domenica 22 febbraio 2015

"If it's news to you" di Little Esther

No... Non mi sono sbagliato, inserendo questo Post nella sezione "Blues" del Blog.

So bene che Little Esther è stata una delle più famose cantanti Rhythm & Blues e, anzi, le abbiamo dedicato parte di un Post, accennando tra l'altro al suo triste destino.

Però, il brano del 1956 di cui ci occupiamo oggi presenta la struttura del Blues a 12 battute ed è utile per comprendere lo stretto rapporto che il Blues ha avuto con altre forme della musica americana dei Neri e non solo.

Inoltre, "If it's news to you" ha un bel bridge che, con i suoi accordi finali di II7 e V7, rilancia nuovamente la musica verso l'ossatura tradizionale a 12 battute, dopo aver compiuto una piacevole deviazione, lungo armonie non sempre usuali nella struttura più conosciuta del Blues.

Per quanto riguarda la biografia di Little Esther, questa artista iniziò, come tante sue coetanee, a cantare in Chiesa, per poi cimentarsi -dopo aver superato le resistenze iniziali della famiglia- con una Musica più secolare.

Una complicata relazione, quando era ancora minorenne, con la sua guida spirituale -che oggi verrebbe giustamente bollata come pedofila- e la vita on the road come cantante, intrapresa anche questa da giovanissima, ben presto presentarono il conto e così, nonostante la vigilanza di Johnny Otis, che l'aveva inizialmente presa nella propria Orchestra,...

Little Esther iniziò una dipendenza da alcol e droga, che avrebbe segnato pesantemente non solo la sua carriera, ma anche la sua vita.

Infatti, dopo aver lasciato l'Orchestra di Johnny Otis, non riuscì più per un certo periodo ad avere il successo a cui era abituata e questo -unito ad altre esperienze drammatiche, come l'essersi trovata nella stessa stanza in cui Johnny Ace nel 1954 si suicidò- contribuì ad aumentare le sue dipendenze.

Gli anni successivi furono segnati da un dentro e fuori da cliniche di riabilitazione e da Serate in piccoli locali, sino a che nel 1962 venne "riscoperta" e poté così riprendere una carriera di successo, sempre però minata dai problemi con la droga.

E seguendo percorsi musicali lontani dal Rhythm & Blues della sua giovinezza.

Morì nel 1984, a soli 48 anni, con il fegato e i reni ormai devastati dagli abusi, a cui non era riuscita a sottrarsi.


domenica 15 febbraio 2015

"Little City Woman" di Big Bill Broonzy

Anche per coloro che da una vita ascoltano Blues, certo non mancano le occasioni per restare meravigliati -e ammirati- innanzi alle mille pieghe che la Musica riesce a prendere.

Ad esempio, mi ha sempre incuriosito questo "Little City Woman" di Big Bill Broonzy, perché già nel 1953 presentava un beat e un assolo di chitarra che anticipavano molti tratti di quella musica bianca, che sarebbe poi stata chiamata Rockabilly.

La storia personale di Big Bill Broonzy percorre tutta la storia collettiva del Blues, dalle campagne del Delta sino ai locali di Chicago...

Per terminare poi al di qua dell'oceano, quando Big Bill si trovò al centro dell'interesse del pubblico europeo nei confronti del Blues, negli anni immediatamente antecedenti la sua morte, per un tumore alla gola, nell'Agosto del 1958.

Situazione questa in cui, anticipando Sonny Boy Williamson II (di cui vi abbiamo parlato qui), seppe giocare a proprio favore con l'affetto, la curiosità e soprattutto... l'ingenuità del nuovo pubblico, composto ora da soli Bianchi.

Ma torniamo al 1953 e a "Little City Woman".

Il brano è importante, in quanto testimonia, ancora una volta, ciò che tentiamo di sottolineare con questo Blog...

La continua intersezione tra generi musicali diversi, in un processo ricco e complesso, che non è riconducibile -come vorrebbe una semplice vulgata, politicamente corretta- alla certezza che i Bianchi avrebbero derubato i poveri Neri persino della loro Musica.

La realtà è sempre più complessa dell'ideologia e un minimo di conoscenza della storia della musica popolare americana permette di capire come a un certo punto qualcosa di nuovo fosse nell'aria e...

In diverse aree geografiche e culturali degli Stati Uniti esso riuscì a prendere forma.

E così, ecco questo disco, inciso da un Nero a Chicago per la Chess, ma che non avrebbe certo sfigurato nemmeno nel catalogo della Sun Records, laggiù a Memphis, Tennessee, dove nacque il Rockabilly dei Bianchi...


domenica 8 febbraio 2015

Sonny Boy Williamson II, l'astuto...

Dopo Little Walter, di cui vi abbiamo parlato in questi Post (1, 2 e 3) l'armonicista che maggiormente influenzò il Chicago Blues degli Anni '50 fu certamente Sonny Boy Williamson II (Rice Miller).

Vi abbiamo già parlato anche di questo Artista, per la precisione in un Post dedicato alle Classifiche Rhythm & Blues del 1947 e al bel pezzo "Shake that Boogie" di Sonny Boy Williamson I (John Lee).

E vi abbiamo già raccontato come l'astuto Rice Miller, all'inizio della propria carriera, si fosse appropriato del nome d'arte del più famoso armonicista e  di come addirittura...

Dopo la tragica morte di quest'ultimo, collaborò attivamente al tentativo di alcuni discografici, per far credere al pubblico che il vero Sonny Boy Williamson fosse ancora in vita e fosse proprio lui.

Alla fine, tra furbizie e mancanza di scrupoli, Rice Miller riuscì a farsi strada nel mondo del Blues e ad avere come unica conseguenza dei suoi tentativi di soppiantare l'originale Sonny Boy Williamson quel II, che da allora rimase indelebilmente legato al suo nome.

Comunque, al di là di questo furto di personalità, resta il fatto che Sonny Boy Williamson II fu un ottimo armonicista, di cui ci restano storiche incisioni e alcuni video interessanti.

La prima parte della sua vita è difficile da ricostruire perché -anche in un ambiente come quello dei bluesmen, così propensi a romanzare la propria storia- certamente Rice Miller non ebbe rivali nel confondere le acque e nell'inventarsi aneddoti e fatti che potessero incrementare la sua fama.

Così, storia e leggenda sono indissolubilmente legati, in un gioco in cui spetta al nostro intuito tentare di separare finzione e realtà.

E allora, se resta molto aleatoria l'eventualità che Sonny Boy Williamson II abbia avuto l'occasione di suonare con Robert Johnson...

