen e Fats Domino rispondono

E' veramente interessante leggere le riviste degli Anni '50 e siamo proprio contenti di aver iniziato la collezione di alcune tra le testate più significative per la Musica che tanto amiamo..

Ad esempio, nella rivista "Rock and Roll Songs", vi era una rubrica dal titolo "Shooting Questions at the Stars".

In essa, si possono spesso trovare spunti significativi, per capire il clima musicale della seconda metà di quel decennio.

Oggi vi presentiamo tre risposte, tratte dal numero di Settembre del 1956.

Alla domanda se avesse avuto molte richieste da parte dei propri fans di incidere brani Rock 'n' Roll, Rosemary Clooney (l'interprete di "Mambo Italiano" e... zia dell'attore contemporaneo George) rispose di no. Non aveva avuto molte richieste di questo tipo, ma comunque immaginava che i fans avrebbero accettato suoi eventuali pezzi R 'n' R, perché quella era la tendenza del momento.

Ad Annisteen Allen, invece, venne chiesto se la sua Casa Discografica la considerasse una cantante Rock 'n' Roll. La risposta fu che, sebbene lei fosse una cantante Blues, il mercato di quei giorni considerava buona parte del Blues come Rock 'n' Roll e che in molti  arrangiamenti Blues veniva posto quel Big Back Beat tipico del Rock 'n' Roll.

Terzo e ultimo esempio che vi proponiamo... Fats Domino, alla domanda se fosse sorpreso, vedendo diversi suoi pezzi scalare la classifica Pop, rispose di no, perché  il Rock 'n' Roll era stato accettato dal pubblico che acquistava dischi Pop, per cui  era normale per lui trovarsi ben rappresentato in questa classifica.

Al di là di quali siano le proprie considerazioni sulla "moda" del Rock 'n' Roll nel 1956 e dintorni, non si può non notare la differenza rispetto ai nostri giorni, in cui altre mode hanno in parte emarginato il R 'n' R.

Comunque, ecco -con "Blue Monday" di Fats Domino- un piccolo assaggio della Musica che quell'anno andava per la maggiore.



lunedì 7 aprile 2014

1950: "Safronia B" di Calvin Boze e "3 x 7 = 21" di Jewel King

Dopo avervi presentato, nel Post precedente, due brani tipici di New Orleans, continuiamo a occuparci dell'anno 1950, con due pezzi allegri e dalle caratteristiche più tradizionali.

Il primo è "Safronia B" di Calvin Boze, un brano molto brillante, che riempie sempre la Pista.

Calvin Boze fu un personaggio relativamente secondario nella storia del Rhythm & Blues, ma con questo pezzo fece proprio centro.

Tra l'altro, mentre in altri brani Calvin Boze era solito ispirarsi a Louis Jordan, che in quegli anni andava per la maggiore, in "Safronia B" dimostra una maggiore originalità.

Delizioso, ad esempio, quell'incalzare, che trova il suo apice nel coretto "I surrender, I surrender", che ben rende l'idea dell'arrendersi all'approccio amoroso...

Il secondo brano è "3 x 7 = 21" di Jewel King, un inno alla libertà disponibile con il raggiungimento della maggiore età.

Non si sa molto di Jewel King, se non che si ritirò -forse anche per la gelosia del suo uomo- proprio quando questo pezzo di Dave Bartholomew entrò prepotentemente in classifica, rinunciando tra l'altro a un promettente tour con Fats Domino.

E così, di questa oscura cantante, non siamo riusciti a trovare nemmeno una foto da proporvi.

Ad accomunare i due brani, vi è un gioioso battito di mani, probabile influsso dei Gospel, che in quel periodo stavano vivendo un periodo di grande diffusione: un'altra testimonianza dell'influsso della musica religiosa sulla musica profana.



giovedì 3 aprile 2014

1950: "Mardi Gras in New Orleans" di Professor Longhair e "The Fat Man" di Fats Domino

Il 1950 vide l'ingresso nelle classifiche Rhythm & Blues del sound di New Orleans.

Questa città era il crocevia di ritmi provenienti dal mondo latino e anche il Rhythm & Blues risentì di questi influssi.

Il primo pezzo che vi proponiamo è "Mardi Gras in New Orleans" di Professor Longhair.

In esso, vi sono caratteristiche che non abbiamo trovato nei brani esplorati precedentemente: un ritmo "caraibico", il piano suonato con un forte impatto, versi che inneggiano al Carnevale, reminiscenze africane.

