giovedì 29 maggio 2014

1952: "Juke" di Little Walter

Nel Blues vi è un vocabolario ormai consolidato, divenuto parte del linguaggio di molti Musicisti, per cui non è sempre facile capire dove un artista abbia attinto l'ispirazione per creare un capolavoro.

Altre volte, invece, la fonte di questa ispirazione risulta abbastanza evidente.

Nel 1952 giunse al primo posto delle classifiche Rhythm & Blues il pezzo strumentale "Juke", inciso da LIttle Walter, il giovane armonicista di Muddy Waters.

Little Walter aveva preso come introduzione le prime 12 battute di "Boogie", registrato quattro anni prima da Snooky Pryor, ma già nel secondo giro di Blues si era lanciato in un'improvvisazione allo stesso tempo contenuta ed energica, che avrebbe poi a sua volta fatto scuola tra generazioni di armonicisti.

La leggenda narra che Leonard Chess fosse incerto se pubblicare subito questo brano o tenerlo momentaneamente nel cassetto, però -mentre lo stava suonando con le porte dello Studio aperte- vide una donna ballare per strada e questo lo convinse a superare ogni indugio e a dare il via alla diffusione del disco.

Little Walter -la cui vita fu segnata da situazioni personali e sociali molto difficili- avrebbe poi inciso altri pezzi storici, prima di andarsene nel 1968, a soli 38 anni di età, probabilmente per i postumi di una ferita, subita durante una lite in un locale.

Viene ricordato come colui che per primo utilizzò le possibilità offerte dall'amplificazione, non solo per aumentare il volume del suo piccolo strumento -come fecero altri armonicisti dell'epoca- ma soprattutto per trovare un sound distorto e fortemente riconoscibile, da allora indissolubilmente legato al suo nome.

Comunque, in una nuova sezione del Blog dedicata al Blues, avremo l'occasione di parlare nuovamente di Little Walter e di molti suoi colleghi, che con il loro strumento hanno saputo dare voce a quanto di più profondo e umano vi è in noi.



lunedì 26 maggio 2014

1952: "The Train Kept-a-Rollin'" di Tiny Bradshaw

Per quanto riguarda il Rhythm 'n' Blues nel 1952, vi presentiamo un brano che ha avuto un seguito interessante nella storia della musica.

Si tratta di "The Train Kept-a-Rollin'" di Tiny Bradshaw, un Musicista che già aveva avuto una discreta carriera come direttore di Big Band durante l'Era Swing e che nel dopoguerra aveva contribuito a creare il sound tipico dei combo Rhythm & Blues.

Tiny Bradshaw -a differenza di molti Musicisti dell'epoca- aveva un'ottima formazione universitaria, che gli permise di conseguire una Laurea in Psicologia.

Però, a una professione più sicura, preferì il fascino della Musica e di una vita on the road, con tutti i rischi che il trovarsi quotidianamente a contatto con il razzismo dominante negli Stati del Sud comportava

Questo pezzo, inciso nel 1951, entrò in classifica l'anno successivo e contribuì a mantenere vivo il suo successo, anche se poi nel 1954 un primo infarto minò pesantemente la sua possibilità di esibirsi e di continuare la carriera musicale.

Tiny Braddshaw morì per problemi cardiaci nel 1958, ma questo suo brano gli sopravvisse e prese indirizzi che egli certamente non si sarebbe aspettato.

Infatti, "The Train Kept-a-Rollin'" era già stato registrato da Johnny Burnette due anni prima e il successo di questa incisione Rockabilly ha continuato a suscitare l'interesse di numerosi Musicisti, che hanno in seguito proposto arrangiamenti sempre più lontani dall'originale.

A me piace particolarmente la versione degli Yardbirds, ma forse sono di parte, perché questo gruppo negli Anni '60 era uno dei miei preferiti.

Infine, come esempio limite degli imprevedibili binari su cui questo "Treno" continua a rollare, vi presentiamo una versione live molto più recente dei Metallica...

R.I.P., amico Tiny!






venerdì 23 maggio 2014

Sun 197: "Boogie Blues" di Earl Peterson

All'inizio del 1954, Sam Phillips si era già cimentato con alcune registrazioni Country, ma -come gli era spesso capitato anche nel caso del Blues- il risultato era stato una Musica datata di almeno un paio di decenni.

"Boogie Blues" fu, invece, il primo tentativo della Sun Records di avventurarsi nel Country contemporaneo e, quindi, questo disco ha un certo valore storico, che ci ha convinto a inserirlo nel nostro Blog.

Dopo questa registrazione con Sam Phillips, Earl Peterson fece alcune incisioni con la Columbia e continuò a lavorare sia come Musicista, sia nel settore delle radio locali.

Morì nel 1971 e pare non abbia mai mostrato un particolare rimpianto per la sua esperienza alla Sun Records e per questo Singolo, di cui furono vendute meno di 3.000 copie.

"Boogie Blues" è un esempio di un Country che cerca sì di adeguarsi alla moda del tempo, ma resta pur sempre ruspante e non abbandona le proprie radici, mentre in seguito...

Verso la fine degli Anni '50, la Sun Records si incamminò sul terreno di un Country meno genuino, mirato al mercato Pop e reso sdolcinato dall'uso massiccio di coretti, che poco avevano a che fare con la storia di questa musica popolare, per cui...

Tutto sommato, continuiamo ad apprezzare questo brano di Earl Peterson che, oltre che piacevole, non ha snaturato la tradizione della Musica Popolare Americana..


lunedì 19 maggio 2014

1949: "River Stay Away from my Door" dei Syncopators e "If it is so Baby" dei Robins

Molti Gruppi Vocali passarono come meteore nel panorama discografico del dopoguerra.