E' , invece, sicuro che fu proprio lui a portare in studio Elmore James, per quella che fu la prima versione del suo grande successo "Dust my Broom", ripreso appunto dall'originale di Robert Johnson.

Inutile dire che un personaggio così estroso diede il meglio del proprio istrionismo quando, dal 1963, ebbe l'occasione di girare l'Europa con l'American Folk Blues Festival.

Fu in quelle serate che, davanti a un pubblico ingenuo e adorante, Rice Miller poté sfoderare tutto il suo bagaglio di trucchi e gigionerie, contribuendo a creare in Europa quell'immagine romantica e patinata, che caratterizzò il Blues degli Anni '60.

A distanza di mezzo secolo, l'eredità di Rice Miller è passata attraverso generazioni di armonicisti, che hanno metabolizzato i suoi licks e il suo approccio ironico al Blues.

Oggi ve lo proponiamo in un paio di Video.

Il primo è "Nine Below Zero", in cui Sonny Boy racconta coma una donna abbia aspettato, per buttarlo fuori di casa per un altro uomo, che ci fossero ben 9 gradi sotto zero...

Naturalmente, il nostro eroe aveva dato a questa donna crudele il proprio amore, il proprio denaro... insomma, veramente tutto.

Il secondo è "Keep it to Yourself", in cui si può ammirare una memorabile entrata in scena di Sonny Boy Williamson.

Il personaggio era questo... prendere o lasciare!



domenica 1 febbraio 2015

E il Bambino fu Ingrato!

Nel Post precedente, vi abbiamo proposto il bel brano "The Blues had a Baby" e abbiamo accennato a pensieri non detti, che trapelano dal canto di Muddy Waters.

Il primo che ci pare di cogliere è che sì, il Blues ebbe un bambino, questo bambino fu chiamato Rock 'n' Roll, ma... si dimostrò un figlio molto ingrato.

Infatti, il Rock 'n' Roll -in particolare quando divenne la colonna sonora di adolescenti preoccupati da scuola, chewing gum e primi amorini- decretò di fatto la fine, o almeno un brusco arresto, della carriera di quei bluesmen, che sino allora erano stati al centro dell'attenzione.

Così, non solo Louis Jordan e tanti esponenti Rhythm & Blues passarono improvvisamente dalla vetta delle classifiche all'oscurità, ma anche molti cantori del Blues videro crollare la vendita di dischi e la richiesta di Serate.

Se alcuni, come il flemmatico Muddy Waters, seppero farsene una ragione e aspettarono tempi migliori, che si presentarono dopo circa un decennio, con il Blues Revival...

Altri considerarono la nuova situazione quasi come un affronto personale e accentuarono quei comportamenti autodistruttivi -come la recriminazione, l'alcol e la violenza- che li avrebbero portati a una fine prematura.

Vi abbiamo già raccontato, ad esempio, come il povero Little Walter morì a soli 38 anni, per i postumi di una botta presa durante una lite, ma ancora più desolante fu il periodo che precedette questa sua triste fine.

Al punto che, probabilmente, aveva ragione Muddy Waters, quando ebbe a dire che Little Walter era già morto dieci anni prima di morire...

Devastato dall'alcol, che lo rendeva sempre più inaffidabile, Little Walter aveva perso anche buona parte delle sue capacità artistiche e faticava non solo a lavorare, ma anche a tenersi una Band.

Erano, infatti, parecchi i musicisti che lo lasciavano, dopo averlo visto per l'ennesima volta brandire durante un alterco la pistola, con mano insicura e mente ancora più malferma.

Noi oggi ricordiamo Little Walter e tutti i Bluesmen che non riuscirono a sopravvivere artisticamente al Rock 'n' Roll, proponendovi la cerimonia con cui nel 2008 egli venne indotto nella Rock 'n' Roll Hall of Fame...

Con le commoventi parole di Ben Harper e l'esecuzione, da parte del leggendario James Cotton, dei due classici, a cui il nome di Little Walter è perennemente legato: "Juke" e "My Babe".

"To pass through Life
You have to pass through the Blues
And to pass through the Blues
You have to pass through Little Walter"

Ma non senza prima proporvi "Blue Midnight" del 1952, uno dei brani strumentali all'armonica più struggenti che noi conosciamo.



domenica 25 gennaio 2015

Il Blues ebbe un bambino e...

Il Blues, in modo più o meno esplicito, è alle radici di tutta la musica pop contemporanea.

Il suo giro armonico ormai consolidato, con quelle 12 battute rilanciate in continuazione da incalzanti turnaround...

Le sue note "strane", note blues appunto, a cui la scrittura occidentale assegna un posto ben definito, a metà tra una nota più alta e una più bassa, ma che in realtà sono "da qualche parte" in quello spazio sonoro, fluide e irriverenti verso ogni tentativo di localizzazione...

Il dar voce ai sentimenti più profondi dell'anima umana, così centrati sulla quotidianità, ma nello stesso tempo tesi verso dimensioni più elevate...

Quell'invocazione "Oh, Lord", proprio mentre il cantante pare essere schiacciato dal peso di un dolore individuale e collettivo, che non gli lascia tregua...

L'autoironia, quasi sempre presente -anche quando un uomo o una donna si presentano come l'ultimo dei derelitti-  e che li salva, rendendoli attivi in un mondo che li stava riducendo a poco più di una cosa senza valore...

Ecco, questi e altri elementi sono entrati direttamente nel Rock 'n' Roll e da lì hanno poi contaminato buona parte della musica successiva.

E allora, aveva ragione Muddy Waters, quando cantava che il Blues era rimasto gravido, aveva partorito un bambino e questo bambino era stato chiamato Rock 'n' Roll. 

Oggi vi proponiamo alcune delle strofe che solitamente egli cantava e una esibizione live del 1977 in Inghilterra, in cui -tra le righe- forse si possono leggere molti pensieri che Muddy Waters preferiva tenere per sé...

Well all you people, you know the Blues got a soul
This is a story, a story never been told
Well you know the Blues got pregnant
And they named the baby Rock 'n' Roll.

Muddy Water said it, you know the Blues got a soul
James Brown said it, you know the Blues got a soul   
Well the Blues had a baby
And they named it Rock 'n' Roll.

Ray Charles said it, you know the Blues got a soul
John Lee Hooker said it, you know the Blues got a soul   
Well the Blues had a baby
And they named it Rock 'n' Roll.