Professor Longhair ebbe una grande influenza su altri pianisti contemporanei e successivi, tra i quali spiccarono Fats Domino e Dr John.

E proprio di Fats Domino è il secondo pezzo di oggi: "The Fat Man".

Si tratta di una rivisitazione del classico "Junker's Blues", i cui versi su droga e degrado certo non si prestavano per un'ampia diffusione alla radio, senza il cui supporto era impossibile riuscire a sfondare nel mercato discografico.

La struttura armonica di "The Fat Man" è quella tradizionale del Blues a 8 battute, con una lunga introduzione di ben 20 battute, ripresa dalla versione di "Junker's Blues", incisa una decina di anni prima da Champion Jack Dupree e che vi presentiamo per un utile confronto.

Con questo pezzo, iniziò la lunga, prolifica e a volte burrascosa collaborazione tra Fats Domino e Dave Bartholomew, che produsse innumerevoli classici e contribuì ampiamente a traghettare il Rhythm & Blues verso il Rock 'n' Roll.





lunedì 31 marzo 2014

1949: "Rockin' at Midnight" di Roy Brown e "Why Don't You Haul Off and Don't Love Me" di Bull Moose Jackson

Continuiamo a occuparci di un anno fecondo come il 1949, proponendovi due altri pezzi, che in quei mesi scalarono le classifiche della Musica black.

Il primo è "Rockin' at Midnight" di Roy Brown, di fatto il sequel di "Good Rockin' Tonight", che era sì andato discretamente bene, ma venne surclassato nei gusti del pubblico dalla versione di Wynonie Harris, che vi abbiamo già presentato qui.

Questa volta, l'arrangiamento e l'interpretazione furono più corposi e il disco ebbe un grande successo, a conferma di come in quel periodo Roy Brown fosse all'apice della propria carriera di shouter.

Il secondo brano, invece, è "Why Don't You Haul Off and Don't Love Me" di Bull Moose Jackson.

L'inizio come cantante di Bull Moose fu, come spesso accade, singolare.

Infatti, egli suonava il sax nella Band di Lucky Millider e una sera, in cui Wynonie Harris non si presentò per uno spettacolo, il povero Jackson fu spinto sul palco, ove...

Ebbe un successo tale, da permettergli di iniziare un'ottima carriera come solista.

Agli inizi degli Anni '60, Bull Moose Jackson -ormai stanco della vita on the road- trovò un tranquillo lavoro all'Università di Washington, ove venne "riscoperto" nel 1983.

E così, negli ultimi anni della sua vita -terminata per tumore nel 1989- questo grande cantante e sassofonista poté ancora gustare il successo che si meritava, incluso un trionfo alla Carnegie Hall di New York e una serie di concerti in Europa, con Johnny Otis.

Tra tante vite spezzate nella storia del Jazz, del Rhythm 'n' Blues e del Rock 'n' Roll, ogni tanto fa piacere vedere che c'è chi è riuscito a passare attraverso le scene musicali, senza perdersi nell'autodistruzione.

 "Why Don't You Haul Off and Don't Love Me" venne originariamente inciso in versione country da Wayne Raney e questo è...

Uno dei tanti esempi di come in quel periodo si cercasse di sfruttare al massimo i diritti d'autore, facendo incidere lo stesso pezzo da artisti che si rivolgevano a fette di mercato differenti.

Per un interessante e curioso confronto delle due versioni, vi presentiamo anche il pezzo di Wayne Raney.

Invece, per un'analisi di come la Musica dei Bianchi del Sud abbia influito sulla nascita del Rock 'n' Roll, vi indirizziamo alla sezione Western Swing, Country & Western e Hillbilly Boogie, che per ora è agli inizi, ma contiamo di sviluppare particolarmente nei prossimi mesi.





giovedì 27 marzo 2014

1949: "Boogie Chillen" di John Lee Hooker e "Drinkin' Wine Spo-Dee-O-Dee" di Stick McGee

Il Rhythm & Blues è solitamente e giustamente considerato una Musica urbana, che ha segnato il distacco di molti Neri dalla vita rurale del Sud.

Questo, però, non significò una rottura definitiva con la musica del passato, come è testimoniato da alcuni esempi curiosi.

Ad esempio, nel 1949 giunse in vetta alle classifiche "Boogie Chillen", dello sconosciuto John Lee Hooker.

E' questo un pezzo particolare, dalla metrica molto libera e basato fondamentalmente su un solo accordo, ripetuto ossessivamente.