Fu questo, ad esempio, il caso dei Syncopators, che fecero una sola seduta d'incisione nel 1949 e pochi mesi dopo si separarono.

Di loro ci restano due soli dischi e tre canzoni in tutto, tra cui questa deliziosa "River Stay Away from my Door".

Più fortunato fu il destino dei Robins, che -scoperti da Johnny Otis- ebbero una carriera discografica durata circa una dozzina d'anni.

Nel brano che vi presentiamo oggi, "If it is so Baby", spicca la voce da basso di Ulussus Nunn, che per noi è particolarmente accattivante.

Tra l'altro, questa incisione del Dicembre 1949 fu molto significativa, perché venne trovato il tempo per registrare anche una ragazzina tredicenne...

Quella Little Esther che tanto amiamo e che in quell'occasione debuttò proprio con The Robins in "Double Crossing Blues".

Quando pensiamo al destino amaro di Little Esther ci viene il magone... ma questa è un'altra storia, che pensiamo di raccontarvi in un prossimo Post.

Quindi, per ora ci limitiamo ad aggiungere anche questo suo bel brano di debutto, con The Robins e il quintetto di Johnny Otis.




giovedì 15 maggio 2014

1948: "Loch Lomond" dei Rockets

Per i Gruppi Vocali del 1948, ci limitiamo a un solo brano "Loch Lomond" dei Rockets, che però ci permette di fare alcune interessanti considerazioni.

Infatti, Loch Lomond è una melodia popolare scozzese, che risale al 1841.

Negli USA era già stata incisa, tra gli altri, da Benny Goodman, Woody Herman e Fats Waller ed era destinata a essere poi registrata una decina di anni dopo anche da Bill Haley.

La versione dei Rockets, che si trova storicamente e musicalmente a metà strada tra lo Swing e il Rock 'n' Roll, può essere utile per sottolineare ancora una volta ciò che stiamo continuamente cercando di affermare con questo Blog...

La Musica americana dagli Anni '20 a tutti gli Anni '50 è un continuo fluire, in cui generi musicali differenti si intrecciano e generano sempre qualcosa di nuovo, fondato sul passato, ma aperto verso il futuro.

Così, oggi vi presentiamo la versione di Benny Goodman -con la voce di Martha Tilton- e quella di Bill Haley, dal titolo "Rock Lomond", naturalmente inframezzate dall'incisione dei Rockets.

E inoltre, come antipastino, vi proponiamo pure la melodia scozzese originale, suonata alla cornamusa!

Buon ascolto.




lunedì 12 maggio 2014

The Prisonaires... E non è una Metafora!

Il numero 11 della rivista "Rhythm & Blues", uscito nell'Aprile 1954, dedicò ampio spazio al gruppo vocale The Prisonaires.

I gruppi vocali dell'epoca erano soliti prendere nomi evocativi, ma la particolarità dei Prisonaires è che essi erano veramente dei carcerati, che stavano scontando la loro pena nella prigione di massima sicurezza del Tennesse, per reati  molto gravi, che includevano lo stupro seriale e l'omicidio.

Però, per certi aspetti, la loro è anche una storia di redenzione.

Infatti, grazie alla Musica, riuscirono non solo ad acquisire una certa notorietà e a uscire saltuariamente di prigione per incidere ed esibirsi, ma anche a cambiare vita e- in alcuni casi- a reintegrarsi pienamente nella società.

Il loro successo maggiore fu la melodica "Just Walkin' in the Rain" del 1953, incisa per la Sun Records, che vi presentiamo per prima, affiancata da "All Alone and Lonely", dal ritmo più veloce e dalla marcata influenza Gospel.

The Prisonaires venivano accompagnati alle Serate da una sola guardia carceraria e mai approfittarono di questa relativa libertà per tentare la fuga. Anzi, quando una volta vennero "sequestrati" dai fans, fecero di tutto per ripresentarsi in prigione la mattina successiva.

Il Governatore democratico del Tennesse Frank Clement prese a cuore la loro situazione e li inserì in un programma avanzato di riforme carcerarie. Addirittura, li volle spesso a casa propria, in qualche occasione anche con Elvis Presley, che era un loro ammiratore.

Per darvi maggiori informazioni su questo gruppo vocale, includiamo la presentazione di un documentario su Johnny Bragg, che dei Prisonaires fu il tenore solista.

Particolarmente toccante in questo video è l'incontro -dopo tanti anni- tra Bragg e Edwards, il direttore della prigione, con cui si era stabilito un rapporto di stima e simpatia, e le parole di affetto da parte della sorella e del figlio del Governatore.

Ancora una volta, le storie reali della Musica e dei Musicisti si dimostrano umanamente più  ricche e complesse di certe letture ideologiche che, a partire dalla fine degli anni '60, abbandonarono il messaggio di Martin Luther King, per intraprendere la via della contrapposizione dura, senza mediazione.

Se anche voi siete affascinati dalla Musica dei gruppi vocali, non perdetevi i Post che a essi stiamo dedicando in questa sezione del Blog.

E se vi interessa la storia musicale e umana degli Artisti che incisero per Sam Phillips, non perdetevi i Post della sezione La Sun Records dal 1952 al 1958.




giovedì 8 maggio 2014

Sun 193: "Come Back Baby" e "Chicago Breakdown" di Doctor Ross

"Come Back Baby" e "Chicago Breakdown" di Doctor Ross sono due dei nostri Boppers preferiti.

E anche Sam Phillips era una estimatore di Doctor Ross, che con chitarra, armonica, batteria  e voce curava i dolori del Blues...

La Musica di Doctor Ross si situa proprio in quel filone degli One Man Band, che da soli riuscivano a creare ritmi, armonie e melodie degne di una piccola Band.