Otis Redding said it, you know the Blues got a soul
Queen Victoria said it, you know the Blues got a soul   
Well the Blues had a baby
And they named it Rock 'n' Roll.

domenica 18 gennaio 2015

L'Armonica di Little Walter

In un Post precedente, dedicato alle classifiche Rhythm & Blues nel 1952, vi abbiamo già parlato di "Juke" di Little Walter.

"Juke" non solo fu il primo disco di successo con l'armonica amplificata nella storia della musica dei Neri d'America, ma fu anche il primo e unico brano di un armonicista a giungere in vetta alle classifiche di vendita.

Certo, già prima altri armonicisti come Sonny Boy Williamson I (John Lee) avevano usato un microfono, ma lo avevano fatto semplicemente per aumentare il volume del proprio strumento e poter competere con altri strumenti della Band, in particolare la chitarra.

Little Walter fu, invece, il primo a utilizzare il microfono come estensione dell'armonica, creando timbri e distorsioni che non erano mai stati ancora tentati.

Il suo successo fu tale che da allora, per diverso tempo, le blues band che vollero lavorare a Chicago dovettero avere nel proprio organico anche un abile suonatore di armonica. Ma, probabilmente, nessuno raggiunse la pulizia e la capacità di trasmettere la propria energia interiore come Little Walter.

Dopo di lui, tra l'altro, l'armonica amplificata prese altre strade, spesso più muscolari.

Riascoltare "Juke" -e, più in generale, la discografia completa di Little Walter- significa così tornare a una Musica essenziale, da cui traspare l'anima di un Artista.

Per i più pigri, che non vogliono andare al nostro vecchio Post su "Juke", riproponiamo ancora una volta questo brano stupendo.

A tutti, poi, proponiamo un Video, con Little Walter che suona il suo "Little Walter's Jump", durante una tappa europea dell'American Folk Blues Festival del 1967.

L'ambiente asettico di un teatro è ben distante dai luoghi in cui Little Walter e altri Bluesmen si formarono, ma...

Anche in queste condizioni, la Musica è di ottimo livello!



 

mercoledì 14 gennaio 2015

Sun 286: "I've Got Love if you Want" di Warren Smith

"I've Got Love if you Want" di Warren Smith ha una storia particolarmente interessante.

Ma procediamo con ordine...

Abbiamo già visto numerosi esempi di Musicisti bianchi, che incisero nuove versioni di brani appartenenti al repertorio consolidato di qualche nero.

Non c'è, quindi, da stupirsi se Warren Smith, quando ritornò alla Sun Records per il suo quarto singolo, andò a ripescare "I've Got Love if you Want" di Slim Harpo, che aveva ascoltato alla radio, e di cui fornì una versione per molti versi originale.

Versione che, ancora una volta, testimonia il continuo intrecciarsi della Musica creata dai Bianchi e dai Neri.

Tra l'altro, furono propri brani come questo che traghettarono la tradizione dei boppers di origine Blues verso un pubblico nuovo, contribuendo così ad arricchire il genere Rockabilly.

Inoltre, è curioso che nella versione di Slim Harpo vi siano tratti di Rumba chiaramente percepibili, che andarono invece persi nell'esecuzione di Warren Smith, che a sua volta è caratterizzata da una forte irruenza,

"I've Got Love if you Want" è stata in seguito riproposta da molti musicisti e noi oggi vogliamo ricordare The Kinks, che la incisero nel 1964 e che in questo video sono ripresi dalle telecamere della BBC.

Come ben potete vedere e ascoltare,  in questa versione sono notevoli i due assoli di Ray Davies, che picchiano veramente duro e da soli già varrebbero l'ascolto del disco.

Infine, eccovi la versione suggestiva degli Excellos, che dimostrano come anche ai nostri giorni si possa mantenere la carica ipnotica dell'originale di Slim Harpo.

Un'interpretazione, questa, che allontana dalla pista i ballerini di coppia, ma -quando c'è il clima giusto- la riempe di amanti dei boppers più incalzanti.

Ma ritorniamo a Warren Smith e al suo singolo Sun #286...

Il disco -anche grazie alla flip side, la piacevole ballata Country "I Fell in Love"- aveva le carte in regola per divenire un successo, se non fosse stato che, per una di quelle incomprensibili scelte di Sam Phillips...

Uscì sugli scaffali negli stessi giorni di "Great Balls of Fire" di Jerry Lee Lewis che, ovviamente, lo uccise dal punto di vista commerciale.

E così, Warren Smith fu un'altro di quegli Artisti delusi e incattiviti dalla Sun Records, perché vide sfuggirsi un successo che sentiva a portata di mano e che, certamente, si meritava.





mercoledì 7 gennaio 2015

Sun 281: "Great Balls of Fire" di Jerry Lee Lewis

Subito dopo "Whole Lotta Shakin' Goin' On", che vi abbiamo presentato qui, ci occupiamo ancora di un brano di Jerry Lee Lewis per la Sun Records, destinato a divenire un classico del Rock 'n' Roll.

Abbiamo già visto come Sam Phillips fosse solito lasciar scorrere il registratore, mentre Jerry Lee ripercorreva il suo apparentemente inesauribile repertorio.

Però, nel caso di "Great Balls of Fire", le cose andarono differentemente, perché questo fu -in realtà- un tentativo studiato a tavolino, per sfondare nel mercato dei ragazzini, che stavano diventando una componente sempre più importante del panorama discografico.

Tra l'altro, Sam Phillips era stato scottato dal relativamente scarso successo che Carl Perkins e Johnny Cash avevano avuto con il loro secondo disco e così, questa volta, era intenzionato a non lasciare nulla al caso.

Subito dopo la sua apparizione allo Steve Allen Show, Jerry Lee Lewis era stato scritturato per "Disc Jockey Jamboree", uno di quei filmetti allora di moda, il cui unico obiettivo era stipare nel minor tempo possibile il maggior numero di interpreti e canzoni.

Il titolo "Great Balls of Fire" era stato proposto inizialmente a Carl Perkins, ma venne poi girato a Jerry Lee, che vi lavorò a lungo (almeno... per gli standard dell'epoca), ricercando più il sicuro effetto immediato che la complessità stilistica.

E così, tra l'altro, nel famoso assolo al piano, possiamo ascoltare prima quattro glissandi e poi la stessa nota, martellata per diverse battute.

Film e disco uscirono nel Novembre 1957 e, come era facile attendersi, entrambi ebbero grande successo.

Purtroppo, però, nel giro di poche settimane, Jerry Lee Lewis commise un suicidio mediatico, sposando Myra Gale, una cugina appena tredicenne.