Una struttura, quindi, molto più primitiva rispetto al tradizionale Blues a 12 battute, che -nel viaggio dalle campagne del Sud alle città del Nord- aveva sì disdegnato la chitarra acustica e trovato nuove sonorità, ma senza abbandonare un giro armonico ormai consolidato.

Con questo pezzo, invece, John Lee Hooker -pur essendo ormai radicato a Detroit- ritorna alle origini...

A una Musica anteriore al ballo di coppia e che necessita non della presenza di un partner, ma della capacità di lasciarsi andare alla trance di un boppin'.

Anche il secondo pezzo di oggi -"Drinkin' Wine Spo-Dee-O-Dee" di Stick McGee- presenta qualche tratto più antico, rispetto alla Musica che nel 1949 andava per la maggiore.

Inciso qualche anno prima, senza alcun successo, per la Harlem Record, questo pezzo -grazie alla lungimiranza dei fratelli Ertegun dell'Atlantic- venne registrato nuovamente  e fu un grande hit.

Due esempi, questi, delle strade particolari che possono prendere la Musica e i gusti del pubblico. 



lunedì 24 marzo 2014

"Lucky Lips": Ruth Brown o Gale Storm?

Nella storia del Rhythm & Blues e del Rock 'n' Roll,  l'incisione di  pezzi  -originariamente cantati da artisti di colore, da parte di bianchi, che puntavano alla classifica pop- ha sempre rappresentato  una questione spinosa.

Noi, come al solito, preferiamo affrontare questo tema non da un punto di vista ideologico, ma andando a vedere le fonti e confrontando le differenti versioni.

Pensiamo, infatti, che questo approccio non ingabbi la mente in risposte già preconfezionate, ma aiuti a pensare con la propria testa e a formarsi una propria idea.

E così, guardiamo con curiosità un sondaggio, apparso nel mese di Giugno 1957 sulla rivista "Rock 'n' Roll Songs".

In questo sondaggio, la Rivista chiese ai propri lettori di pronunciarsi sulle versioni di Ruth Brown e Gale Storm di "Lucky Lips", che in quei mesi stavano andando veramente forte.

Ruth aveva inciso questo pezzo per prima con l'Atlantic, ma dopo una sola settimana... ecco che era già pronta una versione di Gale per la Dot.

Tra l'altro, in quel periodo le cover molto spesso erano vere e proprie copie... riproduzioni nota per nota e, soprattutto, con gli stessi arrangiamenti, di pezzi originariamente incisi da Neri.

Questo plagio a volte favoriva l'Artista di colore, che riceveva nuovo slancio dalla versione bianca, ma spesso lo penalizzava pesantemente, rubandogli quel successo che si sarebbe meritato.

Comunque, se avessimo avuto la possibilità di votare per il il sondaggio di "Rock 'n' Roll Songs", noi non avremmo avuto dubbi e la nostra scelta sarebbe andata a...

Ma no... Non vogliamo condizionare la vostra scelta, quindi...

Buon ascolto!




giovedì 20 marzo 2014

Che cos'è per voi il Rhythm & Blues?

Viviamo in un'epoca in cui chiunque, utilizzando Wikipedia e Shazam, può facilmente trovare qualche informazione sul Rhythm & Blues e scaricare una manciata di brani famosi.

Ma che cosa rappresenta veramente, a livello emotivo profondo, il Rhythm & Blues?

Noi abbiamo recentemente trovato -nel numero 14 della rivista "Rhythm & Blues", uscito nell'Ottobre 1954- un articolo di Evelyn Robinson, che ci può ora servire come base, per rispondere a questa domanda.

Seguendo l'impostazione di Evelyn, il Ritmo è ciò che caratterizza un'attività regolare e costante, quale il ballare, camminare, lavorare o, addirittura, russare!

Il Blues, invece, è ciò che si ha nei momenti in cui ci si sente preoccupati, tristi o delusi, come quando, ad esempio, si pensa che il mondo sia troppo duro con noi.

Che cosa succede, però, se queste sensazioni negative vengono messe in musica?

Se il ritmo, l'armonia e la melodia non creano uno stacco, ma sono semplicemente il supporto dell'autocommiserazione, allora il brano che nasce contribuisce solo a farci sentire ancora più tristi.

Se, invece, questi sentimenti sono accompagnati da alcuni elementi particolari del Rhythm & Blues -come le spazzole della batteria che segnano un tempo insistente, un'armonia che cerca una soluzione o il timbro di un sax che esplora una scala- allora non vi è più solo un piangere su se stessi, ma ci si sente più immersi nel flusso della Vita.