C'è qualcosa di originale, primitivo e viscerale in questa Musica, che la rende senza tempo e, quindi, ancora oggi molto attuale.

Isaiah Ross non visse sempre e solo di Musica, Infatti, nel 1954 iniziò a lavorare nel Michigan per la General Motors, però...

Continuò a esibirsi e, in particolare, ebbe un certo successo in Europa, dove venne amato e apprezzato più che negli Stati Uniti.

Comunque, nel 1981 vinse un Grammy per il suo LP "Rare Blues" e in seguito riacquistò una certa popolarità anche nella madre patria, dove propose la propria Musica ancora per molti anni.

Morì nel 1993 e di lui ci restano diverse incisioni, che noi ascoltiamo sempre con grande piacere.

Vi lasciamo con i due brani del singolo Sun 193 e uno spezzone video, "Feel So Good", tratto da American Folk Blues del 1965. Buon divertimento!




lunedì 5 maggio 2014

1951: "I'm Waiting Just For You" di Lucky Millinder e "Long Distance Call" di Muddy Waters

Nel Post precedente, abbiamo ascoltato "Rocket 88" di Jackie Brenston. un pezzo proiettato decisamente verso il Rock 'n' Roll.

Però, nella classifiche Black del 1951, vi era ancora spazio per brani che affondavano decisamente le proprie radici nel passato.

E' questo il caso di "I'm Waiting Just For You" di Lucky Millinder, con le voci di Annisteen Allen e John Carol.

Lucky Millinder era stato particolarmente attivo nel traghettare lo Swing delle Big Band verso il Rhythm & Blues di formazioni più ridotte e nel 1951 era ancora in grado di offrire Musica di notevole livello.

Però, già l'anno successivo, Millinder abbandonò la scena musicale, per divenire rappresentante di alcolici e, durante le ore libere, chiromante.

Il secondo brano che vi presentiamo, "Long Distance Call" di Muddy Waters, è un Blues che per certi aspetti rimanda al Delta di 15-20 anni prima, mentre l'armonica di Little Walter, sebbene non ancora elettrificata, anticipa il blues urbano che avrebbe in seguito caratterizzato la musica nera.

E anche il basso di  Ernest Big Crawford oscilla tra alcuni tratti ostinati, tipici del Delta, e passaggi più moderni.

Il fascino della Musica sta anche in questo: la convivenza di aspetti diversi, che conservano il passato e aprono verso il futuro.

Nel 1951 erano ormai consolidati in classifica anche Gruppi Vocali come The Dominoes o The Larks, ma ad essi e al Doo-Wop stiamo dedicando una nuova sezione del Blog.

Quindi, come sempre, continuate a seguirci, perché anche i prossimi Post saranno particolarmente interessanti!




giovedì 1 maggio 2014

1951: "Rocket 88" e "My Real Gone Rocket" di Jackie Brenston

Iniziando a parlare dell'anno 1951, un Post deve certamente essere dedicato a "Rocket 88" di Jackie Brenston, che molti -tra cui Sam Phillips, che la registrò quando non aveva ancora fondato la Sun Records e la cedette alla Chess- considerano il primo pezzo Rock 'n' Roll.

Noi non crediamo che possa esistere il "primo" pezzo di un genere musicale, perché -come stiamo continuamente cercando di mostrare in questo Blog- vi sono fili rossi che percorrono la Musica e si intrecciano tra di loro, però...

A volte è bello seguire i miti fondanti di ciò che si ama!

Tra l'altro, la storia di "Rocket 88" ha tutte le caratteristiche giuste per fare entrare questo brano nella leggenda.

Come abbiamo detto in un Post precedente, "Rocket 88" venne "ispirato" da "Cadillac Boogie", che Jimmy Liggins aveva già inciso qualche anno prima.

Inoltre, il brano non sarebbe stato lo stesso, senza il contributo che il più esperto Ike Turner diede a Jackie Brenston. Anzi, The Delta Cats -a cui il disco venne attribuito- in realtà altri non erano che The Kings of Rhythm di Ike.

Che dire poi del fatto che Jackie Brenston, mentre dichiarava tutti i propri intenti bellicosi a bordo della potente macchina, era all'epoca ancora minorenne e dovette far firmare il contratto alla mamma?

Per quanto riguarda la caratteristica principale di questo pezzo -la forte distorsione della chitarra di Willie Kizart- essa fu in parte dovuta al caso.

Infatti, durante il viaggio verso Memphis, l'amplificatore cadde dal tetto della macchina -o forse fu rovinato dalla pioggia: a questo proposito, esistono versioni differenti- e Sam Phillips cercò di porvi rimedio artigianalmente, con qualche foglio di carta.

Il risultato fu quel suono distorto, che da allora venne ricercato e riprodotto in molte incisioni Rock 'n' Roll.

Quando sono alla Consolle, mi piace ogni tanto proporre "Rocket 88", anche se la reazione della Pista solitamente non è entusiastica.

E così, a volte mi chiedo se questo brano non abbia troppo testosterone per alcuni ballerini contemporanei, resi mollaccioni da certi  swinghettini bromurici, oggi maggiormente di moda...

Per completezza, vi proponiamo anche il sequel "My Real Gone Rocket", inciso da Jackie Brenston quattro mesi dopo e che è ancora più wild. Proprio come il sano Rock 'n' Roll deve essere!



lunedì 28 aprile 2014

1947: "Ol' Man River" dei Ravens e "After Awhile" dei The Big Three Trio

Nel gruppo The Ravens, a far la parte del leone era certamente Jimmy Ricks, con la sua inconfondibile voce da basso.