Questa vicenda extramusicale provocò un grosso scandalo presso il pubblico americano ed europeo e, quindi, un blocco nella carriera di Jerry Lee, che durò almeno un decennio.

Ma avremo modo di parlarvi dei tentativi della Sun Records, per porre rimedio a questa catastrofe economica, nell'ultimo singolo di questa casa discografica che, tra non molto, vi presenteremo.

Per ora, gustiamoci l'energia travolgente di "Great Balls of Fire", sia nel 45 giri, sia nella versione cinematografica.

Tra l'altro, in questo film dedicato al da molti disprezzato Rock 'n' Roll, comparvero anche Count Basie e la sua Orchestra, che accompagnarono Joe Williams.

Eccovi, allora, anche il loro video, a testimonianza del fatto che l'unica differenza che per noi conta non è tra generi musicali diversi -per i quali schierarsi, in una parodia del tifo sportivo- ma tra musica bella o brutta...




lunedì 8 dicembre 2014

1950: "Young Girl" dei Flames e "Rival Blues" dei Rivals

Continuiamo a occuparci dei Gruppi Vocali nel 1950, con due altri brani corposi.

Il primo è "Young Girl" dei Flames.

Anche questo gruppo, come tanti altri, passò attraverso differenti formazioni e denominazioni, non sempre agevoli da seguire.

"Young Girl" venne pubblicato come flip side di "Please Tell me Now" e ora ve le presentiamo entrambe, per meglio mostrare l'ampio spettro di stili musicali, tipico dei Gruppi vocali.

Il secondo brano, invece, è "Rival Blues" dei Rivals.

Questo Gruppo si era formato nel 1946, ma il baritono Johnny Smith si era fatto le ossa addirittura nei Tent Shows con Gertrude "Ma" Raney!

Questo piccola vicenda biografica testimonia, ancora una volta, quanto sia stato complesso e variegato il lungo viaggio intrapreso dal Blues.

E di come sia del tutto fuorviante la lettura ideologica della storia della nostra Musica, che valorizza un mitico Blues originario e "puro", contrapposto al Rhythm & Blues, considerato un suo derivato contaminato ed esclusivamente commerciale.

Per noi, il Rhythm & Blues è la colonna sonora della Vita: a volte vi è troppo Blues e si è depressi...

Altre volte, vi è troppo Ritmo e si è agitati...

Ma quando Blues e Ritmo sono amalgamati, allora sì che vi può essere una vita consapevole e intensa!



domenica 30 novembre 2014

Sun 267: "Whole Lotta Shakin' Goin' On" di Jerry Lee Lewis

Che cosa si può dire di "Whole Lotta Shakin' Goin' On", che non sia già stato detto?

Dopo il suo esordio discografico -che vi abbiamo raccontato qui- Jerry Lee Lewis ritornò in sala d'incisione, per quello che sarebbe diventato un brano fondamentale non solo della sua carriera, ma di tutta la storia del Rock 'n' Roll.

Sam Phillips aveva capito che il modo giusto per ottenere il meglio da Jerry Lee consisteva nell'accendere l'apparecchio di registrazione e lasciare che il giovane cantante e pianista desse sfogo a tutta la propria esuberanza artistica e ormonale.

"Whole Lotta Shakin' Goin' On" era un brano già noto da tempo e noi oggi vi proponiamo le due notevoli e tra loro differenti versioni di Roy Hall e Big Maybelle, che amiamo particolarmente, ma...

E' fuori di dubbio che Jerry Lee Lewis portò linfa nuova a questo pezzo, che da allora è indissolubilmente legato al suo nome.

Infatti, la versione di Roy Hall tendeva verso il "Country" -qualunque cosa questo nome così generico possa significare- e Big Maybelle affondava le proprie radici nel Rhythm & Blues, mentre Jerry Lee Lewis seppe creare qualcosa di nuovo, a cui in seguito si ispireranno generazioni di cantanti rock 'n' roll e rockabilly.

In fondo, Jerry Lee non aveva bisogno di scrivere canzoni perché -come ben aveva compreso Sam Phillips- lui di fatto riscriveva ogni pezzo che interpretava, cambiando spesso il tempo, la velocità, la chiave, il fraseggio e a volte anche il testo.

O, come nel caso di "Whole Lotta Shakin' Goin' On", inserendo una parte parlata, quando si dimenticava le strofe originali...

Per le allusioni sessuali -e, forse ancor di più, per la carica erotica che tutto il brano lasciava trapelare- il disco venne proibito in diverse città e non poté essere trasmesso da alcune stazioni radiofoniche..

Comunque, a lanciare definitivamente "Whole Lotta Shakin' Goin' On" e Jerry Lee Lewis ci pensò una sua apparizione televisiva nell'estate del 1957 allo Steve Allen's Show, che potete trovare come ultimo video odierno.

Vi lasciamo immaginare l'impatto che questa performance poté avere sulle tranquille famigliole americane dell'epoca...






domenica 23 novembre 2014

Sun 265: "Sweet and Easy" e "Devil Doll" di Roy Orbison

Con il singolo #265 della Sun Records, Roy Orbison certamente spiazzò i propri fans, perché questo disco testimoniava in modo inequivocabile il fascino che su di lui esercitava il genere pop.

Infatti, "Sweet and Easy" -e ancor di più il retro "Devil Doll"- segnarono un momento decisivo di passaggio del giovane Roy verso generi più complessi, rispetto a quelli ormai consolidati negli studi di Sam Phillips.

Però forse, più che di transizione, si dovrebbe parlare di un emergere dei veri interessi musicali di questo cantante e chitarrista, a cui il Rock 'n' Roll -in particolare nella versione Rockabilly- andava certamente stretto.

Tra l'altro, per questo suo terzo sforzo discografico, Roy si portò in studio il gruppo vocale dei Roses che, come lui, provenivano dal Texas e questa aggiunta contribuì a dare un nuovo colore a entrambi i brani.

Durante la registrazione però, per problemi di royalties e di priorità dei rispettivi nomi sul disco, vi fu un litigio tra Roy Orbison e i suoi The Ten Kings, ragione per cui il disco poté essere portato a termine solo quando vennero chiamati in studio alcuni turnisti della Sun Records.

E, proprio per questa perdita della propria band, nei mesi successivi on the road  Roy dovette avvalersi di musicisti appartenenti ad altri gruppi, che spesso lo aiutarono non solo sul piano musicale, ma pure nel superare le difficoltà, che i suoi problemi visivi spesso  gli procuravano.