Certo, ci si può sì sentire ancora "blue", ma in un modo molto differente, rispetto a quando si ascoltano altri generi: ora i piedi battono sul pavimento, la testa si muove e le dita della mano snappano a tempo, testimoniando che siamo in sintonia con ciò che ci sta succedendo.

Questa è la medicina, con cui il Ritmo cura il Blues.

Come esempio, Evelyn Robinson cita "Feel Like I Wanna Cry" di Dinah Washington, un brano dal testo certamente triste, ma che non risulta autocommiserevole.

Ascoltandolo, la reazione che esso mette in moto in noi è: "OK, questa è la Vita. Ma non ci lasciamo schiacciare e, anzi, continuiamo a giocare la nostra partita, con un'energia ancora maggiore!".

 


lunedì 17 marzo 2014

Milton Brown: il "rivale" di Bob Wills

La nostra Musica ha vissuto anche di grandi rivalità, a volte reali, a volte costruite a fini commerciali.

Per alcuni anni, Bob Wills, che vi abbiamo presentato nel Post precedente, ebbe come principale rivale Milton Brown.

Brown non è molto conosciuto in Italia, ma nella prima metà degli anni '30 contribuì a definire alcuni aspetti del Western Swing: i ritmi in 2/4 del Jazz di New Orleans, l'uso di due violini in armonia, il piano con tratti jazz e il primo strumento amplificato nella country music, la steel guitar di Bob Dunn.

Dopo un apprendistato nella Band di Bob Wills, nel Settembre 1932, il ventinovenne Brown formò con il fratello Derwood i Musical Brownies, che per tre anni e mezzo divennero la Band di riferimento nell'ambito del nuovo genere che andava nascendo nelle pianure del Texas..

Con uno stile di canto per certi versi più vicino al Jazz che al Country, Milton Brown incise alcuni pezzi, destinati a divenire dei classici.

Anzi, la sua seduta di incisione del 4 Aprile 1936 viene spesso considerata come la prima vera seduta di Western Swing.

Come molti artisti dell'epoca, Milton trovò la sua fine a causa della strada, per i postumi mal curati di un grave incidente.

E così, a soli 32 ani, se ne andò un capostipite di una Musica che ancora ai nostri giorni è di grande attualità.

Noi oggi vi presentiamo questo Musicista in "Keep a-knockin'" e nel classico pezzo strumentale jazz "Takin' Off".

Nei prossimi due Post, ritorneremo a pescare nella nostra raccolta di riviste degli Anni '50, per respirare direttamente l'aria di quel periodo irripetibile.



giovedì 13 marzo 2014

Bob Wills: Lo Swing bianco del Texas

A noi viene da sorridere, quando vediamo alcuni ballerini Swing rinchiudersi nel loro piccolo mondo, richiedere una pista da ballo dedicata e poi tentare di preservare la purezza della propria musica.

Infatti, la Musica è sempre stata molto impura.

Portata da musicisti itineranti, scritta su fogli sparsi, riprodotta alla radio, incisa su dischi...

La Musica non ha mai evitato accoppiamenti poco ortodossi, dando vita a generi che a loro volta si sono incrociati con altre musiche, in un impatto di ritmi, armonie e fraseggi impossibile da controllare e gestire.

E così, è capitato che nelle pianure del Texas e degli Stati limitrofi giungesse, portato da radio e dischi, anche lo Swing delle Big Band, capace di far sognare un mondo lontano, affascinante e impossibile...

Ma che si poteva in qualche modo cercare di riprodurre, utilizzando gli strumenti tradizionali del luogo.

E allora, ecco fiorire Band che si mettevano a suonare quelle Musiche e, così facendo, finivano con il creare nuovi pezzi, che ricordavano sì quelli popolari nelle grandi città dell'Est o della West Coast, ma nello stesso tempo se ne andavano differenziando sempre più .

Bob Wills and his Texas Playboys furono l'emblema di questa Musica e oggi ve li presentiamo in un pezzo del 1936 e nello spezzone di un film, girato durante la seconda guerra mondiale.

Confrontandoli, potete notare gli sviluppi della musica Western Swing, un genere che -come vedremo- influenzerà notevolmente il Rock 'n' Roll.



lunedì 10 marzo 2014

Le Musiche dei Bianchi del Sud

Alcuni ritengono che il Rock 'n' Roll, così come si è andato diffondendo a partire dal 1954, sia solo Rhythm & Blues, scippato ai poveri Neri da avidi Bianchi, per i loro biechi scopi commerciali.