Noi ve la presentiamo nell'interpretazione di "Ol' Man River", resa famosa nel 1927 dal musical "Show Boat".

Curiosamente, il testo parla della vita lavorativa di un anziano fiumarolo del Mississippi, ma fu composto da due giovani ebrei, rampolli di ricche famiglie newyorkesi.

Comunque, il pezzo incontrò i favori di artisti di colore e, in particolare, venne cantata nel 1936 da Paul Robeson, nel primo adattamento cinematografico di "Show Boat".

Per vostra comodità, vi presentiamo lo spezzone del film, con l'interpretazione di Robeson, che probabilmente servì da modello per Jimmy Ricks.

Un'altra curiosità è che The Ravens furono il primo gruppo a prendere il nome di un uccello, pratica questa poi utilizzata da molte altre formazioni vocali.

Il secondo brano odierno è "After Awhile", cantato da un trio: The Big Three.

Nel gruppo, svetta sicuramente Willie Dixon, destinato ad avere in seguito -come compositore, talent scout e A & R- un ruolo predominante alla Chess e in tutta la scena Blues di Chicago.

The Big Three Trio durò sino al 1951, ma -al momento dello scioglimento- già da tempo andava stretto a Willie Dixon, la cui vena artistica e il cui spirito organizzativo lo stavano portando verso strade sempre più individuali.





giovedì 24 aprile 2014

1946: "Atom and Evil" dei Golden Gate Quartet e "Just a-Sittin' and a-Rockin'" dei Delta Rhythm Boys

Iniziamo il nostro studio dei Gruppi Vocali dal 1946 al 1959, con due formazioni particolarmente significative: The Golden Gate Quartet e The Delta Rhythm Boys.

Tra l'altro, The Golden Gate Quartet mi sono molto cari, perchè -back in the Fifties- i miei genitori erano soliti suonare i loro dischi e quelle armonie mi sono rimaste nella testa e nel cuore per tutta la vita.

The Golden Gate Quartet -che furono tra i primi Gruppi Vocali a non cantare solamente Gospel o musica secolare, ma a passare tranquillamente da un genere all'altro- si erano formati a livello amatoriale nel 1930 in una barberia della Virginia e, dopo qualche rimaneggiamento, nel 1937 debuttarono alla radio e incisero il loro primo disco.

Apprezzati da John Hammond, vennero invitati al concerto "From Spirituals to Swing" del Dicembre 1938 alla Carnegie Hall di New York, di cui vi abbiamo parlato qui e, come si suol dire... il resto è storia.

Il pezzo che vi presentiamo, "Atom and Evil", fu registrato nel Giugno 1946 e tratta con ironia il tema drammatico della bomba atomica, raccontando come Atomo fosse un bravo ragazzo, sino a che il Male lo fece ubriacare e lo portò a giocare d'azzardo con il fato degli esseri umani...

Anche The Delta Rhythm Boys iniziarono la loro carriera professionale nel 1937, con un lungo soggiorno a Buenos Aires. Ritornati l'anno successivo negli Usa, incisero il loro primo disco con la Decca.

Una loro caratteristica fu la capacità di trasformare classici per orchestra in brani adatti per un Gruppo Vocale, come fecero con questa "Just a-Sitting and a-Rockin", scritta da Duke Ellington e Billy Strayhorn.

Quando negli Stati Uniti i gusti del pubblico cambiarono, The Delta Rhythm Boys si trasferirono a Parigi e continuarono a esibirsi in Europa, ove incontrarono sempre il favore del pubblico sino al 1987, l'anno in cui il gruppo si sciolse, dopo una carriera durata mezzo secolo.




martedì 22 aprile 2014

Introduzione ai Gruppi Vocali

Al Rock 'n' Roll viene spesso rimproverato di essere stato la musica di una generazione senza una base culturale in campo artistico.

Se, infatti, nel Jazz e nello Swing vi erano stati personaggi con una notevole formazione musicale, di cui beneficiarono in seguito anche alcuni combo Rhythm & Blues, che ereditarono molti di questi artisti, il Rock 'n' Roll si diffuse prevalentemente tra adolescenti che spesso, con tre soli accordi e una tecnica strumentale ridotta, davano sfogo a tutta la propria vitalità.

Però, secondo noi, questo rappresenta anche parte del fascino che il Rock 'n' Roll continua ad avere.

La spontaneità, l'immediatezza, le doti naturali non temprate (o appiattite...) da solfeggi ed esercizi estenuanti ci fanno apprezzare ancor di più l'energia creativa di una generazione, che nel Rock 'n' Roll trovò la propria colonna sonora.

E forse, ancor meno "acculturati" musicalmente, furono quei giovani che si unirono in gruppi vocali di 4-5 elementi e si divertivano a cantare -con un accompagnamento strumentale minimo o addirittura "a cappella"- durante la ricreazione a scuola o all'angolo di una strada.

Alcuni di questi gruppi, riuscirono poi a sfondare nel mercato discografico. A volte, solo con un disco; altre volte, con una carriera pluriennale.

Una caratteristica di questi gruppi vocali fu lo sviluppo non tanto di sofisticate armonie, quanto di  tratti ritmici e percussivi di notevole impatto, che vennero poi, in un certo senso, codificati nel Doo-Wop.

I gruppi vocali attraversarono la transizione dallo Swing al Rhythm & Blues e, poi, da questi al Rock 'n' Roll e ai primi Anni '60 e noi...

In questa nuova sezione del Blog, esploreremo proprio questo percorso, partendo dal dopoguerra e concludendo il nostro itinerario con il 1959, che -come abbiamo già indicato in questo Post- segnò la fine della Musica che amiamo.