Come alcuni di questi musicisti in seguito raccontarono, anche durante queste serate Orbison -per quanto cercasse di entrare nei panni del cantante rock 'n' roll-  non poteva nascondere come in realtà la sua anima artistica fosse altrove.

Per di più, come abbiamo già detto nel Post precedente che gli abbiamo dedicato, Roy Orbison era insoddisfatto non solo del Rock 'n' Roll in generale, ma anche di tutta l'atmosfera e il modo di lavorare della Sun Records.

Anzi, successivamente si lamentò del fatto che, alla corte di Sam Phillips, egli dovesse non solo cantare, ma pure scrivere canzoni, arrangiarle e poi accompagnarle alla chitarra...

Però, con onestà, dovette anche riconoscere che fu proprio quella libertà un po' pasticciona che gli permise di trovare un proprio stile, coltivarlo e grazie a esso realizzarsi come artista.

Dopo qualche tempo, la Sun Record incise nuovamente "Sweet and Easy" e questa volta il brano venne affidato a Vernon Taylor, nella cui versione i tratti pop emergono ancora più chiaramente.

Come sempre, per un utile confronto, vi presentiamo anche questa successiva incisione, a testimonianza delle nuove tendenze che si andavano sviluppando nella Sun Records e di cui avremo ancora modo di parlarvi.



domenica 16 novembre 2014

Sun 261: "Matchbox" di Carl Perkins

"Matchbox" nella versione di Carl Perkins è ormai un classico Rock 'n' Roll e Rockabilly, ma in realtà affonda le proprie radici nel Blues.

Proprio per tale motivo, oggi iniziamo questo Post proponendovi la versione di Blind Lemon Jefferson, il Bluesman texano di cui ben poco si sa e la cui scomparsa nel Dicembre del '29 -forse durante una tempesta di neve a Chicago- contribuì a creargli un'aurea di mistero.

Amo particolarmente Blind Lemon perché -verso la fine degli Anni '50- i suoi Blues acustici furono tra i primi che ebbi la fortuna di ascoltare, grazie a un LP che mio padre era solito suonare.

Sebbene, ovviamente, la versione di Carl Perkins sia molto più brillante e incalzante e vi spicchi ancora una volta il piano di Jerry Lee Lewis, che certamente contribuì a mantenere incandescente il clima in sala di registrazione...

Tutto il fascino di questo brano è già nell'esecuzione del vecchio Blind Lemon Jefferson che, tra l'altro, possedeva una tecnica chitarristica non indifferente, per l'epoca in cui viveva.

Negli anni successivi, Matchbox visse di vita propria, entrando nel repertorio di moltissimi gruppi, ognuno dei quali contribuì a mantenere l'enigma e il senso di solitudine di questi versi:

Well I'm sitting here wondering, will a matchbox hold my clothes
Well I'm sitting here wondering, will a matchbox hold my clothes
I ain't got no matches, but I got a long way to go.
I'm an ol' poor boy and a long way from home
I'm an ol' poor boy and a long way from home
Guess I'll never be happy, everything I do is wrong, yeah!

Oltre alle versioni di Blind Lemon e di Carl Perkins, noi ve ne proponiamo una dei Beatles, che erano grandi ammiratori di Carl Perkins, e...

Un'altra dei nostri amici Adels + Howlin' Lou and The Whip Lovers, che con la loro carica testimoniano come questo brano sul palco possa divenire vera dinamite!





domenica 9 novembre 2014

Sun 260: "Flyin' Saucer Rock 'n' Roll" e "I Want You Baby" di Billy Riley

Ritroviamo ancora una volta Billy Riley, che vi abbiamo già presentato in due Post dedicati rispettivamente a "Red Hot" e "Rock with me Baby".

I due brani di oggi, pubblicati nel singolo Sun 260, "Flyin' Saucer Rock 'n' Roll" e "I Want You Baby", sono entrambi molto accattivanti, anche se il primo -divenuto una sorta di Inno Rockabilly- ha certamente rubato la scena al secondo.

Sebbene in esso vi sia anche la presenza al piano di Jerry Lee Lewis, sono la chitarra e forse ancor di più la batteria a farla da padrone, in particolare durante l'apertura e la chiusura del brano.

E pure il testo di questo pezzo è divertente, con la descrizione dell'atterraggio di un'astronave, da cui spuntano strani esseri verdi.

Anch'essi, comunque, fans scatenati del Rock 'n' Roll!

"Well the little green men, they were real hep cats
Rockin' and a-rollin' to the crazy flats
They bought out a sax and they started to blow
They brought out the drums and they started to roll!"

Come abbiamo visto con "Ubangi Stomp", anche in questo caso il messaggio è inequivocabile: il Rock 'n' Roll è talmente universale, che scatena non solo -come nel testo di Warren Smith- Pellerossa e Africani, ma ora anche i Marziani.

Comunque, nemmeno questo pezzo riuscì ad appianare il rapporto turbolento e ambivalente che Riley aveva con Sam Phillips -esacerbato, tra l'altro, dalla gelosia per il successo di Jerry Lee Lewis- e così si giunse a un secondo divorzio, che però...

Non gli impedì di tornare nel 1969 alla Sun International, forse anche perché questa era ormai di fatto un'altra casa discografica, rispetto alla creatura storica di Sam Phillips..

Per darvi un'idea dell'evoluzione che questo pezzo ha vissuto con il passare del tempo, vi presentiamo anche una recentissima esecuzione di Antonio Sorgentone che -pur nelle differenze- ha mantenuto la carica originaria.

Tra l'altro, come si può vedere, "Flyin' Saucer Rock 'n' Roll" si presta molto bene come brano finale di un concerto, con cui fare spettacolo, presentare i membri della Band e lasciare un forte ricordo nel pubblico!




domenica 2 novembre 2014

Sun 259: "Crazy Arms" e "End of the Road" di Jerry Lee Lewis

Quando Jerry Lee Lewis bussò alla porta della Sun Records, aveva alle spalle 21 anni, due matrimoni, un arresto e forti, seppur confuse, aspirazioni religiose.

C'era una cosa, però, che gli riusciva bene: picchiare sugli 88 tasti di un piano e dare sfogo, nel canto, a tutta la propria irrequietezza.

Inevitabile, date queste premesse, che si accendesse una lampadina nella mente di Sam Phillips, che forse si immedesimava nella folle carica, da cui Jerry Lee sembrava spinto.

"Crazy Arms" venne registrata mentre Sam Phillips si trovava in Florida, per la sua prima vacanza, dopo tanti anni di duro lavoro.