Questa credenza -a volte sostenuta con qualche citazione, estrapolata dal contesto, di artisti di colore dell'epoca- è molto semplicistica e fuorviante.

Infatti -sebbene sia ampiamente documentata la frequente discriminazione da parte di chi gestiva il potere in campo discografico, pubblicitario e mediatico nei confronti dei musicisti neri- così facendo si perde di vista il contributo musicale che vi è stato, nella creazione del Rock 'n' Roll, da parte di musicisti bianchi.

Senza questo apporto, dato dai musicisti degli Stati del Sud alla Musica nata nella comunità nera, il Rock 'n' Roll non sarebbe esistito nella forma che oggi conosciamo,

In questa nuova sezione del nostro Blog, cercheremo di affrontare questo tema senza paraocchi ideologici, che poco hanno a che fare con la realtà storica e musicale.

In particolare, ci occuperemo di tre generi musicali, che a grandi linee possiamo chiamare Western Swing, Country & Western e Hillbilly Boogie.

Naturalmente, questi sono solo nomi, che cercano di descrivere realtà molto complesse, ma che possono essere utili per individuare alcuni percorsi musicali del dopoguerra, in cui vi furono contaminazioni continue tra generi musicali differenti.

Come piccolo esempio di questa Musica, vi presentiamo "Bull Fiddle Boogie" di Pee Wee King, un pezzo del 1949, in cui il giro armonico tradizionale del Blues a 12 battute viene ripreso in un arrangiamento per molti versi originale, con sonorità e strumenti tipici delle comunità bianche del Sud.


venerdì 7 marzo 2014

1948: "Cadillac Boogie" di Jimmy Liggins e "Chicken Shack Boogie" di Amos Milburn

Continuiamo il nostro viaggio nel Rhythm & Blues del 1948, con due Boogie che amiamo molto.

Il primo è "Cadillac Boogie" di Jimmy Liggins, il fratello minore -e un po' più discolo- del pianista Joe Liggins.

Jimmy era inizialmente un pugile, ma abbandonò la boxe, quando vide il successo ottenuto dal fratello e decise di seguirne le orme sulla strada della Musica.

Dagli anni passati sul ring, si portò comunque un certo vigore, che traspare dalla tecnica rude alla chitarra e dal canto incisivo. Forse, raramente due fratelli musicisti furono tanto differenti...

"Cadillac Boogie" è un bel brano robusto e incanzante, al quale -pochi anni dopo- Ike Turner e Jakie Breston si "ispirarono" per il loro "Rocket 88", che molti considerano il primo pezzo Rock 'n' Roll.

In quanto a energia, anche Amos Milburn non scherzò con "Chicken Shack Boogie".

Sebbene questa versione del 19 Dicembre 1947 sia più lenta, rispetto a una successiva incisione del 1956, a noi piace maggiormente, per la calma determinazione che lascia trasparire, mentre Amos canta questi versi, dedicati alla ricerca di un divertimento leggermente avventuroso:

"Hello cat I just got backI'm looking for that place they call the Chicken Shack
They say it's fine as wine
and it's really all a ball
no windows no doors
it's just a hole in the wall
Did you say it was located down by the creek
where you can get a whole gob of good things to eat
all good portions of chicken once more is a cinch
you can even get the last part that went over the fence
They say it's the place where all the bad cats meet
you'd better be mighty careful where you take a seat
There's a place where the lights coming through the wall
you'd better be mighty careful, let's have a ball
come on all you fellows and tack a drink fron my pack
cause the party's ready to start down at the chicken shack"

Cantore dell'alcol come pochi -e certo nel mondo del Rhythm & Blues gli astemi non abbondavano- Amos Milburn pagò un caro prezzo per la sua passione prediletta: un grave infarto, l'amputazione di una gamba e la morte a soli 52 anni.

Però, pare proprio che -tra chicken shack e luoghi simili- quegli anni se li sia goduti non poco...




lunedì 3 marzo 2014

1948: "Good Rockin' Tonight" di Wynonie Harris e "We're Gonna Rock" di Bill Moore

Per il 1948, è di fatto impossibile isolare solo un paio di pezzi emblematici.