Iniziamo in modo soft, con due brani tranquilli degli Ink Spots -"The Java Jive" del 1940 e la velatamente antimilitarista "I don't Want to Set the World on Fire" dell'anno successivo- ma poi passeremo a pezzi più up-tempo... proponendovi quel genere di Musica che ai Ballerini fa partire le zampette in automatico!



sabato 19 aprile 2014

Pin-Up per una vita: Ruth Brown e LaVern Baker

Ormai sempre più Eventi dedicati agli Anni '50 offrono uno spazio per contest del tipo "Pin-Up per un Giorno".

Allora, oggi vi proponiamo, tratte dalla nostra raccolta di vecchie riviste, le foto di  due grandi Artiste, comparse sul paginone centrale di "Rhythm and Blues" del Settembre 1956.

Ci pare che da queste immagini traspaiano una bellezza, una sensualità e una classe -tra l'altro, portate per tutta una vita- non comuni.

Però, forse, siamo di parte, perché...

Lo ammettiamo: Ruth Brown e LaVern Baker  hanno per noi un grande fascino, sia come cantanti, sia come donne.

Inoltre, la loro biografia è particolarmente interessante -a volte, addirittura drammatica- e pensiamo, prima o poi, di parlarvene.

Per ora, eccovi due Video, da cui traspaiono la loro carica e la loro energia.




giovedì 17 aprile 2014

Sun 192 e 223: "Mistery Train" di Little Junior e Elvis Presley

"Mistery Train" di Little Junior e i suoi Blue Flames -inciso nel Novembre 1953- non ebbe un particolare successo, ma resta ancora oggi un pezzo molto interessante.

Inoltre, esso si merita un posto d'onore nella storia della nostra Musica perché, nella versione di Elvis Presley dell'Agosto 1955, "Mistery Train" era destinato a diventare una pietra miliare del Rockabilly.

Rispetto a Elvis, Little Junior propone una versione più morbida, che crea un'atmosfera particolare, quasi misteriosa, appunto.

D'altra parte, perché questo pezzo abbia "Mistery" nel titolo è a sua volta un mistero, in quanto il termine non compare mai nel testo. Chissà... Forse il treno sembra misterioso perché arriva, non annunciato, da dietro una curva e -senza che si veda la ragazza del cantante salirvi- se la porta via.

Comunque, il tema del treno di sedici carrozze, che si porta via una donna, era già presente nella musica popolare americana, ad esempio nel brano tradizionale "Worried Man Blues".

La versione di "Mistery Train" cantata da Elvis è, invece, molto più incalzante. In un certo senso, potremmo dire che se il treno di Little Junior è un accelerato, il treno di Elvis è trainato da una locomotiva lanciata a grande velocità.

Come abbiamo già accennato, in questa esecuzione, le particolari caratteristiche della musica Rockabilly sono già tutte presenti...

Lo slancio assertivo nella voce di Elvis, l'accompagnamento senza tregua della sua chitarra, l'assolo impeccabile di Scotty Moore e, in particolare, quel basso percussivo, che non fa rimpiangere la batteria.

Tra l'altro, questo Sun 223 fu l'ultimo singolo inciso da Elvis per Sam Philips che -indebitato per i coraggiosi e spesso sfortunati tentativi di incidere tutti i musicisti che riteneva promettenti e impossibilitato a gestire un fenomeno di proporzioni ormai nazionali- avrebbe poi ceduto Elvis Presley alla RCA.

A quel punto, la carriera di Elvis era pronta per il decollo, ma forse senza più la freschezza esplosiva che traspare da questa versione di "Mistery Train".



lunedì 14 aprile 2014

Sun 175: "Drivin' Slow" di Johnny London

Parlare di Sam Phillips e della Sun Records è difficile, perché si ha l'impressione che ormai sia già stato detto tutto...

Questo personaggio eccentrico, che non si accontentava di lavorare come DJ, ma voleva egli stesso immortalare  i suoni che sentiva, in una Memphis che aveva appena voltato decennio...

Che iniziò a registrare Blues e a spedire queste incisioni a Case Discografiche indie, come la Chess di Chicago...

E che non cessava di coltivare il proprio sogno: trovare un suono "ibrido", che nessun altro avesse mai registrato...

Ecco, questo personaggio ha cambiato la storia della nostra Musica.

A lui e alla Sun Records dedicheremo numerosi Post, ripercorrendo alcuni dei brani più belli e importanti, incisi negli anni d'oro tra il 1952 e il 1958.

Non possiamo non iniziare con il primo disco, uscito all'inizio del 1952:  "Drivin' Slow" di Johnny London.

E' un brano solo strumentale, così come lo è anche il suo retro: "Flat Tire".

Si tratta di due pezzi piacevoli, ma certo non travolgenti, che ci fanno capire come -soprattutto agli inizi- Sam Phillips navigasse a vista, spesso registrando musicisti sconosciuti, che entravano al numero 706 della Union Avenue di Memphis per tentare la sorte.

Il risultato a volte fu una registrazione impubblicabile, a volte un disco decente o un piccolo successo e altre volte, infine, un jackpot da un milione di dollari.

Seguiteci ed esploreremo insieme molti casi interessanti...


giovedì 10 aprile 2014

Rosemary Clooney, Annisteen Allen e Fats Domino rispondono

E' veramente interessante leggere le riviste degli Anni '50 e siamo proprio contenti di aver iniziato la collezione di alcune tra le testate più significative per la Musica che tanto amiamo..

Ad esempio, nella rivista "Rock and Roll Songs", vi era una rubrica dal titolo "Shooting Questions at the Stars".

In essa, si possono spesso trovare spunti significativi, per capire il clima musicale della seconda metà di quel decennio.

Oggi vi presentiamo tre risposte, tratte dal numero di Settembre del 1956.