Al suo ritorno, gli venne fatta ascoltare la registrazione di Jerry Lee e Sam Phillips, che da qualche tempo pensava a nuovi timbri -oltre a quello della chitarra, ormai imperante nel suo Studio- rimase subito colpito dal suono del piano che, con il solo accompagnamento della batteria e di un contrabbasso praticamente impossibile da udire, risaltava particolarmente incisivo.

Jerry Lee ritornò negli studi della Sun Records per la registrazione della flip side e questa volta la scelta cadde su "End of the Road", un motivo che era già in circolazione da tempo, ma che il giovane Lewis rielaborò da par suo.

Questo singolo -pur non scalando le classifiche- vendette comunque discretamente e ciò permise a Jerry Lee Lewis di iniziare un ciclo di Serate, che culminarono con il Big D Jamboree di Dallas.

E fu proprio durante questo periodo on the road, che Jerry Lee iniziò a creare quel suo personaggio on stage, che lo avrebbe reso immediatamente riconoscibile nei decenni successivi.

Ecco, ad esempio, una versione di "End of the Road" di molti anni successiva, in cui The Killer è ancora in grande forma!

Noi abbiamo avuto la fortuna di vederlo dal vivo al Summer Jamboree del 2007 e ricordiamo con entusiasmo la grande energia che pur sempre emanava da quel corpo, provato dagli anni e... da qualche eccesso!




domenica 26 ottobre 2014

Sun 255: "Ten Cats Down" e "Finders Keepers" di The Miller Sisters

La storia della Sun Records è anche la storia di tanti Artisti che avrebbero potuto sfondare e, invece, rimasero al palo.

Fu questo il caso, ad esempio, delle Miller Sisters, che -nonostante possedessero buone doti canore- non riuscirono ad avere il successo che si sarebbero meritate e così -dopo alcune incisioni sfortunate- ritornarono da Sam Phillips solo come coriste per altri cantanti.

"Ten Cats Down" -il primo pezzo che vi presentiamo oggi- è un bel rock 'n' roll, particolarmente brillante, mentre "Finders Keepers"  è una struggente ballata ma, purtroppo, nessuno dei due riuscì a suscitare interesse, oltre il limitato mercato locale.

E questo fu uno dei crucci di Sam Phillips, che alle due cantanti -in realtà non sorelle, ma cognate- aveva creduto e nel cui successo fortemente confidava.

Complessivamente, tra il 1955 e il '57 le Miller Sisters parteciparono a cinque sedute di registrazione per la Sun Records e incisero tredici pezzi con il proprio nome, tra i quali venne scelto il materiale per tre singoli.

Jo e Millie in seguito si separarono e si persero di vista per decenni, ma -grazie all'interessamento della Bear Family e alla complicità di alcune loro figlie- nel 2013 riuscirono finalmente a ritrovarsi.

E non in un luogo qualunque, ma...

In una cerimonia ufficiale alla Rock 'n' Roll Hall of Fame!

Durante la quale, ricevettero un meritato riconoscimento per il loro ruolo di Artiste della Sun Records!




domenica 19 ottobre 2014

Sun 250: "Ubangi Stomp" di Warren Smith

E' interessante il lavoro di preparazione di questo Blog, perché ci permette non solo di rivisitare alcuni brani storici, ma anche di rivivere il clima in cui essi vennero registrati.

In particolare, buona parte dei pezzi usciti per la serie 250 della Sun Records furono incisioni di artisti che nei mesi precedenti avevano debuttato alla corte di Sam Phillips con buon successo e che ora si trovavano alla loro seconda o terza prova.

Ad esempio, vi abbiamo già parlato di Warren Smith e della sua vita disastrata, in un post dedicato a "Rock 'n' Roll Ruby".

Warren ritornò al 706 di Union Ave. per incidere un brano che oggi verrebbe forse bollato come politicamente scorretto, per come propone alcuni stereotipi sugli Africani, ipotizzando una lingua comune tra essi e gli Indiani d'America, ma...

In realtà, a noi Ubangi Stomp pare un canto d'amore un po' ingenuo per una cultura diversa e godereccia, che un marinaio giramondo decide di abbracciare.

E così, mentre la nave salpa, questo marinaio continua a lasciarsi trascinare dal ritmo festaiolo a cui si era abbandonato

"Then the captain said son, we gotta go
I said that's all right, you go right ahead
I'm gonna Ubangi Stomp 'till I roll over dead."

Tra l'altro, voler vedere contenuti razzisti in un disco uscito presso la Sun Records -l'etichetta che probabilmente, con la Chess, più contribuì a far conoscere tra i bianchi la Musica una volta catalogata come "race"- ci sembra leggermente esagerato.

Certo, erano tempi diversi e il razzismo a metà degli Anni '50 dilagava negli Stati del Sud e molti musicisti bianchi ne avvertivano il fascino, ma le sue manifestazioni peggiori vanno ricercate altrove e non in una simpatica canzoncina, il cui ritmo ancor oggi mette allegria e voglia di muoversi.

In un mondo ormai disumanizzato, forse a tutti farebbe bene un pizzico di Ubangi Stomp, vissuto con Ubangi Style!

"Well I looked up the chief, he invited me in
He said, a heep big jam session's 'bout to begin
He handed me a tom-tom, I picked up that beat
That crazy thing sent shivers to my feet
I rocked and I rolled and I skipped with a smile
I done the Ubangy Stomp, Ubangy Style"

Per gli appassionati degli sviluppi successivi della musica Rockabilly, aggiungiamo una versione Live da parte degli Stray Cats, che testimonia l'importanza che questo brano ha avuto anche dopo la morte di Warren Smith.



domenica 12 ottobre 2014

Sun 247: "Read Headed Woman" e "We Wanna Boogie" di Sonny Burgess

E' impressionante costatare come, nel giro di pochi mesi del 1956, passarono nella sala di registrazione della Sun Records alcuni tra i maggiori esponenti della musica rock 'n' roll e rockabilly.

Oggi vi presentiamo il debutto discografico di Sonny Burgess, un artista bianco di grande energia.

Infatti, durante l'ascolto di "Read Headed Woman" e "We Wanna Boogie" è impossibile restare fermi e si viene coinvolti nella sarabanda che Sonny e i suoi ragazzi riescono a mettere in piedi.

A differenza di altri Musicisti transitati per la Sun Records, Sonny Burgess non ebbe come amore iniziale il Country, bensì il Rhythm & Blues.

E influssi R&B sono facilmente ritrovabili in questo suo esordio, in cui a volte la voce pare prendere il timbro di un sax tenore e conta più per il suo suono, che per le parole pronunciate.