Infatti, quell'anno il Rhythm & Blues era un genere ormai decisamente consolidato e, anzi,presentava in modo ancora più marcato alcuni tratti che anticipavano il Rock 'n' Roll propriamente detto.

Abbiamo così deciso di dedicare due Post a questo anno.

In entrambi i pezzi che vi presentiamo oggi, compare la parola "Rock", che ormai aveva assunto una connotazione decisamente sessuale.

Ascoltando che, come nel pezzo di Wynonie Harris, vi sarebbe stato del "good rockin' tonight" o che, come nel brano di Bill Moore, si sarebbe rockato e rollato, nessuno, ma proprio nessuno, tra i presenti poteva avere qualche dubbio su quale sarebbe stata l'attività della notte...

"Good Rockin' Tonight" era già stata  incisa l'anno precedente da Roy Brown e il disco ottenne un successo discreto, ma non eccezionale.

Comunque, ciò fu sufficiente per convincere Wynonie Harris, che in un primo momento l'aveva rifiutata, a inciderla a propria volta

Questa versione risulta molto più energica dell'originale di Roy Brown e presenta un battito delle mani, tipico del Gospel, che non poteva non catturare gli ascoltatori.

Il resto, come si suol dire,  è storia.

Nel prossimo Post, invece, ci occuperemo di due Boogie, che nel 1948 raggiunsero le vette delle classifiche Rhythm & Blues.

L'avventura nel fantastico mondo dell' R&B continua!



giovedì 27 febbraio 2014

1947: "Shake That Boogie" di Sonny Boy Williamson e "Boogie Woogie Blue Plate" di Louis Jordan

Come abbiamo visto in un Post precedente, il Rhythm & Blues ha l'intensità del Blues e l'energia del Boogie Woogie.

Nel 1947 questi due aspetti andavano sempre più prendendo piede nelle scelte degli artisti e nei gusti del pubblico.

Ascoltate questo "Shake That Boogie" di Sonny Boy Williamson, che fu registrato nel 1946, ma raggiunse il primo posto in classifica l'anno successivo.

La struttura classica del Blues viene rafforzata nei bassi e vi è un'urgenza, una spinta, una proiezione in avanti che non potevano non avere una presa sicura sugli ascoltatori dell'epoca.

Il confine tra Blues e Rhythm & Blues qui è veramente labile e questo brano testimonia come le etichette siano sì convenzioni importanti, ma non debbano essere prese troppo rigidamente.

Sonny Boy Williamson ebbe un grande successo, al punto che alla sua morte -avvenuta nel 1948 per un accoltellamento- vi fu una situazione poco chiara, in cui si cercò di tenere nascosta la notizia, spacciando un altro armonicista, Rice Miller, prima direttamente per Sonny Boy Williamson, poi come Sonny Boy Williamson II, sino a che l'appellativo "Secondo" decadde...

Per cui, se oggi cercate pezzi di Sonny Boy Williamson, trovate due Artisti e dovete stare attenti, per capire di quale dei due si tratti...

La storia della nostra Musica presenta molti aneddoti, in cui furbizia, opportunismo e spregiudicatezza certo non mancano!

Affianchiamo questo pezzo di Sonny Boy Williamson con "Boogie Woogie Blue Plate", un brano più sofisticato di Louis Jordan, che per anni fu il leader nelle vendite di dischi tra la popolazione di colore, prima che l'irruzione del Rock 'n' Roll bianco lo estromettesse in brevissimo tempo dal mercato discografico.

Ma questa è un'altra storia, che vedremo in un prossimo Post.



lunedì 24 febbraio 2014

1946: "Wynonie's Blues" di Wynonie Harris e "Gotta Gimme Whatcha' Got" di Julia Lee

Nel 1946 si vanno accentuando quegli elementi caratteristici prima del Rhythm & Blues e poi -dopo l'incontro con alcuni tratti della Musica dei bianchi del Sud- della Golden Era del Rock 'n' Roll.

Come primo esempio di questa tendenza, vi presentiamo "Wynonie's Blues" di Wynonie Harris.

In esso, i bassi Boogie fanno da sostegno a un combo, formato da alcuni elementi della disciolta Band di Illinois Jacquet, mentre questi -reduce dal successo di "Flying Home"- continua nella sua creazione di frasi, destinate a entrare nel vocabolario del Rhythm 'n' Blues.

Nel frattempo, Wynonie Harris declama alcune strofe che -per energia e contenuti- sono ormai lontane dal mondo Swing.