Alla domanda se avesse avuto molte richieste da parte dei propri fans di incidere brani Rock 'n' Roll, Rosemary Clooney (l'interprete di "Mambo Italiano" e... zia dell'attore contemporaneo George) rispose di no. Non aveva avuto molte richieste di questo tipo, ma comunque immaginava che i fans avrebbero accettato suoi eventuali pezzi R 'n' R, perché quella era la tendenza del momento.

Ad Annisteen Allen, invece, venne chiesto se la sua Casa Discografica la considerasse una cantante Rock 'n' Roll. La risposta fu che, sebbene lei fosse una cantante Blues, il mercato di quei giorni considerava buona parte del Blues come Rock 'n' Roll e che in molti  arrangiamenti Blues veniva posto quel Big Back Beat tipico del Rock 'n' Roll.

Terzo e ultimo esempio che vi proponiamo... Fats Domino, alla domanda se fosse sorpreso, vedendo diversi suoi pezzi scalare la classifica Pop, rispose di no, perché  il Rock 'n' Roll era stato accettato dal pubblico che acquistava dischi Pop, per cui  era normale per lui trovarsi ben rappresentato in questa classifica.

Al di là di quali siano le proprie considerazioni sulla "moda" del Rock 'n' Roll nel 1956 e dintorni, non si può non notare la differenza rispetto ai nostri giorni, in cui altre mode hanno in parte emarginato il R 'n' R.

Comunque, ecco -con "Blue Monday" di Fats Domino- un piccolo assaggio della Musica che quell'anno andava per la maggiore.



lunedì 7 aprile 2014

1950: "Safronia B" di Calvin Boze e "3 x 7 = 21" di Jewel King

Dopo avervi presentato, nel Post precedente, due brani tipici di New Orleans, continuiamo a occuparci dell'anno 1950, con due pezzi allegri e dalle caratteristiche più tradizionali.

Il primo è "Safronia B" di Calvin Boze, un brano molto brillante, che riempie sempre la Pista.

Calvin Boze fu un personaggio relativamente secondario nella storia del Rhythm & Blues, ma con questo pezzo fece proprio centro.

Tra l'altro, mentre in altri brani Calvin Boze era solito ispirarsi a Louis Jordan, che in quegli anni andava per la maggiore, in "Safronia B" dimostra una maggiore originalità.

Delizioso, ad esempio, quell'incalzare, che trova il suo apice nel coretto "I surrender, I surrender", che ben rende l'idea dell'arrendersi all'approccio amoroso...

Il secondo brano è "3 x 7 = 21" di Jewel King, un inno alla libertà disponibile con il raggiungimento della maggiore età.

Non si sa molto di Jewel King, se non che si ritirò -forse anche per la gelosia del suo uomo- proprio quando questo pezzo di Dave Bartholomew entrò prepotentemente in classifica, rinunciando tra l'altro a un promettente tour con Fats Domino.

E così, di questa oscura cantante, non siamo riusciti a trovare nemmeno una foto da proporvi.

Ad accomunare i due brani, vi è un gioioso battito di mani, probabile influsso dei Gospel, che in quel periodo stavano vivendo un periodo di grande diffusione: un'altra testimonianza dell'influsso della musica religiosa sulla musica profana.



giovedì 3 aprile 2014

1950: "Mardi Gras in New Orleans" di Professor Longhair e "The Fat Man" di Fats Domino

Il 1950 vide l'ingresso nelle classifiche Rhythm & Blues del sound di New Orleans.

Questa città era il crocevia di ritmi provenienti dal mondo latino e anche il Rhythm & Blues risentì di questi influssi.

Il primo pezzo che vi proponiamo è "Mardi Gras in New Orleans" di Professor Longhair.

In esso, vi sono caratteristiche che non abbiamo trovato nei brani esplorati precedentemente: un ritmo "caraibico", il piano suonato con un forte impatto, versi che inneggiano al Carnevale, reminiscenze africane.

Professor Longhair ebbe una grande influenza su altri pianisti contemporanei e successivi, tra i quali spiccarono Fats Domino e Dr John.

E proprio di Fats Domino è il secondo pezzo di oggi: "The Fat Man".

Si tratta di una rivisitazione del classico "Junker's Blues", i cui versi su droga e degrado certo non si prestavano per un'ampia diffusione alla radio, senza il cui supporto era impossibile riuscire a sfondare nel mercato discografico.

La struttura armonica di "The Fat Man" è quella tradizionale del Blues a 8 battute, con una lunga introduzione di ben 20 battute, ripresa dalla versione di "Junker's Blues", incisa una decina di anni prima da Champion Jack Dupree e che vi presentiamo per un utile confronto.

Con questo pezzo, iniziò la lunga, prolifica e a volte burrascosa collaborazione tra Fats Domino e Dave Bartholomew, che produsse innumerevoli classici e contribuì ampiamente a traghettare il Rhythm & Blues verso il Rock 'n' Roll.





lunedì 31 marzo 2014

1949: "Rockin' at Midnight" di Roy Brown e "Why Don't You Haul Off and Don't Love Me" di Bull Moose Jackson

Continuiamo a occuparci di un anno fecondo come il 1949, proponendovi due altri pezzi, che in quei mesi scalarono le classifiche della Musica black.

Il primo è "Rockin' at Midnight" di Roy Brown, di fatto il sequel di "Good Rockin' Tonight", che era sì andato discretamente bene, ma venne surclassato nei gusti del pubblico dalla versione di Wynonie Harris, che vi abbiamo già presentato qui.

Questa volta, l'arrangiamento e l'interpretazione furono più corposi e il disco ebbe un grande successo, a conferma di come in quel periodo Roy Brown fosse all'apice della propria carriera di shouter.