A un certo momento, sembrò che Sonny Burgess fosse sul punto di sfondare nel mercato discografico, ma quando egli si rese conto dei propri limiti -almeno sul piano commerciale- non se la prese più di tanto e iniziò una nuova professione come venditore.

Anche questa è una particolarità del simpatico Sonny, che nei suoi brani cantò una vita wild, ma nella realtà trascorse una tranquilla esistenza, nella sicurezza della propria famiglia.

Con il ritorno dell'interesse per la musica rockabilly, Sonny Burgess ha ricominciato a calcare le scene e -dopo aver avuto diversi e importanti riconoscimenti- è ancora attivo nel panorama contemporaneo.

Una testimonianza positiva delle soddisfazioni che, anche in tarda età. può avere un Musicista che in gioventù non sia caduto nella trappola dell'autodistruzione.

domenica 5 ottobre 2014

Sun 245: "Trouble Bound" e "Rock with me Baby" di Billy Riley

Vi abbiamo già parlato qui di Billy Riley, quando vi abbiamo proposto la sua versione di "Red Hot" del 1957 e vi abbiamo raccontato alcune sue traversie umane e professionali.

Oggi torniamo indietro di qualche mese -al Maggio del '56- e vi presentiamo "Trouble Bound" e "Rock with me Baby".

"Trouble Bound" -inciso presso lo WMPS Studio- impressionò particolarmente Sam Phillips, al punto che a Billy Riley venne chiesto di registrare velocemente la flip side "Rock with me Baby".

Billy Riley divenne in seguito famoso per la sua versatilità e per il sapersi adeguare in sala d'incisione, come turnista,  a differenti generi musicali e...

Questa sua capacità già risulta evidente nel suo destreggiarsi tra due brani dalle caratteristiche differenti, che possiamo trovare in questo suo disco d'esordio.

Infatti, "Trouble Bound" è un Blues per certi versi ipnotico, cui batteria e chitarra acustica forniscono una particolare base ritmica, mentre...

"Rock with me Baby" è un tipico pezzo Rockabilly, che -per ritmo, fraseggio della chitarra e testo- contiene molti aspetti tipici del vocabolario di  questo genere

Anche nel caso di Billy Riley, come di tanti altri Musicisti transitati per la Sun Records, a noi resta la tristezza, nel vedere come una forte vitalità prese strade autodistruttive...

Che impedirono quei risultati positivi, sul piano personale e musicale, a cui questo mezzosangue indiano avrebbe potuto ambire.


domenica 28 settembre 2014

Sun 243: "Boppin' the Blues" di Carl Perkins

Non è facile comprendere profondamente l'impatto che a metà degli Anni '50 ebbero dischi che oggi sono da tutti conosciuti e che...

Se proposti durante un Dj Set, vengono magari considerati "scontati" e poco interessanti, da chi valuta il valore di un pezzo solo in base alla sua rarità.

Ma, secondo noi, anche i pezzi più famosi della Sun Records, che vi stiamo presentando in questa sezione di "Frammenti Rock 'n' Roll", non sono scontati. Anzi...

Sono la nostra Storia!

Ad esempio, quando nel 1956 uscì questo Sun 243, i critici musicali non seppero come catalogarlo, perché...

Si rendevano conto che la categoria "Hillbilly Bop" gli andava stretta.

Infatti, "Boppin' the Blues" e "All Mama's Children" sono certamente Hillbilly e sono certamente Bopper, ma...

Sono anche molto di più!

Sono quel suono nuovo, che in seguito sarebbe stato conosciuto come Rockabilly e che -unito ad altri pezzi che stavano uscendo in quelle settimane- era semplicemente il suono dominante a Memphis.

Oltre al suono, anche il testo di "Boppin' the Blues" è interessante, con quell'immagine della Musica come malattia infettiva, da cui non è possibile liberarsi.

Ma questa Musica -secondo Carl Perkins- è anche terapia, se è vero che viene consigliata persino dal Dottore...

"Well, the doctor told me, Carl you don't need no pills
Yes, the doctor told me, boy you don't need no pills
Just a handful of nickels, the juke box will cure your ills"

Sebbene il disco non vendette come "Blue Suede Shoes" (che vi abbiamo presentato qui), raggiunse comunque la posizione #9 della classifica Country e apparve in più riprese nella classifica Pop e, dunque...

Fu, in ogni caso, un buon successo, che contribuì a consolidare la fama di Carl Perkins.


domenica 21 settembre 2014

Sun 242: "Ooby Dooby" e "Go, Go, Go" di Roy Orbison

Molti conoscono Roy Orbison come cantante di ballate e per il famoso brano, che ispirò la colonna sonora del film "Pretty Woman", ma...

In realtà, Roy iniziò la sua carriera come rocker e chitarrista elettrico.

Anzi -sebbene in seguito non si sia mostrato affettivamente e stilisticamente legato al suo passato- questo debutto con la Sun Records divenne una pietra miliare del Rock 'n' Roll e un punto di riferimento fondamentale per cantanti e chitarristi rockabilly.

Certamente dotato sul piano musicale, questo cantante texano a 8 anni aveva già il suo programma radiofonico e a 10 era in grado di guadagnarsi qualche soldino, con le prime gig durante Medicine Show locali.

Tra tante vite sregolate che hanno costellato la storia del Rock 'n' Roll, il nostro Roy Orbison rappresentò certo un'eccezione, anzi...

Nell'eventualità che le cose non si mettessero  per il verso giusto in campo artistico, seguì con un discreto successo anche un percorso scolastico.

Comunque, "Ooby Dooby" andò bene e raggiunse velocemente le 200.000 copie vendute, arrivando alla 59a posizione nella classifica di Billboard.

Il che permise a Roy Orbison la prima Cadillac d'ordinanza!

Purtroppo per lui, però, i dischi successivi incisi per la Sun Records non andarono altrettanto bene e -deluso dal modo in cui Sam Phillips stava gestendo la sua carriera e sentendosi intrappolato negli stilemi rock 'n' roll- Roy Orbison prese altre direzioni.

Non prima, però, di aver registrato qualche altro pezzo per noi interessante, che vi presenteremo in un prossimo post.

Per ora, ci limitiamo al suo disco di esordio e -per rispolverare la memoria- alla sua versione originale di "Pretty Woman".



domenica 14 settembre 2014

Sun 239: "Rock 'n' Roll Ruby" e "I'd rather Be Safe Than Sorry" di Warren Smith

Il disco di Warren Smith che vi presentiamo oggi -il numero 239 della Sun Records- ci è particolarmente caro.