Deliziosa, ad esempio, "Let's drink some mash and talk some trash this morning", che non lascia dubbi sulla funzione "socializzante" di questa Musica.

Il secondo pezzo è "Gotta Gimme Whatcha' Got" di Julia Lee.

Julia era considerata una regina del doppio senso, ma in realtà i suoi testi spesso sono a senso unico e non ci vuole un particolare sforzo, per capire quali siano le sue allusioni e le sue richieste.

Dal punto di vista musicale, oltre a un Boogie sostenuto, in questo pezzo sono particolarmente interessanti i ripetuti stop-time, che diventeranno tipici del Rock 'n' Roll.

Una curiosità: il suo combo si chiamava "Julia Lee and her Boyfriends", perché pare che la focosa Julia chiedesse, a chi l'accompagnava sul palco, prestazioni non solo musicali...

Benvenuti nel mondo del Rhythm & Blues!




venerdì 21 febbraio 2014

Introduzione al Rhythm & Blues

Iniziamo a occuparci del primo tra gli stili di Rock 'n' Roll che abbiamo individuato in un Post precedente: il Rhythm & Blues.

Esso è il più antico dei cinque, in quanto inizia a svilupparsi in forma autonoma sin dall'immediato dopoguerra.

Il termine Rhythm & Blues venne poi introdotto a livello di massa dall'A&R e giornalista Jerry Wexler nel 1949, come titolo per la classifica di Billboard, dedicata ai pezzi più venduti tra la comunità nera.

Il termine precedente per questa classifica -e che, sino dall'inizio dell'industria discografica, aveva caratterizzato la Musica per neri- era "Race", un termine che ora iniziava ad avere una connotazione per molti inaccettabile.

Come abbiamo visto in un Post precedente, il 1945 e la fine della guerra furono segnati da grandi trasformazioni musicali. E fu proprio in questo continuo fermento che nacquero il Be Bop e il Rhythm & Blues.

Due sviluppi per certi versi diametralmente contrapposti, in quanto il primo favoriva la ricerca individuale, senza quasi preoccuparsi degli effetti sul pubblico, mentre...

Il secondo proponeva una comunicazione immediata, con testi, suoni e arrangiamenti che erano un inno a quel divertimento collettivo, in cui il ballo giocava, ovviamente, un ruolo determinante.

In un certo senso, possiamo affermare che il Rhythm & Blues manteneva così l'intensità del Blues, uno dei cardini della Musica nera, ma rafforzata dal ritmo del Boogie.

Nei prossimi Post, esploreremo lo sviluppo del Rhythm & Blues sino al 1959, individuando per ciascun anno almeno un paio di pezzi particolarmente significativi.

Come ebbe a dire Louis Jordan: "With my little band, I did everything they did with a Big Band. I made the Blues jump".

E allora, ecco Louis Jordan nel suo classico "Caldonia", originariamente inciso nel 1945 e che qui possiamo goderci in un video girato l'anno successivo.


lunedì 17 febbraio 2014

Uno Scoop del 1960: La Svolta di Elvis

Con il Post precedente, abbiamo terminato la sezione introduttiva di questo Blog, dedicata a "Gli Anni del Rock 'n' Roll".

Prima di passare alla sezione "Il Rhythm & Blues dal 1945 al 1959", inauguriamo una sezione più leggera, dal titolo "Dischi, Artisti e Aneddoti".

In essa, pescheremo dalla nostra piccola (ma in forte crescita) raccolta di Riviste originali degli Anni '50, per darvi una documentazione diretta di come i media raccontavano il Rhythm & Blues e il Rock 'n' Roll al loro pubblico giovanile.

Iniziamo con uno "scoop" che oggi può far sorridere, ma che all'epoca deve aver suscitato non pochi commenti.

E' tratto dal numero di Aprile del 1960 della rivista  "Rhythm & Blues" e in esso Masco Young -nella sua rubrica "The Deejays are talking about..."- rivela che....

"Elvis, nel timore di finire etichettato esclusivamente come cantante Rock 'n' Roll, avrebbe deciso -al suo ritorno dal servizio militare in Germania- di incidere un numero maggiore di Ballads e di interpretare ruoli drammatici alla TV e al Cinema".

Per quanto riguarda le Ballads, la notizia si rivelò fondata e, anzi, alcune di esse, a distanza di tanti anni, sono ancora in grado di emozionare gli ascoltatori.