Il secondo brano, invece, è "Why Don't You Haul Off and Don't Love Me" di Bull Moose Jackson.

L'inizio come cantante di Bull Moose fu, come spesso accade, singolare.

Infatti, egli suonava il sax nella Band di Lucky Millider e una sera, in cui Wynonie Harris non si presentò per uno spettacolo, il povero Jackson fu spinto sul palco, ove...

Ebbe un successo tale, da permettergli di iniziare un'ottima carriera come solista.

Agli inizi degli Anni '60, Bull Moose Jackson -ormai stanco della vita on the road- trovò un tranquillo lavoro all'Università di Washington, ove venne "riscoperto" nel 1983.

E così, negli ultimi anni della sua vita -terminata per tumore nel 1989- questo grande cantante e sassofonista poté ancora gustare il successo che si meritava, incluso un trionfo alla Carnegie Hall di New York e una serie di concerti in Europa, con Johnny Otis.

Tra tante vite spezzate nella storia del Jazz, del Rhythm 'n' Blues e del Rock 'n' Roll, ogni tanto fa piacere vedere che c'è chi è riuscito a passare attraverso le scene musicali, senza perdersi nell'autodistruzione.

 "Why Don't You Haul Off and Don't Love Me" venne originariamente inciso in versione country da Wayne Raney e questo è...

Uno dei tanti esempi di come in quel periodo si cercasse di sfruttare al massimo i diritti d'autore, facendo incidere lo stesso pezzo da artisti che si rivolgevano a fette di mercato differenti.

Per un interessante e curioso confronto delle due versioni, vi presentiamo anche il pezzo di Wayne Raney.

Invece, per un'analisi di come la Musica dei Bianchi del Sud abbia influito sulla nascita del Rock 'n' Roll, vi indirizziamo alla sezione Western Swing, Country & Western e Hillbilly Boogie, che per ora è agli inizi, ma contiamo di sviluppare particolarmente nei prossimi mesi.





giovedì 27 marzo 2014

1949: "Boogie Chillen" di John Lee Hooker e "Drinkin' Wine Spo-Dee-O-Dee" di Stick McGee

Il Rhythm & Blues è solitamente e giustamente considerato una Musica urbana, che ha segnato il distacco di molti Neri dalla vita rurale del Sud.

Questo, però, non significò una rottura definitiva con la musica del passato, come è testimoniato da alcuni esempi curiosi.

Ad esempio, nel 1949 giunse in vetta alle classifiche "Boogie Chillen", dello sconosciuto John Lee Hooker.

E' questo un pezzo particolare, dalla metrica molto libera e basato fondamentalmente su un solo accordo, ripetuto ossessivamente.

Una struttura, quindi, molto più primitiva rispetto al tradizionale Blues a 12 battute, che -nel viaggio dalle campagne del Sud alle città del Nord- aveva sì disdegnato la chitarra acustica e trovato nuove sonorità, ma senza abbandonare un giro armonico ormai consolidato.

Con questo pezzo, invece, John Lee Hooker -pur essendo ormai radicato a Detroit- ritorna alle origini...

A una Musica anteriore al ballo di coppia e che necessita non della presenza di un partner, ma della capacità di lasciarsi andare alla trance di un boppin'.

Anche il secondo pezzo di oggi -"Drinkin' Wine Spo-Dee-O-Dee" di Stick McGee- presenta qualche tratto più antico, rispetto alla Musica che nel 1949 andava per la maggiore.

Inciso qualche anno prima, senza alcun successo, per la Harlem Record, questo pezzo -grazie alla lungimiranza dei fratelli Ertegun dell'Atlantic- venne registrato nuovamente  e fu un grande hit.

Due esempi, questi, delle strade particolari che possono prendere la Musica e i gusti del pubblico. 



lunedì 24 marzo 2014

"Lucky Lips": Ruth Brown o Gale Storm?

Nella storia del Rhythm & Blues e del Rock 'n' Roll,  l'incisione di  pezzi  -originariamente cantati da artisti di colore, da parte di bianchi, che puntavano alla classifica pop- ha sempre rappresentato  una questione spinosa.

Noi, come al solito, preferiamo affrontare questo tema non da un punto di vista ideologico, ma andando a vedere le fonti e confrontando le differenti versioni.

Pensiamo, infatti, che questo approccio non ingabbi la mente in risposte già preconfezionate, ma aiuti a pensare con la propria testa e a formarsi una propria idea.

E così, guardiamo con curiosità un sondaggio, apparso nel mese di Giugno 1957 sulla rivista "Rock 'n' Roll Songs".

In questo sondaggio, la Rivista chiese ai propri lettori di pronunciarsi sulle versioni di Ruth Brown e Gale Storm di "Lucky Lips", che in quei mesi stavano andando veramente forte.

Ruth aveva inciso questo pezzo per prima con l'Atlantic, ma dopo una sola settimana... ecco che era già pronta una versione di Gale per la Dot.

Tra l'altro, in quel periodo le cover molto spesso erano vere e proprie copie... riproduzioni nota per nota e, soprattutto, con gli stessi arrangiamenti, di pezzi originariamente incisi da Neri.

Questo plagio a volte favoriva l'Artista di colore, che riceveva nuovo slancio dalla versione bianca, ma spesso lo penalizzava pesantemente, rubandogli quel successo che si sarebbe meritato.

Comunque, se avessimo avuto la possibilità di votare per il il sondaggio di "Rock 'n' Roll Songs", noi non avremmo avuto dubbi e la nostra scelta sarebbe andata a...

Ma no... Non vogliamo condizionare la vostra scelta, quindi...

Buon ascolto!




giovedì 20 marzo 2014

Che cos'è per voi il Rhythm & Blues?