In esso, Sam Phillips segue la pratica ormai consolidata di abbinare un brano Rock 'n' Roll brillante a un pezzo hillbilly, dalle caratteristiche più nostalgiche.

Infatti, nel Febbraio del 1956, il fondatore della Sun Records non era ancora certo che il Rock 'n' Roll non fosse solo una moda passeggera e così decise di non rischiare troppo, ma di puntare con la flip side su un mercato più consolidato e sicuro.

"Rock 'n' Roll Ruby", comunque, vendette subito bene, anzi, addirittura meglio dei dischi con cui avevano debuttato Elvis Presley, Johnny Cash o Carl Perkins.

Così -pur non arrivando alle classifiche nazionali- Warren Smith poté ben presto incassare un assegno di 1.600 dollari, che per l'epoca rappresentava certamente una bella sommetta.

Come a volte succede in questi casi, vi furono contrasti e polemiche con The Snearly Ranch Boys, la band che aveva sostenuto e accompagnato Warren Smith nel suo debutto discografico e che non accettò volentieri di essere estromessa, quando "Rock 'n' Roll Ruby" iniziò ad avere successo...

Negli Anni '60, Warren si trovò coinvolto nella solita e monotona dipendenza da pillole, alcol e droga, che certo non contribuì a rilanciare la sua carriera.

Addirittura, dopo una rapina in una farmacia, dovette scontare una pena di 18 mesi nella prigione di stato dell'Alabama, un luogo probabilmente non tra i più ospitali...

In seguito, riuscì ad avere un rilancio con il Revival Rockabilly della fine Anni '70, che lo portò a effettuare alcune tournée in Europa.

Però, questo suo periodo fortunato durò poco, perché nel 1980 -a soli 47 anni- morì per un attacco di cuore, forse causato anche da una vita sregolata.

Comunque, ci occuperemo ancora di Warren Smith, quando vi presenteremo "Ubangi Stomp", un altro pezzo che amiamo molto.

Ma, per ora, eccovi "Rock 'n' Roll Ruby" e "I'd Rather Be Safe Than Sorry"!


domenica 7 settembre 2014

Sun 234: "Blue Suede Shoes" di Carl Perkins

Dopo il Post precedente, dedicato all'esordio discografico di Carl Perkins, continuiamo a occuparci di colui che -con qualche ragione- è stato definito il Padre del Rockabilly, presentandovi il suo successo principale.

"Blues Suede Shoes" fu il primo pezzo ad avere tratti Country, Rhythm & Blues e Pop e... a sfondare in tutte e tre le Classifiche.

Nell'autunno del 1955, Johnny Cash suggerì a Carl Perkins di scrivere un brano a partire dalla frase "Don't step on my blue suede shoes", che Cash aveva udito durante il suo servizio militare, mentre era in coda alla mensa.

Dopo qualche  tempo, durante una serata, Carl Perkins vide un ballerino che cercava di tenere lontana la sua ragazza dalle preziose blue suede shoes, ripensò al suggerimento ricevuto da Johnny Cash e alle 3 di notte... si svegliò con l'embrione della canzone in testa.

Afferrò un pezzo di carta -c'è chi dice fosse un fazzolettino, chi un sacchetto delle patate...- e scrisse il testo, destinato a vendere milioni di dischi!

Sam Phillips, che aveva da poco ceduto Elvis alla RCA, era incerto sul futuro dell'Hillbilly Bop, però decise di dare ancora spazio a Carl Perkins, fornendogli anche qualche suggerimento, per rendere il testo più accattivante e adatto a un pubblico non solo rurale.

E così, il 1 Gennaio 1956 iniziò la distribuzione di "Blue Suede Shoes", che ebbe subito un buon riscontro di recensioni, passaggi alla radio e, quindi, di vendite, al punto che...

Ben presto, iniziarono anche le cover.

La prima fu probabilmente la versione Western Swing di Pee Wee King, che a noi piace particolarmente e che, quindi, vi presentiamo con grande piacere.

La più famosa, però, fu ovviamente la versione di Elvis, che vi proponiamo in una famosa versione live.

Purtroppo, il 21 marzo del 1956, mentre "Blue Suede Shoes" veniva venduta a un ritmo di ventimila copie al giorno, Carl Perkins fu vittima di un grave incidente stradale, che in parte compromise la sua carriera futura.

Comunque, le innovazioni di questo brano e in particolare lo Slap Bass, che gli fornisce un forte impulso, erano destinati a dare una svolta particolare alla Musica americana e a gettare le basi per quel genere che da lì a pochi mesi sarebbe stato conosciuto come Rockabilly.




lunedì 1 settembre 2014

Sun 224: "Let the Jukebox Keep on Playing" e "Gone, Gone, Gone" di Carl Perkins

Ai nostri giorni, Carl Perkins è famoso per un pezzo come "Blue Suede Shoes" e per la musica Rockabilly che ha contribuito a creare, però le sue radici sono nell'Hillbilly, come è  ben testimoniato dal suo debutto discografico con Sam Phillips, che oggi vi presentiamo.

Infatti, in questo Sun 224 "Let the Jukebox Keep on Playing"  e "Gone, Gone, Gone" possiamo sentire chiaramente i suoni degli Honky Tonk di campagna, da cui Carl Perkins proveniva.

In particolare, queste radici rurali si possono individuare nel primo pezzo, mentre per intuire gli sviluppi della Musica successiva di Carl Perkins è, forse, più interessante il retro "Gone, Gone, Gone"...

Un simpatico bopper, in cui si ritrovano tratti, che poi diventeranno canonici nel Rockabilly.

Quindi, tutto sommato, questo è un disco stimolante non tanto per ciò che ha da offrire, quanto come testimonianza delle radici da cui è nato il Rockabilly e degli sviluppi che questo genere avrebbe avuto in seguito.

Inoltre, esso ci permette di fare una considerazione, secondo noi particolarmente importante.

Oggi, infatti, il Rockabilly è spesso caratterizzato da velocità, volumi e immagini esasperate, che però risentono più del suo Revival negli Anni '80 -e della contaminazione con il Punk- che non della Musica e dell'ambiente degli Anni '50.

Ascoltare questo primo disco di Carl Perkins può, quindi, aiutarci a comprendere le radici del Rockabilly, con i suoi tratti fortemente rurali e moderati...

In cui giocavano un ruolo preponderante più le square dance, che non certi estremismi musicali e certe icone, a cui il Rockabilly è stato in seguito associato.