Per quanto riguarda, invece, il futuro di Elvis nei panni di attore drammatico... sappiamo come sia andata a finire.



giovedì 13 febbraio 2014

Cinque Stili di Rock 'n' Roll

Anni fa, lessi un interessante articolo di Charlie Gillett, dedicato ai cinque stili di Rock 'n' Roll, che a suo dire si sono sviluppati nel periodo 1951-1955 e che possiamo così sintetizzare:

1) I Combo Rhythm & Blues

2) Il Country Boogie

3) Il Country Rock

4) Il Rockin' Blues

5) I Gruppi Vocali

I primi due stili sono rappresentati da gruppi musicali di 7-8 elementi...

Il terzo e quarto da un cantante, accompagnato da una sezione ritmica molto essenziale...

Mentre l'ultimo è costituito da gruppi vocali a cappella o con un accompagnamento strumentale minimo.

Nei prossimi Post, esploreremo ampiamente questi cinque stili, che -di per sé o intrecciati tra di loro- hanno prodotto le  varie sfaccettature del Rock 'n' Roll.

Per ora, vi lasciamo con un simpatico pezzo del famoso gruppo vocale The Teenagers: "Why Do Fools Fall in Love?".

Dopo un paio di minuti di presentazione, quando i ragazzi iniziano finalmente a cantare, vi è un'esplosione di pura energia!


lunedì 10 febbraio 2014

Il 1959... La Fine di un'Era?

Con il 1959, molte cose cambiarono.

Elvis era da qualche mese in Germania per il servizio militare...

Jerry Lee Lewis, travolto dallo scandalo per il matrimonio con la cugina tredicenne, si trovava isolato...

Little Richard era impegnato dalla sua momentanea vocazione religiosa...

Chuck Berry doveva affrontare le conseguenze di in una brutta storia con una prostituta minorenne, a cui aveva fatto attraversare un confine di troppo...

Buddy Holly, Ritchie Valens e Big Bopper perirono in un incidente aereo...

Eddy Cochran era sul punto di giungere pure lui all'appuntamento finale....

Ma, oltre a questi fatti biografici, era il clima culturale dell'America che andava cambiando.

L'attacco mediatico al Rock 'n' Roll -che durava da cinque anni e che ultimamente era divenuto sempre più violento- aveva dato, infatti, i propri frutti.

Inoltre, il beat stesso stava cambiando e il ballo di coppia -a cui la Musica sin dagli Anni '20 aveva fatto da colonna sonora- stava per essere sostituito dai movimenti di singoli ballerini. Le donne -le followers- si andavano emancipando e ora potevano ballare da sole...

E allora, il 1959 può essere considerato l'anno in cui  finisce l'Era del Rock 'n' Roll e questa Musica meravigliosa inizia a trasformarsi in qualcosa d'altro.

L'anno dopo, infatti, altri erano i suoni che circolavano, ad esempio con il debutto della formidabile Tina Turner.

Comunque... cambiano i ritmi, ma la potenza erotica della Musica che affonda le proprie radici nella tradizione nera resta inalterata.

Eccovi ora Tina con "Fool of Love" nella versione originale del 1960 e in un live a Wembley 40 anni dopo, al cambio di Millennio.


 

sabato 8 febbraio 2014

"So Glad You're Mine" e "My Baby Left Me" di Crudup e Elvis

Può essere utile proseguire il Post precedente -dedicato agli influssi che il bluesman Arthur Big Boy Crudup ebbe su Elvis- ponendo direttamente a confronto le loro versioni di "So Glad You're mine" e "My Baby Left Me".

Crudup incise il primo pezzo  nel 1946 e il secondo nel 1950, mentre entrambe le versioni di Elvis sono del 1956, quando da poco Sam Phillips l'aveva ceduto alla RCA, perché con la sua piccola Sun Records non era più in grado di gestire un fenomeno di tale portata.

Io amo entrambe le versioni di ciascuno di questi due pezzi, anche se forse Crudup mi giunge più direttamente al cuore.

Però, ovviamente, queste sono solo mie emozioni individuali, quindi -senza ulteriori commenti- vi lascio all'ascolto di questi due brani, nelle differenti versioni di Big Boy Crudup ed Elvis Presley.

Non prima, però, di riportare una frase di Elvis, da cui traspare tutta la sua ammirazione per Crudup e il feeling che la sua Musica è in grado di  trasmettere:

"Down in Tupelo I used to hear old Arthur Crudup bang his box the way I do now, and I said 'If I ever got to the place where I could feel all old Arthur felt, I'd be a music man like nobody ever saw'"