Viviamo in un'epoca in cui chiunque, utilizzando Wikipedia e Shazam, può facilmente trovare qualche informazione sul Rhythm & Blues e scaricare una manciata di brani famosi.

Ma che cosa rappresenta veramente, a livello emotivo profondo, il Rhythm & Blues?

Noi abbiamo recentemente trovato -nel numero 14 della rivista "Rhythm & Blues", uscito nell'Ottobre 1954- un articolo di Evelyn Robinson, che ci può ora servire come base, per rispondere a questa domanda.

Seguendo l'impostazione di Evelyn, il Ritmo è ciò che caratterizza un'attività regolare e costante, quale il ballare, camminare, lavorare o, addirittura, russare!

Il Blues, invece, è ciò che si ha nei momenti in cui ci si sente preoccupati, tristi o delusi, come quando, ad esempio, si pensa che il mondo sia troppo duro con noi.

Che cosa succede, però, se queste sensazioni negative vengono messe in musica?

Se il ritmo, l'armonia e la melodia non creano uno stacco, ma sono semplicemente il supporto dell'autocommiserazione, allora il brano che nasce contribuisce solo a farci sentire ancora più tristi.

Se, invece, questi sentimenti sono accompagnati da alcuni elementi particolari del Rhythm & Blues -come le spazzole della batteria che segnano un tempo insistente, un'armonia che cerca una soluzione o il timbro di un sax che esplora una scala- allora non vi è più solo un piangere su se stessi, ma ci si sente più immersi nel flusso della Vita.

Certo, ci si può sì sentire ancora "blue", ma in un modo molto differente, rispetto a quando si ascoltano altri generi: ora i piedi battono sul pavimento, la testa si muove e le dita della mano snappano a tempo, testimoniando che siamo in sintonia con ciò che ci sta succedendo.

Questa è la medicina, con cui il Ritmo cura il Blues.

Come esempio, Evelyn Robinson cita "Feel Like I Wanna Cry" di Dinah Washington, un brano dal testo certamente triste, ma che non risulta autocommiserevole.

Ascoltandolo, la reazione che esso mette in moto in noi è: "OK, questa è la Vita. Ma non ci lasciamo schiacciare e, anzi, continuiamo a giocare la nostra partita, con un'energia ancora maggiore!".

 


lunedì 17 marzo 2014

Milton Brown: il "rivale" di Bob Wills

La nostra Musica ha vissuto anche di grandi rivalità, a volte reali, a volte costruite a fini commerciali.

Per alcuni anni, Bob Wills, che vi abbiamo presentato nel Post precedente, ebbe come principale rivale Milton Brown.

Brown non è molto conosciuto in Italia, ma nella prima metà degli anni '30 contribuì a definire alcuni aspetti del Western Swing: i ritmi in 2/4 del Jazz di New Orleans, l'uso di due violini in armonia, il piano con tratti jazz e il primo strumento amplificato nella country music, la steel guitar di Bob Dunn.

Dopo un apprendistato nella Band di Bob Wills, nel Settembre 1932, il ventinovenne Brown formò con il fratello Derwood i Musical Brownies, che per tre anni e mezzo divennero la Band di riferimento nell'ambito del nuovo genere che andava nascendo nelle pianure del Texas..

Con uno stile di canto per certi versi più vicino al Jazz che al Country, Milton Brown incise alcuni pezzi, destinati a divenire dei classici.

Anzi, la sua seduta di incisione del 4 Aprile 1936 viene spesso considerata come la prima vera seduta di Western Swing.

Come molti artisti dell'epoca, Milton trovò la sua fine a causa della strada, per i postumi mal curati di un grave incidente.

E così, a soli 32 ani, se ne andò un capostipite di una Musica che ancora ai nostri giorni è di grande attualità.

Noi oggi vi presentiamo questo Musicista in "Keep a-knockin'" e nel classico pezzo strumentale jazz "Takin' Off".

Nei prossimi due Post, ritorneremo a pescare nella nostra raccolta di riviste degli Anni '50, per respirare direttamente l'aria di quel periodo irripetibile.



giovedì 13 marzo 2014

Bob Wills: Lo Swing bianco del Texas

A noi viene da sorridere, quando vediamo alcuni ballerini Swing rinchiudersi nel loro piccolo mondo, richiedere una pista da ballo dedicata e poi tentare di preservare la purezza della propria musica.

Infatti, la Musica è sempre stata molto impura.

Portata da musicisti itineranti, scritta su fogli sparsi, riprodotta alla radio, incisa su dischi...

La Musica non ha mai evitato accoppiamenti poco ortodossi, dando vita a generi che a loro volta si sono incrociati con altre musiche, in un impatto di ritmi, armonie e fraseggi impossibile da controllare e gestire.

E così, è capitato che nelle pianure del Texas e degli Stati limitrofi giungesse, portato da radio e dischi, anche lo Swing delle Big Band, capace di far sognare un mondo lontano, affascinante e impossibile...

Ma che si poteva in qualche modo cercare di riprodurre, utilizzando gli strumenti tradizionali del luogo.

E allora, ecco fiorire Band che si mettevano a suonare quelle Musiche e, così facendo, finivano con il creare nuovi pezzi, che ricordavano sì quelli popolari nelle grandi città dell'Est o della West Coast, ma nello stesso tempo se ne andavano differenziando sempre più .

Bob Wills and his Texas Playboys furono l'emblema di questa Musica e oggi ve li presentiamo in un pezzo del 1936 e nello spezzone di un film, girato durante la seconda guerra mondiale.

Confrontandoli, potete notare gli sviluppi della musica Western Swing, un genere che -come vedremo- influenzerà notevolmente il Rock 'n' Roll.